25 settembre 2018
Aggiornato 17:13

Renzi chiude le liste Pd e spacca ancora di più le minoranze: è «la squadra migliore per vincere»

Le parole del segretario dem accentuano lo scontro interno con la minoranza che fa capo ad Andrea Orlando che denuncia "veti e mortificazioni"
Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa in occasione della presentazione delle liste dei candidati alle prossime elezioni politiche
Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa in occasione della presentazione delle liste dei candidati alle prossime elezioni politiche (Fabio Frustaci | ANSA)

ROMA - Quella messa in campo dal Pd è «la squadra migliore per vincere», senza alcun «veto» nei confronti delle minoranze ma il rinnovamento «è una cosa umana». Matteo Renzi si presenta in conferenza stampa al Nazareno sabato sera poco dopo le 20, al termine di 48 ore in cui lo stato maggiore Dem è stato al lavoro per chiudere le liste elettorali mentre le minoranze lo attaccavano e montava la polemica sugli esclusi eccellenti, come il ministro Claudio De Vincenti o Gianni Cuperlo. E le parole del segretario dem non placano, anzi accentuano, lo scontro interno con la minoranza che fa capo ad Andrea Orlando che denuncia «veti e mortificazioni». «Siamo convinti - ha detto il segretario, camicia bianca, maniche arrotolate - di aver messo in campo la migliore squadra per vincere le elezioni. C'è molto gossip, curiosità ma la verità è che i candidati sono i più preparati, i più competenti e quelli maggiormente in grado di portare avanti la fiaccola della speranza che abbiamo acceso». Dunque nessuno spazio per le recriminazioni della minoranza, in primo luogo quella che fa capo al ministro della Giustizia Andrea Orlando, che in mattinata aveva respinto le critiche del leader Dem: «Non mi pare che nella maggioranza ci siano solo proposte di grande rinnovamento», aveva scandito il Guardasigilli.

«Peggio di Bersani»?
Le polemiche - è stata la replica di Renzi - ci sono sempre state, ma ora c'è la possibilità di vincere le elezioni, «il clima sta cambiando e sono convinto che possiamo portare a casa il risultato: non è tempo di polemiche, lo ha detto anche Orlando». Anzi, rivendica il segretario, nei confronti della minoranza Dem «non c'è stato e non c'è nessun veto, abbiamo subito veti nel 2013 non li abbiamo messi nel 2018. Ci occupiamo di voti non di veti. Non abbiamo fatto l'analisi del sangue, abbiamo rispettato il pluralismo. Lo conferma la candidatura di Carla Cantone, che non è certo una turbo-renziana». Parole che provocano la dura reazione degli orlandiani. Va bene, sottolineano fonti della minoranza, dire «basta polemiche» ma «non è vero» che non ci sono stati veti: ci sono stati «non solo veti ma mortificazioni» che «potevano essere evitate». Su una cosa, aggiungono le fonti, Renzi dice la verità: è vero che non ha fatto come Bersani perchè «ha fatto molto peggio».

Da Carla Cantone a Lucia Annibali, le new entry
Tornando alle liste, la Cantone, ex segretaria dello Spi-Cgil, è proprio uno dei nomi nuovi scelti da Renzi. Altre new entry sono l'avvocatessa quarantenne Lisa Noja, Lucia Annibali nel collegio di Parma, Riccardo Illy, «in gioco senza paracadute nel collegio senatoriale di Trieste». Ci sono poi «amici storici, un gruppo di quarantenni, Giuliano da Empoli, Tommaso Nannicini, Tommaso Cerno, tanti altri che avvertono che questo è il momento che attendevano per mettersi in gioco». Tra i candidati anche, come annunciato, Paolo Siani "nella sua Napoli e credo che sarà una delle sfide più belle della campagna elettorale», e anche il mastro di strada Marco Rossi Doria. C'è poi schierato quasi tutto il governo, con Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D'Alema nel collegio, il premier Gentiloni che «sarà candidato a Roma 1 e anche nel plurinominale nelle Marche e a Catania» mentre «Minniti sarà in prima fila a Pesaro e in due collegi plurinominali importanti: a Venezia e Salerno». E poi Pier Carlo Padoan a Siena, per «prendere di petto» il tema delle banche partendo dal caso «più ostico», quello Mps.

E la Boschi?
A proposito di banche, continua a far discutere il caso di Maria Elena Boschi, candidata lontano dalla sua Arezzo, dove è scoppiato il caso Banca Etruria. «La Boschi - ha spiegato - è candidata in diversi collegi e in diversi territori. Sarà capolista anche in zone in cui ha avuto modo di lavorare nell'attività di governo, per esempio a Taormina». Per quanto riguarda la candidatura in Trentino, con l'alleanza della Svp, Renzi ha sottolineato che «il sottosegretario Boschi e il segretario Bressa sono coloro che hanno lavorato di più sul tema dell'autonomia». Dunque, per Renzi, non è una «fuga» da Arezzo dove, scommette, «il Pd sarà il primo partito».

Gli esclusi
Per quanto riguarda esclusi di primo piano come, appunto, De Vincenti e Cuperlo, Renzi assicura che sono loro ad aver rifiutato le candidature che erano state proposte. Con De Vincenti, ha detto, «c'è stata probabilmente una incomprensione. Ci ha risposto con un secco no alla proposta che avevamo avanzato, vedremo se potremo trovare una soluzione perchè lo stimo moltissimo». Mentre Cuperlo «non ha accettato» la candidatura a Sassuolo però «non c'è alcuna polemica o divisione».

Un programma in 100 punti
Completate le liste, la prossima settimana Renzi presenterà il programma in 100 punti del Pd e partirà la campagna elettorale. «Sono molto convinto di poter portare a casa la vittoria», ha detto, lanciando la sfida ai suoi avversari Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, a cui chiede confronti diretti in Tv. «Ci avevano chiesto confronti e duelli - ha detto - li sto aspettando».