23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Banca Etruria

Boschi nella bufera, Banca Etruria come Tangentopoli?

Secondo il M5s inizia con il Caso Etruria la frana politica che assomiglia molto al caso Chiesa per Tangentopoli

La sottosegretaria alla vicepresidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, a Porta a Porta
La sottosegretaria alla vicepresidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, a Porta a Porta ANSA

ROMA - Il caso Boschi-Etruria rimbalza da un capo all'altro del web. E mentre l'ex premier, Matteo Renzi, cerca di difendere a oltranza il suo alter ego politico femminile - certamente anche per salvare se stesso - sostenendo che «non c’è alcun problema che il ministro dei Rapporti con il Parlamento incontri il capo di Consob» per parlare dei guai della banca di cui il padre è vicepresidente, la posizione di Maria Elena Boschi si fa sempre più scomoda. La stessa sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio è intervenuta ieri sera a Otto e mezzo per pronunciare la sua arringa in prima serata, ma sono in molti ormai a ritenere che oltre che per il presunto conflitto d'interessi le dimississioni dell'ex ministro del governo Renzi dovrebbero essere presentate anche per ragioni di opportunità politica, per provare a salvare in extremis la faccia del Partito democratico. A infliggere l'ultimo, durissimo colpo al caso Etruria sono state infatti le parole dell'ormai ex presidente di Consob, Giuseppe Vegas.

Più di un incontro tra Vegas e Boschi
Vegas e Maria Elena Boschi, stando alla testimonianza dello stesso ex presidente dell'Autorità di vigilanza, si sarebbero incontrati diverse volte per parlare anche di Banca Etruria. E c'è da aspettarsi fulmini e saette anche quando, la prossima settimana, avrà luogo anche l'audizione di Ignazio Visco. Nel frattempo, la maggior parte dei partiti all'opposizione sollecitano insistentemente le dimissioni della sottosegretaria. «Perché il Ministro per i rapporti con il Parlamento avrebbe dovuto incontrare così di frequente il vertice di Consob e parlare di Banca Etruria, non avendo competenza specifica sul mondo delle società quotate in Borsa?», si chiede il senatore M5S Carlo Martelli.

Il caso Etruria come Tangentopoli?
Secondo l'esponente pentastellato, la filosofia di chi gestisce la cosa pubblica al servizio dei cittadini non può che essere quella della trasparenza, per cui il ricorso «all'ambiguità, al non detto, ad omissioni reticenti ci convince dell'opacità della condotta della Ministra». Male non fare, paura non avere: «perché non si è detto tutto subito, perché non si è fatta partire la Commissione Banche fin da quando il MoVimento 5 Stelle l'aveva richiesta?», si chiede ancora. Il senatore grillino è convinto che il Paese sia di fronte all'inizio di una «frana politica» che assomiglia per molti versi alla vicenda con cui Mario Chiesa aprì la stagione di Tangentopoli.

Il M5s chiede le dimissioni
«La Boschi, al tempo ministro delle riforme del Governo Renzi e dunque estranea alle materie bancarie, prende un treno, va a Milano, incontra il capo di Consob, di nomina governativa, parla di Etruria dove a capo ci sta il padre, e secondo lei questa condotta non rappresenta una chiara influenza, seppur indiretta?» rilancia a sua volta la senatrice M5S Barbara Lezzi. «È lei stessa - prosegue - ad ammettere che 'mettere insieme Vicenza e Arezzo si sarebbe rilevato fallimentare' ed è sempre lei ad ammettere di aver espresso preoccupazioni su quell'operazione». Secondo l'esponente del M5s queste si chiamano «ingerenze, interferenze, pressioni, se non dirette, sicuramente indirette». Ma sono comunque «pressioni condotte per ottenere un risultato». Non pubblico o collettivo, ma «personale» in quanto direttamente riconducibile alla sua famiglia. Questo fatto per Lezzi ha «la stessa gravità dei fatti che hanno abbattuto la Prima Repubblica» e la Boschi ha una unica via da percorrere adesso: «quella che la allontani per sempre dal ricoprire incarichi pubblici», conclude la senatrice grillina.