19 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
La ministra della Difesa in un'intervista alla Stampa

Pinotti: ecco il mio piano per mettere un freno agli sbarchi

In un'intervista alla Stampa, la ministra della Difesa Roberta Pinotti mette sul piatto le sue soluzioni per controllare le frontiere e mettere un freno agli sbarchi. Ma parla anche di Difesa europea e di Nato

La ministra della Difesa Roberta Pinotti
La ministra della Difesa Roberta Pinotti ANSA

ROMA - Come affrontare la crisi migratoria in corso nel Mediterraneo, che ormai, a più di quattro anni dalla strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, da emergenza si è trasformata in un vero e proprio fenomeno strutturale? Per la ministra della Difesa Roberta Pinotti la parola d'ordine è "prevenzione». In un'intervista a La Stampa, Pinotti spiega i cardini della sua «strategia» per controllare il fronte Sud e fermare le rotte dell’immigrazione clandestina. Una strategia che, sostiene, vede l'Italia già ampiamente attiva con azioni propositive. Innanzitutto con la formazione della Guardia Costiera libica nell’ambito della missione Sofia. «Ma anche con i carabinieri che formano le forze di polizia locale, come in Somalia», spiega. E, nel caso ci siano altre necessità, «le nostre forze armate potranno essere coinvolte in missioni di addestramento nei Paesi dove arginano i fenomeni migratori». Tutto ciò, però - si rende conto la Ministra - non basta. Prioritaria è la lotta contro gli scafisti, rispetto alla quale «Serve uno sforzo a trecentosessanta gradi: bisogna puntare sul sostegno allo sviluppo e all’economia di questi Paesi. È centrale il rafforzamento delle capacità di controllo e stabilità di quegli Stati».

Libia
Quanto all'ipotesi di un'estensione dei pattugliamenti europei nelle acque territoriali libiche, Pinotti ricorda che ogni decisione va fatta rispettando la sovranità libica e coordinandosi con il Governo locale. Pazienza se il governo di Fayez Al-Serraj è ancora molto debole e, di fatto, controlla una piccola parte del territorio libico; per la ministra il suo esecutivo sta gradualmente "mettendo a fuoco misure necessarie per le richieste di aiuto, noi siamo pronti a ogni eventualità. L’Ue dovrebbe destinare più soldi alla Libia per pattugliare le coste». Sulle ong, finite nella bufera dopo le affermazioni del pm Zuccaro, la titolare della Difesa ricorda che l'errore più grande è la generalizzazione: «bisogna distinguere tra chi salva vite umane. Diverso è se c’è chi commette reati che favoriscono gli squallidi traffici degli scafisti».

Ricollocamenti
In tutto questo quadro, però, la tanto decantata «solidarietà europea» continua a fare acqua da tutte le parti: basti vedere i ricollocamenti, che ancora, a due anni da quando furono inizialmente annunciati, non riescono a decollare. «Ci ha preoccupato e continua a preoccuparci la timidezza di sforzi a livello comunitario», ha osservato la Ministra, che ha ribadito: «Finora l’Italia ha fatto un lavoro importantissimo. Ora ci aspettiamo che questa solidarietà sia ripagata dall’Ue con ricollocamenti significativi. L’Europa deve passare dalle parole ai fatti».

Difesa europea
Che dire, invece, del progetto di Difesa europea, di cui si parla da decenni ma che non riesce mai a vedere la luce? Pinotti, in proposito, è ottimista, soprattutto perché ora - sostiene - si potrà contare su un nuovo interlocutore: il nuovo presidente francese Emmanuel Macron. «Sono certa che nei prossimi mesi ci sarà un’accelerazione decisiva. L’elezione di Macron aiuterà. Il primo dossier è proprio quello sulla Difesa europea coordinata. Anche la Germania ha una forte volontà in questa direzione». Non basta, però: per Pinotti «È fondamentale la volontà politica dei singoli Paesi membri. È il momento di fare scelte forti». In quest'ottica, la Brexit potrebbe essere addirittura un'opportunità: perché è vero che la Gran Bretagna è e rimarrà fondamentale dal punto di vista della Difesa, conservando un ruolo centrale nella Nato; altrettanto vero, però, che «fino a oggi il Regno Unito ha avuto una posizione conservativa: per questo la Brexit può rimuovere alcuni freni e far ripartire i dossier rimasti fermi negli ultimi anni».

Nato
La ministra parla anche dei prossimi impegni militari italiani nella Nato, rispetto ai quali l'Italia, afferma, non si tirerà indietro: «È imminente l’invio di 150 soldati nei Paesi baltici a difesa delle frontiere esterne con la Russia. Saranno sotto il comando canadese. Era doveroso non sottrarsi alla presenza in una zona dove ci sono preoccupazioni per i Paesi est dell’alleanza». Insomma: la guerra alla Russia prosegue. Nonostante il «boomerang» delle sanzioni.