19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Cronaca

L'ex ministro Matteoli morto in un incidente stradale: propose l'aumento dei limiti di velocità

L'ex ministro Altero Matteoli è rimasto ucciso in un incidente stradale avvenuto sulla via Aurelia all'altezza di Capalbio

L'ex ministro delle Infrastruttre e dei Trasporti Altero Matteoli
L'ex ministro delle Infrastruttre e dei Trasporti Altero Matteoli ANSA

ROMA - L'ex ministro Altero Matteoli è rimasto ucciso in un incidente stradale avvenuto oggi sulla via Aurelia all'altezza di Capalbio. Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco nell'incidente sono rimaste coinvolte due auto ed un'altra persona mentre ci sarebbero due persone ferite. Matteoli era stato estratto dalle lamiere dell'auto in fin di vita: i medici hanno tentato di rianimarlo sul posto ma non c'è stato nulla da fare.

Gli inizi della carriera politica
Matteoli, nato a Cecina (Livorno) nel 1940, dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 è stato Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti nel governo di Silvio Berlusconi. Dal 2006 al 2011 è stato sindaco del comune di Orbetello, in provincia di Grosseto. Storico esponente del Movimento Sociale Italiano, ne è stato segretario regionale per la Toscana. Nel 1994 è stato nominato Ministro dell'ambiente nel Governo Berlusconi I fino al gennaio 1995. Dall'11 giugno 2001 fino al maggio 2006 è tornato a ricoprire la carica di Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio (Governi Berlusconi II e III).

Le critiche da ministro dell'Ambiente
La sua azione di governo al ministero dell'ambiente ha raccolto le critiche delle maggiori associazioni ambientaliste, che gli contestarono varie inadempienze, quali ad esempio il ritardo nell'approvazione del piano nazionale di assegnazione delle emissioni, emanato nel febbraio 2006, a più di due anni dalla scadenza massima, a seguito di diversi richiami dell'Unione europea il silenzio sui piani di attuazione concreta del protocollo di Kyoto, la previsione della costruzione di 103 nuovi inceneritori nel testo unico sui rifiuti, a scapito dell'investimento sulla raccolta differenziata, l'inerzia sulla mobilità urbana, l'accettazione del condono edilizio varato dal suo governo, la mancata battaglia contro l'abusivismo e i 180mila nuovi edifici abusivi sorti durante il suo mandato ministeriale.

Ministro dell'Ambiente e poi dei Trasporti
Al termine delle elezioni politiche del 2006 conquista un seggio al Senato e viene nominato capogruppo a Palazzo Madama di AN. Nell'ultimo governo Berlusconi IV è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra i suoi atti in qualità di ministro ha siglato un accordo per la realizzazione della contestatissima Tav Torino-Lione insieme ai sindaci della Val Susa, alla presidente del Piemonte e ad altri enti locali.

Il contestato "Piano Casa" e la "strana" assunzione del figlio in Alitalia
Nel luglio 2009 Matteoli ha dato avvio per decreto al cosiddetto "Piano Casa", già preannunciato più volte anche dal presidente del Consiglio Berlusconi, ovvero a un progetto basato su ingenti investimenti che si prefiggeva, secondo il ministro, «l'obiettivo di realizzare centomila alloggi in cinque anni». Nel dicembre 2009 ha proposto l'innalzamento dei limiti di velocità a 150 km/h sulle autostrade italiane. In un'intervista a Radio Anch'io, così aveva giustificato la proposta: «Sì è vero quando si va più forte si consuma di più, ma si sta meno in strada e quindi c'è un vantaggio anche per l'inquinamento». La proposta trovò l'opposizione dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada. Secondo l'Espresso, nel 2009 il figlio Federico sarebbe stato assunto nella nuova Alitalia scavalcando centinaia di colleghi, e già nel 2002 era stato anche l'ultimo pilota ad essere assunto a tempo indeterminato nella vecchia Alitalia. Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia. Il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia.

I problemi giudiziari: abusi edilizi all'Elba
Nel 2004, quando era ministro dell'Ambiente, viene accusato di favoreggiamento per aver avvisato il prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, di un'inchiesta a suo carico per abusi edilizi nell'Isola d'Elba che devastano il patrimonio ambientale della zona. Il tribunale dei ministri di Firenze dichiara la sua non competenza e lascia il caso alla giustizia ordinaria. Nel 2009, la giunta della Camera nega l'autorizzazione a procedere per Matteoli, scatenando le critiche dell'opposizione. Il suo protetto, Vincenzo Gallitto, invece è stato condannato. Nel febbraio 2005, quando era ministro dell'Ambiente, è stato indagato di nuovo per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio in relazione all'inchiesta sul "mostro di Procchio", un complesso in costruzione a Marciana nell'isola d'Elba, in merito alla quale Matteoli, in una telefonata col prefetto di Livorno, aveva chiesto informazioni sulla notizia di una possibile indagine a suo carico per abusi edilizi, indagine al tempo ancora ignota al prefetto che dunque si allertò distruggendo le prove. L'indagine si inseriva in una più vasta inchiesta che coinvolgeva, tra gli altri, un giudice e due prefetti, accusati di corruzione. Poi l'ecomostro di Procchio è stato abbattuto. Rinviato a giudizio il 4 maggio 2006, dopo la prima udienza in ottobre, il 17 maggio 2007, la Camera bloccò il processo (394 voti favorevoli, 2 contrari e 32 astenuti), sollevando un conflitto di attribuzione tra poteri dello stato alla Consulta contro il Tribunale di Livorno che, non considerando la telefonata del Matteoli al prefetto di Livorno riconducibile alle sue funzioni ministeriali, aveva proceduto senza richiedere l'autorizzazione a procedere alla Camera. Nel luglio 2009 la Corte Costituzionale ha annullato la richiesta di rinvio a giudizio espressa dal Tribunale di Livorno per favoreggiamento in relazione alla vicenda del complesso dell'isola d'Elba e dava ragione alla Camera dei deputati che aveva sollevato il conflitto di attribuzione, sostenendo che avrebbe dovuto essere il Tribunale dei Ministri a giudicare il ministro, previa autorizzazione a procedere da parte della Camera.

Il MOSE di Venezia
Nel 2014 Matteoli risulta indagato anche per corruzione, tra i 100 indagati dalla Procura di Venezia, per l'inchiesta sul MOSE. l'ex Ministro dell'Ambiente e poi delle Infrastrutture e Trasporti nei Governi Berlusconi sarebbe entrato nel gioco di dazioni di denaro, in cambio di favori, costruito da Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario del ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dell'opera, accusato di aver condizionato l'assegnazione dei lavori con la creazione di fondi neri da destinare al finanziamento illecito. In particolare, l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, avrebbe confermato le accuse nei confronti dell'ex ministro: aveva riferito di aver consegnato in diverse occasioni più di 400.000 euro, proveniente dalla casse del Consorzio, per le campagne elettorali di Altero Matteoli e, inoltre, di aver inserito nell'appalto per i lavori di bonifica e marginamento l'azienda di Erasmo Cinque, compagno di partito dell'ex ministro, su richiesta pressante di Matteoli. Erasmo Cinque intascò una parte degli utili degli interventi pur non avendo lavorato mai. Il 14 settembre 2017 in primo grado Matteoli e Cinque vengono condannati a 4 anni di reclusione per corruzione.