15 settembre 2019
Aggiornato 15:30

Maroni s'inchina a Salvini ma lo ammonisce: «La Lega non è di destra. E' un'altra cosa»

Il governatore della regione più ricca d'Italia assicura fedeltà al partito e al suo segretario, ma prende le distanze dal lepenismo e punta al referendum dell'autonomia fiscale del 22 ottobre

Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni.
Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni. ANSA

MILANO – I militanti del Carroccio hanno eletto il loro segretario con una maggioranza bulgara. Matteo Salvini ha stravinto le primarie della Lega Nord centrando l'obiettivo con l'82,7% dei voti. Nulla da fare per lo sfidante, Gianni Fava, sostenuto dal Senatur Umberto Bossi e dal governatore della Lombardia. Proprio Roberto Maroni ha commentato in queste ore il verdetto delle urne leghiste rilasciando un'intervista al quotidiano La Stampa.

Maroni s'inchina a Salvini
Il risultato era scontato. Matteo Salvini è stato rieletto a furor di popolo segretario del Carroccio. E al governatore della regione più ricca d'Italia, che aveva sostenuto il suo sfidante, non resta ora che allinearsi alla volontà del popolo leghista assicurando lealtà verso il partito e il suo leader. «Ciò che dice Salvini io lo condivido», sottolinea Roberto Maroni all'indomani delle primarie della Lega Nord. «Premesso che quello che decide, una volta eletto, è il segretario ed è lui che determina la linea politica – prosegue il governatore - non ci possono essere alleanze diverse a livello nazionale e regionale».

"Anche con Bossi ho avuto scontri forti"
Maroni risponde così alla domanda del giornalista de La Stampa che gli aveva chiesto se la presa di distanza di Salvini da Alfano fosse un problema in Lombardia. Il governatore scioglie ogni dubbio sulla sua fedeltà nei confronti del partito e del suo segretario: «Anche con Bossi ho avuto scontri forti, anche ai suoi tempi c’era chi mi voleva cacciare dalla Lega, ma abbiamo sempre superato le incomprensioni in nome della Lega». E chiarisce così la sua posizione sulla svolta che Salvini ha impresso al partito: «Quando io dico 'prima il Nord' è perché come governatore della Lombardia ho questo compito. Non vuol dire che sia contro la decisione di Salvini di guardare al Sud».

La fase del lepenismo «è conclusa»
«Poi però dovrà essere lui a spiegare che il referendum in Lombardia vuol dire meno soldi al Sud e più denaro al Nord. Io faccio la mia parte», aggiunge. Maroni si smarca quindi dal Senatur, sostenendo che Umberto Bossi «sbaglierebbe se dovesse uscire dalla Lega. Mi spiace per lui, ma la politica va avanti a prescindere dai buoni sentimenti». Tra il governatore della Lombardia e Matteo Salvini è in corso «una leale collaborazione» ed entrambi – assicura Maroni – guardano nella stessa direzione. Per l'ex segretario la fase del lepenismo «è ormai conclusa». E non solo perché Marine Le Pen ha perso le elezioni francesi, ma «perché è un progetto politico opposto rispetto al nostro».

«La Lega non è di destra, è un'altra cosa»
Il Front National vuole uscire dall’Europa e tornare allo stato nazionale francese, «noi vogliamo invece l’Europa dei popoli e delle regioni, come insegnava Miglio», sottolinea Maroni e aggiunge che «la Lega non è di destra e un’altra cosa». Il governatore ha infatti messo in atto nella sua regione politiche «di sinistra», dal bonus bebé al welfare, che caratterizzano più propriamente una cosiddetta «destra sociale». E su questo punto «c’è diversità di opinioni con Salvini», chiarisce Maroni, ma poi ricorda che nel 1996 lo stesso leader del Carroccio era segretario dei giovani comunisti padani perciò assicura che «quelle sono le origini e alla fine anche lui condividerà questa posizione». Il prossimo obiettivo in vista è ora il referendum per l’autonomia fiscale del 22 ottobre e sarà lo spartiacque delle alleanze future.