26 giugno 2017
Aggiornato 10:30
E propone prelievo Ue su transazioni finanziarie

Lingotto, Martina: si può sbagliare strada, diversi ma uniti

Maurizio Martina, la gamba 'di sinistra' del ticket con Matteo Renzi per la segreteria del Pd, interviene al Lingotto per spiegare la sua idea di Pd

Il ministro Maurizio Martina con Matteo Renzi al Lingotto.
Il ministro Maurizio Martina con Matteo Renzi al Lingotto. (ANSA/ANTONINO DI MARCO)

TORINO - Cita Aldo Regeni e poi il partigiano Aldo Cervi, propone una tassazione europea sulle transazioni finanziarie per sostenere la lotta alla povertà, chiede una nuova «stagione di diritti del lavoro», di affrontare il tema dell'equità fiscale. Un «riformismo radicale» che «è la missione della sinistra». Maurizio Martina, la gamba «di sinistra» del ticket con Matteo Renzi per la segreteria del Pd, svolge al Lingotto un intervento per marcare uno per uno i temi più caratterizzanti per quell'area. Ma avverte: «Il tema non sono le vecchie appartenenze di ciascuno di noi, ma la nuova appartenenza comune. Oltre la fusione fredda e il partito che ritorna ad avere un trattino. Non ci interessa questa prospettiva». Con uno slogan: «Diversi e uniti è possibile».

Si può sbagliare strada
Dal Lingotto, dove 10 anni fa il Pd nacque, riconosce che «si può sbagliare strada», ma l'errore da non commettere è «tornare indietro». E dunque «Non ci rassegniamo a un ritorno fuori tempo massimo alle antiche case madri. Non vogliamo riavvolgere il nastro della storia. Vogliamo portare a termine il percorso del Pd, con parole e impegni nuovi. Fuori dall'idea che il nostro partito diventi un rifugio, non vogliamo essere un rifugio». La prospettiva è ancora quella maggioritaria, che necessita di uno sforzo per «evitare la deriva iper-proporzionale» nella legge elettorale, per poter «governare e non testimoniare», «sporcarsi le mani» e «assumersi responsabilità».

No a divisioni
E allora l'invito è a «non percorrere più a sinistra le vie della divisione e soprattutto l'idea del vicino nemico», logica che già «troppo spesso ha regalato alla destra praterie insperate». Il Pd invece «è un patrimonio del Paese», perchè «senza il Pd non c'è futuro e senza il Pd non si battono le destre». Anche se deve diventare «un progetto collettivo, non solo una leadership. Un Partito democratico, plurale, moderno. Un partito pensante. Un partito popolare alternativo ai populisti, capace di prendersi cura», capace di essere un «argine alla deriva populista che stiamo vivendo». Ovvero un partito «all'altezza della prospettiva di 10 anni fa», che tenga insieme «identità e società aperta».

Due proposte
Per dare concretezza a questa prospettiva politica, Martina lancia una paio di proposte: in primo luogo, «penso che sia arrivato finalmente il momento di applicare un prelievo europeo sulle transazioni finanziarie speculative». Lo 0,05% su tutte le transizioni finanziarie dei soggetti che operano sui mercati, con il cui gettito «potremmo raddoppiare da subito l'intervento contro la povertà». Sul lavoro, invece, Martina riconosce che «non abbiamo ancora vinto la sfida. Siamo passati dalle tutele formali, inefficaci, alle tutele sostanziali. Ma dobbiamo fare ancora molto, e forse abbiamo sbagliato anche noi a dare l'idea che con queste scelte l'operazione fosse compiuta. E allora dobbiamo rimetterci in modo» con «una nuova stagione di diritti del lavoro», che guardi agli autonomi e alle partite Iva, e che affronti la sfida della rivoluzione digitale e delle protezioni sociali necessarie: il tema su cui «si misurerà ancora la differenza tra destra e sinistra». Un «riformismo radicale» che si deve porre anche il problema delle basi imponibili «per affrontare squilibri e anomalie a danno dei redditi da lavoro». Oppure «affermare il principio che le tasse vanno pagate dove si producono i profitti. Vale per la grande multinazionale e per il picolo imprenditore».