20 agosto 2018
Aggiornato 14:30

Renzi il rancoroso e Di Maio il pasdaran: ma nuove elezioni faranno vincere la Lega

Renzi da Fazio giura che non farà il governo con il M5s: ma nuove elezioni potrebbero cancellare il Pd e intaccare il M5s
L'ex segretario del Pd Matteo Renzi ospite a "Che tempo che fa" con Fabio Fazio
L'ex segretario del Pd Matteo Renzi ospite a "Che tempo che fa" con Fabio Fazio (ANSA / MATTEO BAZZI)

ROMA - La Lega di Matteo Salvini stravince le elezioni in Friuli: tutti aspettavano tale esito, ma non con queste dimensioni. E a poche ore dalle parole di un ringalluzzito Matteo Renzi, convinto come non mai di aver teso un trappola mortale al nemico Luigi Di Maio. Ma i dati che arrivano dal nord est potrebbero cambiare le carte in tavola e portare alla nascita in laboratorio, per ragioni di sopravvivenza, di un governo Frankenstein, come abbiamo già scritto su queste pagine. Forse si dovrebbe partire da un dato di fatto: una legge elettorale proporzionale necessita di un livello di egoriferimento inferiore al limite letale. Ma il veleno seminato a piene mani nei passati cinque anni ha creato un terreno arido dove non è possibile far crescere più alcun percorso politico comune. I mercati continuano ad essere tranquilli, le Borse salgono, non ci sono tempeste all’orizzonte sullo spread. Cosa significhi questo lo abbiamo già spiegato molte volte: l'indipendenza del Paese sconta una tara pesante, forse perfino difficilmente percepibile.

Da Fazio, il solito show
Matteo Renzi, ospite del solito Fabio Fazio, ha portato avanti il suo show personale, ridicolizzando l’avversario politico Luigi Di Maio, con battute e gag da cabarettista, e in generale il M5s. Ha ripetuto concetti già conosciuti: «Hanno vinto loro, governino. Noi stiamo all’opposizione perché lì ci hanno mandato gli italiani». Il ragionamento in linea teorica non fa un grinza, ma disvela macroscopicamente l’esoscheletro che sostiene l’Italia: Renzi parla così perché sa che i poteri sovranazionali, a lui vicini, hanno ben saldo il bastone del comando in Italia. Non sono bastate quindi le promesse di Luigi Di Maio, il quale ha stemperato il programma del M5s oltre ogni limite al fine di creare un «contratto» – locuzione da cui emerge un enorme senso di colpa – con lo storico nemico-avversario.

Renzi il rancoroso
Ma Renzi è sempre Renzi, e dimostra un’animosità profonda, tipica di coloro che non perdonano coloro che li fa perdere. La prossemica che utilizza nell’ovattato studio di Fazio tradisce il profondo rancore che prova verso Luigi Di Maio: un rancore personale, umano, morale. Che a ben vedere non ha punti di contatto con il materialismo di un eventuale governo. Il rancore deriva non solo dagli insulti personali, ma dalle sconfitte: in particolare da quella referendaria del 2016, l’iniziale punto di discesa della parabola di Matteo Renzi. Quella sconfitta, che agli occhi di Renzi è la causa della ingovernabilità odierna, è imputabile a coloro che vorebbe trascinare il Partito Democratico dentro le spire del M5s. Quindi non solo Di Maio, ma la minoranza che se ne è andata di Bersani e D’Alema – minoranza pronta al governo con il M5s – i professori universitari alla Zagrebelsky, nonché il variegato mondo della sinistra.

Terremoto Friuli
Ma questo fino a ieri poteva funzionare: in fondo sia Renzi che la base del M5s non volevano un’unione politica che tutti considerano indecente. Un governo comune tra opposti «per salvare l’Italia» fa ridere. Gli invasori, i poteri finanziari e sovranazionali sono in casa, e non è certo un programma elettorale annacquato tra ex nemici a impensierirlo. Tutto però potrebbe cambiare in virtù dei clamorosi risultati elettorali del Friuli Venezia Giulia. Dove la coalizione di centrodestra capeggiata dal leghista Massimiliano Fedriga ha sfondato quota 57,1%. Il partito di Matteo Salvini ha toccato, da solo, quota 34,91%. Un risultato clamoroso, enorme. Il M5s crolla al 7,06. Tiene il Partito Democratico (18,11%), mentre a trionfare è l'astensionismo. Un risultato che di fatto mette l’Italia in mano a Matteo Salvini, dandogli la piena predominanza sul centrodestra ormai ridotto a sua dimora privata. In questo senso i proclami bellicosi di Luigi Di Maio e Matteo Renzi, inerenti un repentino ritorno alle urne, lasciano il tempo che trovano. Perché, come dimostrano le elezioni di Molise e Friuli, è evidente che entrambi rimarrebbero schiacciati nella tenaglia del centrodestra. Dovranno quindi, di fronte ai risultati clamorosi del Friuli Venezia Giulia, trovare un accordo che superi le divisioni umane – quelle politiche sono già state messe da parte da tempo – al fine di bloccare l’avanzata dirompente della destra a trazione leghista?