Italia povera

Povera Italia, Zaia: «I veri profughi sono gli italiani, ma per loro i 4,6 mld non ci sono»

Lo Stato destina 4 miliardi e 600 milioni di euro per i migranti, ma per gli italiani in difficoltà economiche, che secondo l’Istat sono oltre 7 milioni, nulla. Lo sfogo di Zaia il Presidente della Regione Veneto

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia
Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia (ANSA/ ANGELO CARCONI)

VENEZIA - Il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, commenta con evidente sconcerto le decisioni del DEF, il Documento di Economia e Finanza del Governo per supportare i costi dell’immigrazione. «I veri profughi sono quei 7 milioni e 209 mila veneti e italiani che, lo certifica l’Istat, vivono in condizioni di difficoltà economica – dichiara Zaia – Per loro però non si trovano 4 miliardi e 600 milioni di euro, che invece il Def ha trovato e destinato alle spese per l’accoglienza di immigrati che per l’80% non sono profughi, perché non sfuggono da guerre, carestie, persecuzioni religiose».

La povertà in Italia
Secondo l’Istat è ancora grave il disagio sociale in Italia. Pur migliorando le condizioni economiche, stando alle stime nel 2016 è ancora all’11,9% la quota di persone che vivono in nuclei familiari che sperimentano sintomi di disagio socio-economico. In totale sono circa di 7,2 milioni di italiani. «Più di tre milioni di famiglie venete e italiane stentano – prosegue Zaia – ed è a loro che un Governo che abbia a cuore la sua gente dovrebbe riservare risorse. Ho sempre detto che civiltà e umanità impongono di aiutare i bisognosi, e su questo non ci sono discussioni, ma se i bisognosi sono in realtà non più del 20% degli arrivati, per dare loro assistenza basterebbe poco meno di un miliardo. I conti non tornano per 3 miliardi e 600 milioni. Troppi per un Paese con 7 milioni e 209 mila poveri o avviati sulla via della povertà».

Senza lavoro
Ad aggravare la situazione è la mancanza di lavoro che, come dichiarato dal Direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Monducci, è «ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni», per cui la ricerca di occupazione risulta essere sempre più difficile. «Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo – sottolinea Monducci – il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)».