13 dicembre 2019
Aggiornato 21:30

Di Maio riapre, Salvini lo bacchetta: non siamo al mercato. E nega qualunque retroscena

Nessun piano, nessuna strategia, cerca di convincere Salvini. E a Di Maio ricorda che non siamo al mercato

Il leader della Lega Matteo Salvini a Massa Carrara
Il leader della Lega Matteo Salvini a Massa Carrara ANSA

PISA - La riapertura di Di Maio? "Non siamo al mercato ed è anche una questione di dignità». Matteo Salvini non usa elaborate iperboli per mandare un segnale chiaro al suo quasi ex alleato. "Abbiamo provato a fare un governo con il centrodestra e poi con i Cinque stelle, ci hanno sempre detto no. Non svendiamo l'Italia». Il leader della Lega, da Massa Carrara, mette nero su bianco la sua posizione, spiegando ai tanti commentatori che gli chiedono di fare un "gesto nobile" chiedendo aiuto al Pd che non farà mai un governo con Renzi e con il Pd. "Qualcuno pensava che io mi fermassi a Roma, perché sono ore di incontri, di ascolto, di proposte, vai tu va lui, ritiro, cambiamento, ma la vita è molto più semplice di come qualche giornalista la dipinge, non ci sono tanti retroscena». Nessun piano, nessuna strategia, cerca di convincere Salvini, che portasse di nuovo al voto, possibilmente il prima possibile e più forte di prima, ma senza Di Maio al seguito.

Tante le "rinunce" della Lega
Il leader del Carroccio ha anche ricostruito le vicende politiche delle ultime settimane, a partire dal 4 marzo, quando "gli italiani hanno votato e la Lega ha preso una valanga di voti». Salvini ha voluto sottolineare le "rinunce" fatte dalla Lega nelle nomine dei presidenti delle Camere, poi ha ricordato i passaggi delle consultazioni: "Siamo andati dal presidente della Repubblica a dirgli 'ci dia l'incarico per far partire un governo di centrodestra", no. Allora poi abbiamo riprovato, ci siamo seduti al tavolo coi 5 stelle, non per due giorni ma per tre settimane, alla fine è stato un lavoro positivo, ho trovato gente che non conoscevo seria e con la voglia di costruire. Avevamo costruito un progetto di Italia che prevedeva il superamento della legge Fornero, la pace fiscale, il sacrosanto diritto alla legittima difesa in casa propria, la riforma della scuola, un diritto alla salute che passa attraverso l'apertura degli ospedali e non la chiusura come fa la sinistra".

Una proposta di legge per l'elezione diretta del capo dello Stato
E poi di nuovo lo stallo. "Io - ha detto Salvini in conclusione del suo comizio - non mi arrendo, ci hanno detto no una, due, tre, quattro volte, non potranno dirci di no all'infinito. L'unica cosa cui non rinuncio è la lealtà, la dignità e la parola data agli italiani». Quindi chiama tutti a raccolta in piazza sabato e domenica per raccogliere le firme a favore dell'elezione diretta del Capo dello Stato.