Italia | Elezioni politiche 2018

Nemmeno la batosta elettorale ferma la Boldrini: «Urge forza progressista»

Laura Boldrini lancia un appello per la ricostituzione di un'area progressista

Laura Boldrini
Laura Boldrini (ANSA / GIUSEPPE LAMI)

ROMA - «Ha ragione Altan: 'Poteva andare anche peggio. No'. Guardiamoci intorno: l'Italia è gravemente malata di disuguaglianza. Se le cose non cambiano, non si riprenderà. Sempre meno persone hanno sempre di più. E più di 4 milioni di famiglie vivono in povertà. Tredici milioni di persone: il 21 per cento della popolazione. Vale a dire 1 italiano su 5. Tutto questo in un paese nel quale i giovani hanno grandi difficoltà a trovare lavoro o smettono di cercarlo; le poche donne che hanno un'occupazione sono sottopagate e perdono il posto appena aspettano un figlio; i cervelli fuggono e non si sa che fine faranno le pensioni». E' quanto scrive Laura Boldrini, esponente di LeU, in una lettera su Repubblica.

Poteva andare peggio?
«Una società nella quale pochissimi stanno sempre meglio e tantissimi sempre peggio.C'è un paese che più dell'Italia ha bisogno di una forza progressista - nei fatti non a parole - capace di promuovere equità, giustizia sociale, lavoro e un vivere dignitoso per tutti? La risposta è no - sottolinea -. In Italia una forza progressista con al centro questi temi dovrebbe avere un grosso peso e ampi consensi. E invece i risultati del 4 marzo dicono tutt'altro», riflette la leader di LeU.

La casa progressista è gravemente danneggiata
E prosegue: «Dicono che per cercare le risposte ai bisogni quotidiani di milioni di persone, l'elettorato guarda altrove, guarda a chi affronta i problemi con la lente della paura e della chiusura e a chi rilancia politicamente rabbia e frustrazione sociale». «Una debacle come quella del 4 marzo per le forze di sinistra ha solo due aspetti positivi: non c'è più niente da perdere; bisogna ricostruire tutto, ripartendo dal poco ottenuto. La casa progressista è stata gravemente danneggiata. Va rimessa in piedi. Dalle fondamenta al tetto. Qualcuno dovrà dare una mano. Molti altri dovranno toglierle entrambe», rilancia. 

L'ora più buia
La Boldrini insiste sul fatto che «bisogna cambiare. Non perché tutto resti com'è, ma perché tutto cambi davvero: visione, linguaggi, parole d'ordine, proposte, azioni. E anche protagonisti. La politica non è un imbonitore da fiera né un notaio. Non vende fumo né si arrende all'inevitabile. Lavora per rendere migliore la realtà. E lasciarla migliore a chi viene dopo. Idee, non tessere. Dare, non prendere. 'Noi', non 'io'. Aprire a nuove esperienze, non sbarrare la strada»«L'ora più buia, cantava David Crosby, è sempre quella che precede l'alba. Se chi la pensa come me, però, non troverà presto il modo di unire le forze con altri e di mettere in campo una vera ripartenza, temo che quell'alba non arriverà. E per molto tempo vivremo la notte della ragione», sottolinea. «Si deve ripartire dai voti ottenuti, dall'impegno e dall'entusiasmo delle persone che hanno fatto campagna elettorale neo territori e da esperienze che hanno avuto successo, a cominciare dalla coalizione plurale che ha vinto nel Lazio. Io credo che un altro paese sia ancora possibile. E che ora ci si debba mettere insieme per costruirlo», conclude la Boldrini nella lettera su Repubblica.