12 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Corruzione

Metro C Roma, truffa da 320 milioni, falso e corruzione: indagato anche Alemanno

Gli inquirenti della Procura di Roma hanno chiuso le indagini e depositato gli atti nei confronti di 25 persone, indagate a vario titolo

Lavori della Metro C in via dei Fori Imperiali, davanti al Colosseo
Lavori della Metro C in via dei Fori Imperiali, davanti al Colosseo ANSA

ROMA - Gli inquirenti della Procura di Roma hanno chiuso le indagini e depositato gli atti nei confronti di 25 persone, indagate a vario titolo per truffa e corruzione in relazione alla costruzione della Metro C. Rischiano di finire sotto processo, tra gli altri, l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’ex assessore alla mobilità Antonello Aurigemma; l’ex assessore alla mobilità Guido Improta (giunta di Ignazio Marino) e l’ex dirigente del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza. Le verifiche investigative sono state seguite dal pm Erminio Amelio e gli accertamenti, invece, sono stati coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

320 mlioni di danni allo Stato
L’avvio delle indagini risulta connesso ad una nota del collegio sindacale del 2013. L'attenzione si sarebbe potuta allargare anche agli anni precedenti, però molti dei fatti erano già prescritti quando i magistrati di piazzale Clodio sono stati interessati del caso. Complessivamente il raggiro ai danni dello Stato riguarda una cifra vicina ai 320 milioni di euro.

I due episodi incriminati
Nell’inchiesta sulla Metro C agli indagati viene contestato il reato di concorso in truffa aggravata ai danni di enti pubblici in relazione a due episodi ritenuti illeciti. Uno attiene l’accordo transattivo del 6 settembre del 2011, in cui sarebbe stato indotto in errore il Cipe, oltre allo Stato, alla Regione Lazio e al Comune, su un pagamento di 230 milioni di euro, somma che sarebbe stata «non dovuta». Il secondo episodio finito sotto la lente di chi indaga risale al novembre 2013, ed altri 90 milioni di euro che sarebbero dovuti andare a Metro C, quale tranche per la prima fase funzionale dei lavori, anche in questo caso finanziamenti non dovuti perché frutto di un precedente accordo illecito (accordo transattivo). A completare il quadro della ‘stangata’ ci sono diversi episodi di corruzione, con assunzione di figli e parenti vari nella migliore tradizione degli appalti, non solo romani.