20 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Politiche europee

Gentiloni e Boldrini spingono sulla su web tax

Il premier: «Sono imprese che hanno volumi di affari strepitosi nei nostri Paesi ma che hanno poche unità di dipendenti e che non hanno ciminiere o stabilimenti»

TALLINN - Andare avanti con la proposta della Commissione Europea per una web tax sui giganti internet, ma al tempo stesso i singoli Paesi europei lavorino «tra di loro anche nel senso della cooperazione rafforzata». Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, parlando a margine del vertice digitale in corso a Tallinn in Estonia.

Alla domanda dei cronisti se sia giusto andare avanti con la cooperazione rafforzata tra i Paesi più determinati, il presidente del Consiglio ha risposto: «Penso di sì. E' il senso del documento che i 4 Paesi avevano concordato in agosto e Parigi e proposto ai 28. Non possiamo accettare l'idea che il diritto di stabilimento delle imprese per i giganti e le piattaforme web sia concepito come una volta, quando pagavi le tasse nel posto dove avevi la fabbrica e i lavoratori. Oggi ci sono alcune di queste grandi piattaforme digitali che ci semplificano la vita e a cui non vorremmo mai rinunciare, che tuttavia hanno volumi di affari strepitosi nei nostri Paesi ma che hanno poche unità di dipendenti e che non hanno ciminiere o stabilimenti. C'è una proposta della Commissione sulla web tax, bisogna andare avanti su questa, ma i singoli Paesi non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra di loro anche nel senso della cooperazione rafforzata». In tempi rapidi? «Se possibile sì».

La presidente della Camera, Laura Boldrini, non sa se l'eventuale introduzione a livello Ue di una Web tax a carico dei colossi hi-tech possa essere uno strumento «contro le fake news, ma potrebbe essere uno strumento di giustizia fiscale». Lo ha detto a margine di un convegno sulle cosiddette notizie bufala organizzato dalla Rai nell'ambito del Prix Italia. «È inaccettabile che questi giganti del Web, che fanno tantissimi soldi, poi non paghino le tasse nel Paese dove fanno business. Io penso che sia una questione di giustizia e mi auguro che si arrivi a trovare un accordo» ha aggiunto la terza carico dello Stato.