Come funzionava il giro di tangenti all’ombra del nuovo stadio della Roma

Tra i 9 arrestati l'imprenditore Parnasi e il presidente di Acea Luca Lanzalone
Il costruttore Luca Parnasi in Campidoglio per un incontro con la sindaca Virginia Raggi sul progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle
Il costruttore Luca Parnasi in Campidoglio per un incontro con la sindaca Virginia Raggi sul progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Roma nei confronti di 9 persone concernente un’associazione per delinquere «finalizzata – recita una nota – alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica Amministrazione, nell’ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della A.S. Roma calcio». Sono stati arrestati: l’imprenditore Luca Parnasi, ai domiciliari; l’attuale presidente Acea Luca Lanzalone in quota M5s, il vicepresidente del consiglio regionale Adriano Palozzi (FI), l’ex assessore regionale all’urbanistica Michele Civita (Pd). Indagati anche il capogruppo M5s al Campidoglio, Paolo Ferrara, poi l’omologo di Forza Italia Davide Bordoni e Mauro Vaglio, presidente dell’ordine degli avvocati di Roma, candidato non eletto per i 5 stelle al Senato. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha detto che con le varie attività corruttive non c’entrano la società e la sindaca Virginia Raggi. L’imprenditore Luca Parnasi è ritenuto il principale «operatore corruttivo», secondo gli inquirenti della Procura di Roma. L’imprenditore finito in carcere per l’inchiesta sul nuovo stadio della Roma avrebbe promesso contanti, versato soldi, creato in concorso fatture per operazioni inesistenti, dato e fatto immaginare assunzioni, consulenze. Il metodo delle mazzette era una sorta di «asset di impresa», continua una fonte vicina al fascicolo d’inchiesta.

Uno dei fatti enumerati dal giudice Tomaselli nell’ordinanza riguarda quanto Parnasi aveva promesso a Luca Lanzalone in merito a consulenze per il suo studio legale, pari a circa 100 mila euro. Inoltre aveva garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma. Per l’ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, in cambio dell’asservimento della sua funzione il gruppo Parnasi aveva promesso l’assunzione del figlio in una delle società. Per l’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale, Adriano Palozzi, Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. L’attuale capogruppo M5S, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia. Tra gli indagati anche l’ingegnere Daniele Leoni dell’ufficio permessi a costruire del dipartimento programmazione e organizzazione di Roma Capitale.

«Adesso non mi costa molto… Una volta non hai idea». Così Luca Parnasi dice in una intercettazione ambientale riportata nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi nell’ambito dell’inchiesta sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. La conversazione tra l’imprenditore ed un suo collaboratore è stata citata oggi dagli inquirenti nel corso di un incontro con la stampa. La chiaccherata sarebbe indice – sempre secondo chi indaga – di una corruzione pulviscolare. «Chi stava lavorando alla costruzione dello stadio della Roma lo conosco, è una persona perbene, ora è nelle patrie galere. Spero possa dimostrare la sua innocenza», ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. «È una vicenda inquietante, mi pare che dal punto di vista dell’amministrazione capitolina sia una vicenda pesantissima». Lo ha detto il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina.

Appena ieri erano stati pubblicati una nota e un video della sindaca di Roma Virginia Raggi, che annunciava ai romani che entro 30 giorni il Campidoglio avrebbe risposto alle 31 osservazioni arrivate al progetto dello Stadio dell’As Roma a Tor di Valle. Assolta l’incombenza, sarebbe arrivata entro luglio all’Assemblea capitolina la Delibera contenente la variante Urbanistica e i dettagli del progetto. A quanto si apprende, però, l’amministrazione capitolina sarebbe pronta a sospendere l’arrivo della delibera in Aula fino a che gli inquirenti non faranno piena luce sulla vicenda.