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Il niet di Mattarella a Di Maio e Berlusconi: il Colle verso il «governo di tregua»

Dopo oltre 50 giorni di stallo politico, dal Colle sembra arrivare un secco niet sul ritorno al voto nel 2018

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il presidente della Camera Roberto Fico e durante la cerimonia al Quirinale per la Festa del lavoro
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il presidente della Camera Roberto Fico e durante la cerimonia al Quirinale per la Festa del lavoro (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Voto a giugno? No grazie. Non ce se ne sarebbe comunque il tempo, per via della legge sugli italiani all’estero che prevede un minimo di 60 giorni per avviare le procedure elettorali. Voto a settembre/ottobre? No grazie. Perché il risultato non sarebbe troppo diverso da quello del 4 marzo, e non ci sarebbero i tempi tecnici per lavorare alla Legge di Stabilità, con evidenti rischi speculativi. Dopo oltre 50 giorni di stallo politico, dunque, dal Colle sembra arrivare, almeno dopo queste prime ore dalla proposta di Di Maio a Salvini, un secco niet sul ritorno al voto nel 2018. Si lavorerà nei prossimi giorni alla formazione di un "governo di tregua": in pratica, un esecutivo per arrivare al 2019, tentando - si spera - una riforma del Rosatellum, e permettendo l'approvazione della Finanziaria. Sergio Mattarella attenderà la direzione del Pd, giovedì, per ripartire da una linea ufficiale dei dem. Il Quirinale sembra comunque non intenzionato a dare spazio a governi di minoranza, come vorrebbe Berlusconi, perché ciò implicherebbe una "compravendita" di parlamentari che il capo dello Stato in questo momento sembra rifutare in toto. Con Salvini premier mancherebbero sempre una cinquantina di voti per la maggioranza, e questo rischierebbe di generare l'eterno caos in Aula, e fuori. Viste le fumate bianche delle consultazioni di Casellati e Fico, il Capo dello Stato dunque prende tempo.

Di Maio: «Andiamo presto al voto»
In un post su Facebook per il Primo Maggio, il capo politico del M5s Luigi Di Maio ha ribadito la sua volontà di tornare alle urne in assenza di un accordo per formare il governo: «Revisione del Jobs Act e della legge Fornero, centri per l'impiego e pensione di cittadinanza sono tutte cose che eravamo pronti ad inserire nel contratto di Governo per cambiare finalmente l'Italia ma "sono tutte cose che gli stessi partiti che oggi vi riempiranno di auspici e moniti si sono rifiutati di fare perché hanno preferito tenersi stretti Berlusconi e Renzi piuttosto che cambiare tutto. Andiamo al voto il prima possibile» scrive.

Le parole di Mattarella sul lavoro
Alle celebrazioni per la Festa del Lavoro Mattarella mette l'accento sul bene comune, nel lavoro come nella società: il lavoro è la "priorità avvertita dalla stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Le istituzioni sono chiamate a fare la loro parte" per assicurare che la crescita del lavoro e la sua qualità "siano centrali per ogni strategia di governo" afferma. "Non mancano difficoltà nel nostro cammino" sottolinea, "tuttavia dove c'è senso di un destino da condividere, dove si riesce ancora a distinguere il bene comune dai molteplici interessi di parte, il Paese può andare incontro con fiducia al proprio domani». La crescita del lavoro e la sua qualità restano "necessariamente centrali" per ogni strategia di governo. Il primo maggio "è anche una festa della nostra democrazia. La Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica, perché considera la persona come il perno della società, come centro dell'ordinamento, come la misura delle sue regole" ricorda il capo dello Stato.