4 dicembre 2022
Aggiornato 02:30
Primarie leghiste

Salvini contro Fava: il futuro contro il passato. A scontrarsi, due opposte concezioni della Lega

Lega contro Lega Nord: così si potrebbe sintetizzare la sfida delle primarie leghiste tra Matteo Salvini e Gianni Fava. Sovranismo contro nordismo, futuro contro passato: la parola agli elettori

Il segretario della Lega Matteo Salvini
Il segretario della Lega Matteo Salvini Foto: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO ANSA

MILANO - Qualcuno, durante il governo di Matteo Renzi, l'ha ribattezzato «l'altro Matteo», in contrapposizione al suo omonimo rivale politico. Ma, ormai è chiaro, lui aspira ad essere «il» Matteo, colui che restituirà sovranità all'Italia. E proprio oggi, Matteo Salvini si gioca il tutto per tutto, nella speranza di ottenere un nuovo mandato da parte dei propri militanti. Se riuscirà nell'impresa, sarà quindi il congresso federale di domenica 21 maggio a Parma a certificarne la vittoria.

Lo sfidante, Gianni Fava
A sfidarlo, l’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava, più legato all'idea «originaria» della Lega Nord, quella che, appunto non vuole rinunciare all'elemento geografico. A scontrarsi, in effetti, sono due visioni completamente diverse del partito: il «modernista» Salvini, quello che oggi vede la Lega un partito di governo, saldo nei suoi valori, non disponibile ai cambi di casacca e agli «inciuci» e, soprattutto, entusiasta di lottare non soltanto per il Nord, ma per tutta l'Italia. Dall'altra parte, con Fava, prevalgono le ragioni di un tempo, quelle del fondatore Umberto Bossi, quelle cristallizzate in quel manifesto per l'indipendenza della Padania che è l'articolo 1 dello Statuto, che ormai da tempo tra i salviniani si ventila di modificare. Lega contro Lega Nord, insomma.

Tra passato e futuro
La sfida, per certi versi, è presente e futuro contro passato e tradizione. E Salvini l'ha ribadito anche nella sua ultima intervista al Corriere della Sera, dove ha avvertito i suoi colleghi di partito che, senza cambiare, la Lega è destinata a ridursi a un partitino da 3%: un ritorno alle origini in tutto e per tutto. Negli ultimi giorni, in effetti, il tema del congresso - prima volutamente ignorato da Salvini - si è letteralmente infuocato, complici le bordate di Umberto Bossi, apertamente schierato per Fava. Salvini, però, è stato chiaro: chi voterà per lui sa che la Lega non è disponibile a improbabili alleanze con Forza Italia, e non è nostalgica dei tempi dei «lunedì di Arcore».

Nordismo e sovranismo
E poi c'è il governatore lombardo Roberto Maroni, che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha lasciato intendere di preferire la linea nordista di Fava, avvertendo peraltro Salvini che, dopo la debacle di Marine Le Pen, il «sovranismo» è finito. Salvini, però, non la pensa così: per lui il sovranismo è il futuro. Un futuro per cui bisogna combattere a testa alta. Ora, però, la parola passa alla base. Che oggi ha una missione importante: decidere in quale direzione andrà la Lega nei prossimi anni.