2 giugno 2020
Aggiornato 12:00
Politica e Tv

Scintille fra Salvini e Calenda a L'aria che tira

Il ministro allo sviluppo economico ha attaccato: «Le cose promesse si fanno. E se poi non si fanno ci si scusa con gli operai»

ROMA - Scontro fra il leader della Lega, Matteo Salvini e il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, a L'aria che tira su La7. «Basta con questi tavoli al ministero... Miracoli non ne posso fare, ma sono qui per fare da tramite tra voi e la proprietà, facendo il lavoro di altri», ha attaccato Salvini rivolgendosi a una delegazione di operai della Tecnowind, azienda dove sono previsto 140 esuberi. «La Cassa Integrazione non è lavoro: quando andremo al governo — ha detto Salvini — faremo in modo che quelle aziende che prendono soldi pubblici non possano portare posti di lavoro in Romania, dove costa meno. Basta con lo schiavismo a casa nostra».

Calenda: Salvini, tu la butti in caciara
Calenda ha replicato: «Salvini, tu la butti in caciara. Sei andato dagli operai di Ideal Standard, gli hai detto che mi avresti rotto le balle e non hai avuto il tempo di farmi una telefonata né di presentare la interrogazione parlamentare che hai promesso. Le cose promesse si fanno. E se poi non si fanno ci si scusa con gli operai». «Quando uno si comporta come lei con gli operai — ha aggiunto— non posso immaginare come si comporterebbe alla guida del Paese. Salvini non dire palle. Se vuoi venire da me, le porte sono aperte ma tieni gli operai fuori dagli show elettorali». salvini ha ribattuto: «Gli operai li tieni tu fuori dalle fabbriche con le riforme che rubano diritti e tutele agli italiani... Non accetto che si mi venda per 'ragazzotto' e fuori dalla Costituzione chi ha il principio secondo cui prima vengono i lavoratori italiani. Chiedete a Calenda, al di là degli insulti a Salvini, di venire a parlare con i lavoratori a Fabriano (in questo caso quelli della Tecnowind, altra azienda in crisi, ndr). Lei, ministro, salvi i posti di lavoro, il mio problema non è telefonare a Calenda. Se si sente solo, chiami i suoi amici».

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