7 marzo 2021
Aggiornato 03:00
Immigrazione

Salvini: «Ecco perché in sede Ue diremo no alla riforma dell'asilo politico»

Il Ministro dell'Interno: «Italiani come condomini che pagano più degli altri, diremo no»

ROMA - «Che l’Italia sia stata lasciata da sola» dall’Europa sulla questione migranti «è chiaro ed evidente». Matteo Salvini in una intervista alla trasmissione «Non Stop News» su Rtl 102.5 replica indirettamente a Angela Merkel e a Jean Claude Juncker, che quasi in contemporanea hanno denuciato le difficoltà del Belpaese nella gestione dei flussi migratori. Parole di convenienza, strategiche, senza dubbio, ma che restituiscono una realtà più che mai vera. «Dobbiamo vedere i fatti» dice il leader del Carroccio: domani ci sarà l’«ennesima» riunione a Bruxelles sull’immigrazione - il Consiglio Affari interni sulla riformare del sistema europeo comune di asilo - e lui non sarà presente perché sarà a Roma per votare la fiducia al governo, "ma ci sarà la nostra delegazione per dire no" assicura Salvini, «perché l’Europa qualche mese fa ci ha promesso aiuto, su immigrazione e asilo politico, ma invece il documento in discussione domani penalizzerebbe l’Italia e altri Paesi mediterranei a favore dei Paesi del Nord e del’Est Europa».

Italiani come condomini che pagano più degli altri
«Lavoreremo con il ministro degli Esteri e delle Politiche Comunitarie - ha proseguito - per sensibilizzare i nostri vicini, perché altrimenti assomigliamo a un condomino strano dove gli italiani pagano di più degli altri condomini, ma non hanno gli stessi servizi degli altri». Non è più tempo di fare inutili parole, bisogna agire: "Le parole non bastano più: occorre un intervento economico e giuridico, l’Italia non può essere trasformata in un campo profughi a nome e per conto del’Europa», ha continuato il leader della Lega.

Ridurre tempi e costi
E ribadisce le parole di ieri: «Sull’immigrazione c’è tanto da fare: ci sono accordi di riammissione con alcuni Paesi, con altri non ce ne sono, alcuni invece non li rispettano. Non ci sono bacchette magiche: occorre lavorare sulla riduzione dei costi, perché non è possibile che l’Italia sia il Paese europeo che paga di più coloro che soggiornano qua e fanno domanda di asilo politico: occorre lavorare sui tempi perché non è ammissibile che ci si mettono due anni e mezzo dallo sbarco alla chiusura della pratica di asilo politico. Lo status di rifugiato viene concesso a 6 immigrati su 100, lo dicono le statistiche», ha concluso.