2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
Governo

Il governo pentaleghista spaventa anche la Cei. Il card. Bassetti elenca i «paletti fermi e irrinunciabili»

Il governo pentaleghista spaventa anche la Cei. Ecco le parole dei vescovi al termine dell'assemblea

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Confederazione episcopale italiana
Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Confederazione episcopale italiana ANSA

CITTA' DEL VATICANO - Il governo pentaleghista spaventa, e non poco, anche la Cei. "Fedeltà al territorio e respiro europeo». Sono i due principi a cui i vescovi italiani richiamano la politica e il nascente governo. "Un'attenzione a quanti, a livello locale, con onestà e competenza amministrano la cosa pubblica, senza smarrire uno sguardo ampio e una cornice europea", raccomanda la Cei a conclusione della sua assemblea: "Tale duplice fedeltà i Pastori hanno richiamato anche i protagonisti dell'attuale stagione politica, ricordando loro che per guidare davvero il Paese è necessario conoscerlo da vicino e rispettarne la storia, la tradizione e l'identità». "Saremo molto vigilanti nei confronti di coloro che vanno al governo, come abbiamo sempre fatto. Saremo coscienza critica. Tutto quello che è buono lo apprezzeremo, ma quello che va contro la famiglia, la persona, il migrante o chiunque egli sia, noi saremo voce critica" dichiara il card. Bassetti. "Questo non vuol dire che non collaboriamo: siamo disposti a collaborare, ma non con forme di collateralismo. Abbiamo un Vangelo che ci illumina e, come ci ha detto il Papa, non vogliamo essere fumo ma fuoco, e il fuoco riscalda, e se necessario anche brucia la paglia che va bruciata». Bassetti sottolinea i loro "paletti fermi e irrinunciabili": la centralità della persona, il lavoro come fondamento della personalità umana, l'attuazione della Costituzione, la scelta chiara per la democrazia e per l'Europa». La "stella polare" è un rinnovato impegno dei cattolici, alla base del quale sta la giustizia sociale secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa dunque.

Lavoro
Ma come attuare questi principi? Lavoro, da garantire attraverso la piena occupazione, giusto salario, previdenza, assistenza sociale e sanitaria, istruzione, progressività fiscale, non tagliando così in generale ma le fasce che devono essere tagliate, la progressività fiscale con una maggior tassazione delle attività speculative, "che producono una marea di quattrini", la lotta contro ogni forma di illegalità, l'inclusione di quanti vivono ai margini della società, la partecipazione alla cittadinanza della vita politica e sociale, favorire l'impegno politico nei cristiani. Questi sono i principi irrinunciabili, "non li ha inventati stamattina la Cei ma sono tutti nel contesto della dottrina sociale della Chiesa». Così come c'è un catechismo, "c'è anche un catechismo per la vita sociale che riporta tutti questi principi".

Serve una "conversione culturale"
Negli interventi dei vescovi ha preso volto un Paese segnato da "pesanti difficoltà", frutto della crisi economica decennale, con la mancanza di sicurezza lavorativa e mala-occupazione, e di un clima di smarrimento culturale e morale, che mina la coscienza e l'impegno solidale. "Non si fatica a rinvenirne traccia nel sentimento d'indifferenza per le sorti altrui e nelle tensioni che incidono sulla qualità della proposta politica e sulla stessa tenuta sociale", dicono i vescovi. A questo riguardo, sottolineano che la debolezza della partecipazione politica dei cattolici è espressione anche di una comunità cristiana "poco consapevole" della ricchezza della Dottrina sociale e, quindi, poco attiva nell'impegno pre-politico. Di qui la volontà di una "conversione culturale", sulla scia dell'esperienza delle Settimane Sociali, che sappia dare continuità alla storia del cattolicesimo politico italiano, testimoniata da "figure alte per intelligenza e dedizione». In particolare, è stata ricordata l'attualità del beato Giuseppe Toniolo che in un'analoga situazione socio-politica seppe farsi promotore di cultura cristiana, di "un'etica economica rispettosa della persona, della famiglia e dei corpi sociali intermedi".

L'aspetto politico dell'evangelizzazione
"Con la disponibilità a riscoprire e 'abitare' un patrimonio di documenti che testimoniano la particolare sensibilità della Chiesa italiana per l'aspetto politico dell'evangelizzazione", i vescovi si sono impegnati ad aiutare quanti sentono che "la loro fede, senza il servizio al bene comune, non è piena». La ricostruzione - è stato evidenziato - parte da un'attenzione a quanti, a livello locale, con onestà e competenza amministrano la cosa pubblica, senza smarrire "uno sguardo ampio e una cornice europea": "A tale duplice fedeltà i Pastori hanno richiamato anche i protagonisti dell'attuale stagione politica, ricordando loro che per guidare davvero il Paese è necessario conoscerlo da vicino e rispettarne la storia, la tradizione e l'identità".

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