21 settembre 2019
Aggiornato 21:31
L'accusa dell'ex braccio destro di Bertolaso

Miozzo: «La Protezione civile è stata distrutta per colpire politicamente Bertolaso»

Agostino Miozzo in una intervista a Libero ha spiegato: Non c’è democrazia nel governo delle emergenze. E ci deve essere una sola persona che prende decisioni, che comanda, per poi rispondere e dar conto delle decisioni prese, ed eventualmente pagare se ha sbagliato

ROMA – La Protezione civile è stata «distrutta» per «colpire politicamente una persona, Bertolaso»: parola dell'ex braccio destro del capo dell'organizzazione, Agostino Miozzo che ha rilasciato una lunga intervista a Libero.

«Con Bertolaso la Protezione civile funzionava»
Secondo Miozzo «anche se era per certi aspetti ammissibile» un attacco politico all'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, bisogna ricordare che «con quella persona» il sistema «comunque funzionava». Inoltre, ha proseguito l'ex dirigente pubblico, la Protezione civile era un «patrimonio del Paese e della società civile, il risultato e la maturazione di un percorso di costruzione di un sistema iniziato con Giuseppe Zamberletti, proseguito con Franco Barberi, e consolidato con Bertolaso».

«L’emergenza non può avere briglie burocratiche»
La dimostrazione di questo lento ma inesorabile smantellamento è sotto gli occhi di tutti, ha spiegato il medico, che dal 1 gennaio dopo 30 anni ha lasciato ogni incarico istituzionale per impegnarsi con Emergency: «Con la fine del mandato di Guido Bertolaso, la Protezione civile in Italia è stata depotenziata e fa oggi fatica a rispondere adeguatamente a situazioni di estrema emergenza. L’emergenza non può avere briglie burocratiche. Se si considerava necessario disporre di dieci o venti turbine il capo della Protezione civile avrebbe dovuto essere nelle condizioni di poterle comprare, affittare o persino requisire alle regioni del nord, per esempio, dove oggi non c’è una necessità immediata. Se le previsioni dicono che arriveranno due metri di neve, allora devi prepararti e portare i mezzi necessari dal nord o dal sud Italia, o magari richiederli dall’estero. Questo potere deve essere in mano al capo della Protezione civile».

Oggi «qualcosa non ha funzionato»
Per Miozzo «qualcosa non ha funzionato», come dimostra la mancanza di turbine o spazzaneve, o che si è «atteso troppo prima di iniziare la pulizia delle strade», ma anche che «per giorni decine di migliaia di persone non hanno avuto l’energia elettrica, numerose famiglie sono state isolate per giorni e non raggiungibili». Tutto questo non è «responsabilità del singolo, ma di un sistema che ha dimostrato lacune», che trovano la loro origine in una catena di comando poco chiara. «È evidente che le modifiche normative volute dal presidente Mario Monti abbiano depotenziato l’intero sistema della Protezione civile e con questo il ruolo che spetterebbe al capo del dipartimento».

Il ruolo politico di Vasco Errani
Ora infatti la gestione della crisi è affidata al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che lavora con il commissario straordinario Vasco Errani, «i cui compiti paiono essere quelli di un commissario politico», ha sostenuto Miozzo. Il problema è che la gestione dell’emergenza «non può essere configurata come una democrazia assembleare: non c’è democrazia nel governo delle emergenze. E ci deve essere una sola persona che prende decisioni, che comanda, per poi rispondere e dar conto delle decisioni prese, ed eventualmente pagare se ha sbagliato».

«Non siamo più la miglior Protezione civile, il modello nel mondo»
L'ex braccio destro di Bertolaso ha voluto ricordare che «abbiamo uomini e donne che fanno cose eroiche con grande dedizione», ma «oggi non vedo molto attiva la Protezione civile a livello internazionale. Anche se ci sono molte attività in corso, non siamo più la miglior Protezione civile, il modello e l’esempio in Europa e nel mondo. Oggi non siamo più protagonisti, ma gregari».