4 dicembre 2020
Aggiornato 18:00
Appalti

Scandalo Expo, Sala sotto accusa: è indagato anche per turbativa d'asta

La Procura Generale di Milano ha notificato al sindaco di Milano l'avviso di chiusura delle indagini a suo carico. Il primo cittadino è accusato di aver turbato la gara cosiddetta Piastra

MILANO - Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è accusato di aver «turbato la gara cosiddetta Piastra indetta da Expo 2015 con bando in data 20 dicembre 2011». Lo si legge nell'avviso di chiusura indagini notificato oggi dalla Procura Generale di Milano a Sala e ad altre 8 persone e due società indagate per il maxi appalto della Piastra di Expo. L'avviso di chiusura indagini è l'atto che di norma anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. L'istanza non potrà essere formalizzata prima di 20 giorni a partire da oggi. Dopodiché sarà un gip dello stesso Tribunale di Milano a decidere se disporre il processo per il sindaco o se proscioglierlo dalle accuse. Una nuova imputazione, dunque, viene contestata al sindaco di Milano in concorso con l'ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, e l'ex manager Expo Pierpaolo Perez, e incentrata sul maxi appalto vinto dalla Mantovani, società di costruzioni vicentina che si era aggiudicata la gara per la realizzazione della cosiddetta "Piastra" mettendo sul piatto 149 milioni di euro, il 42% in meno rispetto al valore iniziale della base d'asta di 272 milioni di euro.

Le accuse contro il sindaco
Sala, Rognoni e Perez sono tutti accusati di aver «aderito, anche su pressione di esponenti politici della Regione Lombardia (...) alle richieste dell'Associazione Lombarda Florovivaisti» per assegnare «ad una o più ditte aventi sede in Lombardia» la commessa sull'affidamento della fornitura delle essenze arboree da utilizzar nel sito dell'Esposizione Universale 2015. Sala avrebbe poi disposto «con mezzi fraudolenti» e «senza un provvedimento formale» lo stralcio della fornitura per il verde di Expo. Lo avrebbe fatto, sempre secondo quanto emerge nell'imputazione contenuta nell'avviso di chiusura indagini, senza «sottoporre a revisione il prezzo a base della gara di appalto di complessivi 272 milioni di euro».

La gara per la Piastra di Expo
E questo «nonostante lo stralcio della fornitura del valore di almeno 5 milioni di euro».Importo che Sala avrebbe «spalmato artificiosamente sulle altre lavorazioni, allo scopo di mantenere inalterato il valore della base d'asta». Scorporata la fornitura del verde, Sala avrebbe dovuto lanciare «un nuovo bando di prequalifica» che invece non è mai stato predisposto. Il bando è invece stato congegnato «in maniera tale da consentire la partecipazione» alla gara soltanto a un'impresa «avente come oggetto sociale l'attività florovivaistica ovvero la realizzazione di opere a verde». In questo modo, dalla gara per la Piastra Expo - è in sostanza la tesi dell'accusa - sarebbero state escluse tutte le aziende non attive nel settore vivaistico, anche se nel frattempo il capitolo per la fornitura per il verde era stato stralciato dal bando.

Turbativa d'asta?
Da qui l'accusa di turbativa d'asta. La fornitura di 6 mila piante a Expo venne assegnata nel luglio del 2013 con affidamento diretto (ossia senza il lancio di un bando di gara) alla Mantovani, la stessa società che alla fine dell'anno precedente si era già aggiudicata il maxi-appalto della Piastra, per un valore complessivo di 4,3 milioni di euro. Calcolatrice alla mano, 716 euro a pianta. Nel novembre successivo la Mantovani ottenne da un vivaista la subfornitura per il verde al prezzo di 1,6 milioni, 266 euro a pianta, con una plusvalenza di 2,7 milioni di euro.

L'indagine condotta dalla Procura Generale di Milano
L'indagine, condotta dalla Procura Generale che aveva avocato il fascicolo dopo la decisione del gip Andrea Ghinetti di respingere la richiesta di archiviazione dei pm, ha portato il sostituto procuratore generale Felice Isnardi a iscrivere il primo cittadino milanese per falso materiale e ideologico. Accusa relativa ai due verbali del maggio 2012 che Sala, sempre in veste di ex commissario straordinario del governo per Expo, avrebbe volutamente retrodatato (e dunque falsificato, secondo la procura generale) per sostituire due componenti della commissione aggiudicatrice della Piastra che nel frattempo erano risultati incompatibili. Oltre a Sala, l'inchiesta milanese coinvolge anche altre 7 persone.

"Vecchi" e "nuovi" indagati
Ai «vecchi» indagati, ossia l'imprenditore Paolo Pizzarotti, l'ex amministratore delegato del gruppo Mantovani, Pier Giorgio Baita, e l'ex manager Expo Angelo Paris, si sono aggiunti i nomi dell'ex manager Expo Pierpaolo Perez, del dipendente di MM Dario Comini e del presidente della società Coveco (ora Kostruttiva) Franco Morbiolo. Tutti accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta e tentata turbativa d'asta. Sotto indagine, ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa di società per reati commessi da propri dipendenti, anche i due gruppi Coveco e Mantovani. Le società Expo 2015 e Pizzarotti sono invece parti offese. Il sostituto pg Isnardi ha deciso di stralciare le posizioni dell'ex sub commissario Expo, Antonio Acerbo, e degli imprenditori Erasmo e Ottaviano Cinque. Per loro si prospetta una richiesta di archiviazione.