18 settembre 2019
Aggiornato 13:00

Il nuovo programma M5s, ovvero il trionfo dell'ovvio: ultima carta di Di Maio per convincere Pd o Lega

Eccolo il nuovo programma di governo del M5s per imbarcare chiunque

Il capo politico del M5s Luigi Di Maio
Il capo politico del M5s Luigi Di Maio ANSA

ROMA - La missione impossibile del M5s è a una svolta? Il presidente della camera dei deputati Roberto Fico è stato incaricato dal presidente della Repubblica di sondare i partiti per trovare una via d’uscita alla infinita crisi di governo post elettorale. Una strana e velenosa percezione sta dilagando in Italia: nulla accade, tutto rimane tranquillo, la democrazia parlamentare appare sempre più come un carbevalesco orpello. L'assenza di un governo non genera alcuna tensione sociale o economica: le leve del comando, oggi come ieri, sono strette in mani che non si trovano a Roma. E men che meno nelle segreterie dei partiti. Orami ci stiamo facendo tutti l'abitudine. Roberto Fico partirà dal contratto di governo che Giacinto della Cananea, professore di diritto all’Università di Roma Tor Vergata, ha redatto in questi giorni. Dopo lo scandalo del programma governativo del M5s cambiato in fase di stampa, come riportato da «iI Foglio», Luigi Di Maio compie un ulteriore passo verso gli avversari politici con cui deve obbligatoriamente governare.

I nuovi dieci punti programmatici del M5s

  1. Costruire un futuro per i giovani e le famiglie
  2. Contrastare efficacemente la povertà e la disoccupazione
  3. Ridurre gli squilibri territoriali
  4. Sicurezza e giustizia per tutti
  5. Difendere e rafforzare il Servizio sanitario nazionale
  6. Proteggere le imprese, incoraggiare l’innovazione
  7. Per un nuovo rapporto tra cittadino e fisco
  8. Un Paese da ricostruire: investire nelle infrastrutture
  9. Proteggere dai rischi, salvaguardare l’ambiente
  10. Per un’amministrazione efficiente e trasparente, tagli agli sprechi        

Il trionfo dell'ovvio
Il programma è quindi una elencazione di ovvietà, anche se si può notare in filigrana la chiara assenza dei cardini programmatici del centrodestra. In particolare, non vi è cenno inerente la gestione dei flussi migratori ed il taglio delle tasse, con particolare riferimento alla cosiddetta «tassazione piatta». Il reddito di cittadinanza, o di sostegno, finisce dentro la locuzione «contrasto di povertà e disoccupazione». Il punto sei dovrebbe indicare la volontà di protezione del «made in Italy», ma è evidente che non si parla di dazi alla Trump. Cosa peraltro impossibile. Per quanto concerne le infrastrutture si apre uno dei nodi del M5s: manterrà fede alla promessa di bloccare la linea Torino-Lione in Val Susa? La cambiale firmata su quel territorio, dove il partito di Luigi Di Maio ha raggiunto il 60%, è molto pesante: onorarla in presenza di un governo composto da Lega o Partito Democratico sarà molto difficoltoso. I commentatori politici tendono a sottovalutare questo nodo: non si rendono conto delle aspettative che ci sono in Val Susa e di cosa potrebbe accadere, a livello nazionale, qualora fossero "tradite".

E i paradisi fiscali?
Alcuni punti non significano nulla: «Un nuovo rapporto tra cittadino e fisco», oppure l’eterno «tagli agli sprechi». Riempitivi che dovrebbero far contenti tutti. Manca ogni riferimento allo scandalo dei paradisi fiscali, nonché alla tassazione semi nulla di cui godono le grandi piattaforme che dominano il web. L’esercizio prodotto dal M5s taglia fuori completamente i nodi scottanti: la politica estera ad esempio. Qualcosa di non essenziale, pare. Al di là delle sparate anti Nato dei tempi gloriosi del M5s, la questione principale verte sulle sanzioni alla Russia che colpiscono le imprese italiane. Un'allenza con il Pd, in questo senso, significa ottenere risultati opposti rispetto il programma della Lega. Il punto di caduta potrbbe essere il mantenimento dello status quo: ma le aziende, in primis gli operai, si aspettano ben altro. Non una parola è spesa sulla crisi siriana e libica.

E l'Europa?
In compenso il M5s vuole salvaguardare l’ambiente e ridurre gli squilibri territoriali. Assente, nel giorno in cui la sindaca di Torino riconosce la genitorialità a due donne, il gigantesco tema dei diritti civili. Manca completamente ogni accenno ai vincoli di bilancio europei, in particolare al fatidico rapporto deficit/Pil che non può superare il 3%: il tutto mentre da Bruxelles continuano a giungere perentorie voci che domandano manovre correttive. Ovviamente assente il tema della moneta unica: totalmente assente la parola «Europa». Scomparsa ogni riflessione sulla Legge Fornero e sul Fiscal Compact. In generale, il contratto concentrato in dieci punti guarda a tutti, nella migliore tradizione del M5s, ma esprime una vaga preferenza verso il Partito Demicratico che passa attraverso il non detto e le omissioni più laceranti.

Passo importantissimo?
"Con questa prima stesura del contratto abbiamo compiuto un passo importantissimo per facilitare il dialogo con la Lega e il Partito democratico", ha commentato Luigi Di Maio. "Siamo impazienti di approfondire, con la forza politica che accetterà di sedersi al tavolo con noi, i termini del contratto di governo e i dieci punti politici, così da iniziare a lavorare al più presto per riportare l'Italia fuori dalla crisi economica, sociale e morale in cui è intrappolata da troppi anni». Ora, risulta evidente che la politica dei due forni deve obbligatoriamente portare a dei cedimenti programmatici. La legge elettorale è stata concepita proprio per bloccare le spinte anti sistema insite al M5s. M i dieci punti preparati, con relativa spiegazione successiva che non modifica la sostanza delle cose, fa sì che avanzi una visione neutra della politica: priva di conflitto. Non è chiaro quindi perché a un programma simile, un programma di ovvietà condivisibili, non possa aderire un partito o l’altro. Nessuno in fondo è contrario ad alcuno dei dieci punti proposto da Luigi Di Maio. Sullo sfondo quindi si muove la palude, il ristagno di una forza politica che non riesce ad uscire dalla trappola della sua vittoria incompleta. Ed è costretta a snaturarsi, nel tentativo di costruire un governo che in ogni caso risulterà debolissimo: sempre. Un programma siffatto, per quel che può valere, apre le porte alla ricattabilità. Anche perché l’unico punto che realmente dovrebbe essere presente è quello di una nuova legge elettorale.