26 settembre 2018
Aggiornato 14:30

Verdini: «Caro Renzi, svegliati e sfida il M5s in streaming»

L'ex senatore interviene sul Tempo: «Senza di lui il Partito Democratico non va da nessuna parte»
Denis Verdini e Matteo Renzi
Denis Verdini e Matteo Renzi (ANSA)

ROMA - Matteo Renzi «dovrebbe sfidare i pentastellati in streaming. Per scompaginare i giochi rilanci quanto di buono ha fatto il suo governo e li incalzi sul programma. Anche gli avversari si sono accorti che senza di lui il Pd è finito». Lo scrive Denis Verdini, in un intervento pubblicato dal Tempo.
«Il bell'addormentato nel bosco della politica potrebbe pure (e forse dovrebbe) risvegliarsi. A ridestare il sacro ardore politico di Matteo Renzi però - osserva - non potrà essere il bacio di Di Maio che a dire il vero un po' ce l'ha l'aria da principino caduto dal pero (ché dal Fico non è cascato nulla?). Dopo mesi di eclissi, dunque, l'astro renziano ha l'occasione per ridestarsi e non solo perché glielo chiedono alcuni autorevoli colleghi di partito. Per quei paradossi della storia, l'uomo che avrebbe rovinato l'Italia, che sarebbe stato dalla parte dei poteri forti del Paese e delle banche, il vice-male assoluto che stava per imporre una riforma costituzionale autoritaria, potrebbe tornare molto utile a Giggino nostro e compagni. Che dopo l'euforia del post elezioni, si è dovuto scontrare con la dura legge dei numeri».

Senza Renzi il PD non va da nessuna parte
«Tutti dunque - sostiene Verdini - evocano il fantasma di Renzi. Anche forse gli avversari interni del senatore di Firenze-Scandicci hanno compreso che, senza di lui, il Pd non va da nessuna parte. Dopo le elezioni si è registrato l'ardente impegno di Maramaldo, nel tentativo di uccidere politicamente il perdente assoluto: poi però sono passati i giorni, le settimane e a questo punto quasi i mesi ed un governo non si è fatto. Sembra d'essere tornati ai tempi di Bersani. Ecco allora che Renzi potrebbe ancora scompaginare i giochi, sfidando i 5Stelle - spiega - ad un nuovo streaming di fronte agli italiani, stavolta sul programma di governo, difendendo le scelte che hanno fatto bene e non male all'Italia (dalla riduzione fiscale degli 80 euro, alle agevolazioni per le assunzioni, alla buona scuola) e rilanciando sul campo avversario».
«Non sappiamo se questo accadrà, perché sembra sempre che il passato non insegni nulla a nessuno ed è tutto un fiorire di hashtag 'assertivi': dal 'senza di me' si dovrebbe passare al 'torna a casa Lassie'. Sappiamo però che questo sarebbe accaduto quando la politica non era stata ancora devastata dai tweet e dagli hashtag», conclude.