22 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Berlusconi torna candidabile: ora è completamente riabilitato

La procura di Milano non ha presentato ricorso di opposizione contro la riabilitazione del Cavaliere: «Nessun vizio di legittimità»
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi esce da Palazzo Grazioli
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi esce da Palazzo Grazioli (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

MILANO – La procura generale di Milano ha deciso di non presentare opposizione contro la riabilitazione di Silvio Berlusconi, stabilita nei giorni scorsi dal Tribunale di Sorveglianza del capoluogo lombardo. L’ex premier, dunque, torna pienamente candidabile. Secondo quanto si è potuto apprendere in ambienti giudiziari milanesi, i magistrati della procura generale non si sono opposti alla riabilitazione di Berlusconi perchè, dopo un approfondito esame degli atti, hanno concluso che il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza non presenta vizi di legittimità e si inserire nel solco già tracciato dalla giurisprudenza consolidata. A giudizio del procuratore generale Alfonso e del sostituito pg Maria Saracino non c'erano dunque i requisiti per impugnare la sentenza del Tribunale di Sorveglianza che ha concesso a Berlusconi la riabilitazione.

Berlusconi ora può tornare in Parlamento
Il leader di Forza Italia può dunque tirare un sospiro di sollievo. Il provvedimento con cui i giudici del Tribunale di sorveglianza di Milano gli hanno concesso la riabilitazione, dopo la condanna definitiva per frode fiscale legata alle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv di Mediaset, risale a venerdì scorso. La Procura generale aveva a sua disposizione 15 giorni di tempo per opporsi al provvedimento (immediatamente esecutivo) che ha azzerato gli effetti della legge Monti-Severino, restituendo all'ex premier piena agibilità politica. Ma, dopo aver esaminato agli atti, il procuratore generale Roberto Alfonso ha deciso di non presentare ricorso.

I processi in cui è ancora imputato
Berlusconi ha ottenuto la "riabilitazione" anche se resta imputato in alcuni processi. Come quello per il caso Ruby ter, in corso a Milano, sulla presunta corruzione degli ospiti dei festini di Arcore ascoltati come testimoni nei processi sul bunga bunga di Villa San Martino. O ancora, il processo escort Tarantini pendente davanti al Tribunale di Bari. Il che rappresenta un rischio concreto per il futuro politico del leader di Forza Italia: un'eventuale sentenza di condanna porterebbe all'annullamento automatico del provvedimento di riabilitazione. La legge parla chiaro: la sentenza di riabilitazione, recita l'articolo 180 del codice penale, «è revocata in diritto se la persona riabilitata commette entro 7 anni un delitto non colposo» punito con «la pena della reclusione per un tempo non inferiore ai due anni o a un'altra pena più grave».