17 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Atreju 2017

Minniti ospite d'onore dalla Meloni: qualche applauso e tanti fischi per il ministro ex Pci che ha dato un freno agli sbarchi

Ospite d’onore della kermesse di Fratelli d’Italia, il ministro dell’Interno Marco Minniti, accolto tra gli applausi della platea nonostante il titolare del Viminale fosse nella tana del nemico

Il ministro Marco Minniti ad Atreju
Il ministro Marco Minniti ad Atreju ANSA

ROMA - Ospite d’onore della kermesse di Fratelli d’Italia, il ministro dell’Interno Marco Minniti, accolto tra gli applausi della platea nonostante il titolare del Viminale fosse nella tana del nemico. Minniti, che sul palco di Atreju ha mostrato anche un’inedita autoironia, è stato intervistato da Mario Giordano e Gian Micalessin, e invitato a rendere conto della propria azione politica, in primis sull’immigrazione. I giornalisti, in effetti, gli riconoscono subito il merito di aver posto un evidente freno allo sbarco di migranti sulle nostre coste, contraddicendo, nei fatti, il mantra della sinistra secondo cui gli arrivi sui barconi non si possono fermare. E alla domanda se non si sentisse responsabile del ritardo nell’azione, Minniti ha risposto che sì, un amministratore politico deve sempre sentirsi responsabile. Ma ha ribadito che i flussi migratori possono essere governati. «Sono ministro dell’Interno da 9 mesi e 11 giorni», ha rivendicato, «ma ho una lunga esperienza di governo. Dal 1998 sono sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e dopo 19 anni sono diventato Ministro: tutto si può dire tranne che abbia bruciato le tappe», ha osservato Minniti, suscitando le risate della platea. Il titolare del Viminale si è inoltre attribuito il merito di aver compreso che la sfida è dall’altra parte del mondo e del mare. E ha ricostruito la sua fitta agenda degli ultimi mesi: come l’incontro, i primi di gennaio, con Serraj a Tripoli. «Avevo due strade: per 9 mesi dire che l’Europa non ha fatto la sua parte, ma dovevo dimostrare che l’Italia sapeva fare qualcosa».

L'accordo con la Libia
Minniti ha poi sottolineato i risultati dell’accordo firmato con la Libia a febbraio, che prevedeva il controllo delle acque internazionali libiche e l’addestramento della Guardia Costiera locale. In questo modo, sono state salvate e riportate in Libia 16.500 persone. C’era poi il problema del confine meridionale della Libia, che è la porta di ingresso verso l’Europa, non solo dell’Italia. Così, ha raccontato il ministro, il 31 marzo sono giunti a Roma i rappresentanti di tre tribù libiche. Questo incontro si è concluso con la firma di un documento che dimostrava come l’Italia, di fronte alle difficoltà dell’Europa, poteva fare da apripista per risolverle.

Legge Fiano
Sulla legge Fiano, la tensione nella sala è decisamente salita. Ai giornalisti che chiedevano conto di quel disegno di legge, Minniti lo ha difeso sostenendo che in democrazia la destra su alcuni temi deve fare necessariamente i conti. «Non dobbiamo in alcun modo consentire nella nostra democrazia che il morto affermi il vivo», ha detto il Ministro, in mezzo a un coro di fischi.

Sovranismo 
Altro momento ad alta tensione, quando si è chiesto conto a Minniti del suo passato nel Partito Comunista, una forza politica tradizionalmente poco patriottica. Il titolare del Viminale ha fortemente smentito questa ricostruzione storica: quando ci fu necessità di schierarsi contro i terroristi delle Brigate Rosse, il partito lo fece, ha affermato. A dimostrazione di ciò, Minniti ha ricordato quando Berlinguer disse «Mi sento più sicuro sotto l’ombrello della Nato».

Sgomberi e legalità
Sugli sgomberi e sulla circolare che ne è seguita, che gli intervistatori hanno interpretato come premio all’illegalità, il Ministro ha ribadito, tra le proteste della platea, che il rispetto della legalità è stato il suo primo pensiero. Il principio è inappellabile: chi occupa illegalmente un palazzo deve essere sgomberato. Ma a ciò, ha detto il titolare del Viminale, si è aggiunto un principio di umanità e di tutela di categorie deboli come i richiedenti protezione internazionale. Un’affermazione che poco è piaciuta alla platea di Atreju, che ha risposto nuovamente con i fischi.

Immigrati e integrazione 
Minniti ha anche rivendicato di aver tolto un grado di giudizio al procedimento di valutazione della richiesta d’asilo. Inoltre, ha dichiarato, in Europa su richiesta italiana si è stabilito che i Paesi che non accettano i rimpatri saranno sottoposti a un diniego dei visti legali da parte di tutta l’Ue. 

Islam
Infine, il rapporto con l’Islam. Il Ministro, che ha recentemente ribadito la necessità di assimilarsi per tutti gli islamici che rifiutano la legge italiana, si è guadagnato gli applausi della platea quando ha spiegato in che cosa consisteva il patto con l’Islam siglato dal Viminale. Due valori, in particolare, non sono negoziabili: la legge dello Stato non è sottoposta alla legge religiosa; e la donna non può essere in alcun modo succube dell’uomo. Tra le regole principali, il fatto che le moschee devono essere luoghi pubblici, i sermoni devono essere fatti in italiano e, se si costruisce una moschea, bisogna rendere pubblici i finanziamenti interni e internazionali. «Abbiamo chiacchierato molto, poi è arrivato uno che l’ha fatto», ha chiosato.