28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
M5s

Il Titanic a 5 Stelle tenta la virata prima dell'iceberg. Grillo intanto prepara il partito dei delusi

Governare, con le promesse elettorali fatte, sarà molto complesso per i pentastellati

Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio
Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio ANSA

ROMA - Alzare il livello, spostare l’obbiettivo, allargare l’orizzonte. Beppe Grillo, guru del nuovo M5s di governo, ha scritto un post in cui propone il reddito di cittadinanza universale. La proposta in sé vanta circa quaranta anni di storia e quindi non suona come una novità. E' una concezione neoliberale, classica, perché collegata alla svalutazione competiva del costo del lavoro. Ma in questi sventurati tempi, taluni, a sinistra, sostengono che sia qualcosa di imparentato con il socialismo. Il vuoto culturale della sinistra post comunista è imbarazzante e umiliante. Ma perché Grillo chiede questo allargamento, ora? Il «ministro» dei Cinque stelle, Pasquale Tridico, ha recentemente commentato: il «reddito di cittadinanza» non è un reddito di cittadinanza, ma «un reddito minimo condizionato alla formazione e al reinserimento». Serve a mobilitare un milione di persone precarie e disoccupate per permettere al Belpaese di superare i suoi problemi con Bruxelles a proposito del misterioso «output gap»

Il Piano Hartz IV italiano
E’ il Piano Hartz IV italiano, quindi. Si tratta di mandare personale disoccupato da impiegare nelle imprese, dopo una fase di "concertazione" (alla tedesca) tra aziende e sindacati e stato e l'idea di "riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario" per permettere la "riorganizzazione delle imprese". Si tratta quindi di un reddito condizionato a determinati vincoli che, giocoforza, metterà in competizione i lavoratori «normali», destinati ad estinguersi, con il grande parterre del lavoro precario, comprensivo di quest’ultima tribù. In generale è un passaggio dal welfare al workfare, e men che meno assistenzialismo. L’idea originaria - che poi è quella percepita dalla stragrande maggioranza degli elettori - che poi sarebbe quella di Grillo, di un reddito di cittadinanza slegato dalla produttività non è all’ordine delle cose: per ovvie ragioni. Ma, la vulgata, mediatica finché si vuole, che ha fatto vincere, anzi stravincere, il M5s al sud, ha creato un’aspettativa molto diversa. Decisamente più simile alle parole di Grillo, che di fatto con queso post non ha fatto altro che ripetere la sua orignaria concezione di «reddito di cittadinanza». Anche perché il significato è insito nel nome, mentre ciò di cui parla il M5s attuale è più o meno l’opposto.

Torino, quartiere Vallette
Torino, quartiere Vallette: in questo quadrato fatto di palazzoni solcati da vie che prendono il nome di fiori, il M5s ha stravinto nel 2016. Il programma elettorale era semplice, comprensibile e condivisibile: le periferie sono povere, la ricchezza della città – Torino è divenuta una città polarizzata a seguito della deindustrializzazione avvenuta a passo di carica – deve essere redistribuita. Qui in reddito di cittadinanza, saggiamente, non è mai stato usato come clava elettorale per starivncere. Nonostante questo, il M5s nelle ultime elezioni ha perso, e i suoi voti sono finiti alla Lega di Salvini. Le promesse di Chiara Appendino furono molto meno esposte, ma il sentimento di insoddisfazione si è fatto strada. Perché è accaduto questo? Il meccanismo non è chiaro, superficialmente si potrebbe parlare di malgoverno cittadino: ma in realtà la causa è molto più profonda, e si spinge nel sordo rancore di immensi strati sociali abbattuti dagli ultimi trenta anni di globalizzazione. L’immediato cambiamento – in che consiste questo ormai mitologico «cambiamento» non è chiaro – non è avvenuto, e il problemi di un tempo sono rimasti immutati. Probabilmente non sono nemmeno peggiorati. Ma l’aspettativa, rispetto a un ordine di «cambiamento» enorme, ha creato una forte delusione verso il M5s. E' un principio umano insuperabile questo: maggiore è l'aspettativa, maggiore è la delusione. Nel duro scontro con la realtà, le classi popolari sono disposte a supportare coloro che non praticano alcuna forma di «responsabilità», se questa risulta evidentemente simile alla perpetrazione di un eterno status quo.

Impatto inevitabile
Il M5s nazionale presto si dovrà scontrare con questa realtà. La creazione di un immaginario molto complesso, salvifico per certi aspetti, che già si sta scontrando con la realtà. In questo contesto le vie sono due: il martirio, che porterebbe ad un consenso ancora più vasto, probabilmente plebiscitario. Oppure la via di Chiara Appendino: la stabilità, la sopravvivenza, la politica fotocopia del Partito Democratico, per tentare di andare avanti in attesa di tempi migliori. Ma questo, come ovvio, porta al conflitto con gli strati popolari nel breve periodo. Ovviamente chiunque si allei con il M5s per il governo nazionale finirà dentro questo schema binario: e il tentativo di aggiustare il tiro in corso, rendendo le proposte più sostenibili – vedi alla voce reddito di cittadinanza – apriranno voragini di scontento. Al di là dell’ignobile derisione degli strati popolari del sud che hanno votato 5s «per assistenzialismo», il problema è molto complesso: e non sarà sicuramente un Piano Hartz IV rivisto in salsa italiana a placare la collera di chi si aspetta di poter uscire in pochi mesi da uno strato di prostrazione.

Titanic a 5S
Lo scoglio quindi, enorme, è davanti al Titanic a Cinque stelle. In questo senso l’ennesima uscita di Beppe Grillo è una manovra molto intelligente: il guru sa già che il suo ex partito sta per andare a sbattere contro un enorme iceberg e si prepara. Ripete l’operazione del blog e di fatto apre alla fondazione di un nuovo soggetto politico, in grado di attrarre i delusi del M5s. Senza dimenticare che mentre le altre formazioni politiche sono socialmente omogenee, il M5s è una torre di Babele: noTav e Confindustria, nello stesso partito di governo non possono stare. Pro migranti e anti migranti, nello stesso partito di governo non possono stare. E, ovviamente, come dimostra Torino, il M5s nel momento del governo sceglie di stare dalla parte dei poteri forti. Per tutti gli altri ci sarà, forse, il nuovo partito di Grillo.