22 febbraio 2020
Aggiornato 21:00
Ora che è a Palazzo Chigi cosa farà?

Tutte le sfide del governo «Genticlone»

Non solo legge elettorale. Gli «scopi» del governo Gentiloni saranno molti di più: dal nodo Mps all'immigrazione, dal terremoto agli appuntamenti internazionali

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ROMA - Chi pensa che l'incarico che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito a Paolo Gentiloni abbia l'unico (o quasi) scopo di varare la legge elettorale con cui andremo, ancora non si sa quando, alle elezioni, nei prossimi mesi dovrà probabilmente ricredersi. Perché il governo di Gentiloni, di scopi, in realtà, ne avrà ben più di uno. Scopi che riguardano, verosimilmente, questioni piuttosto centrali per l'Italia, lasciate aperte dell'ex inquilino di Palazzo Chigi e che il suo successore avrà la responsabilità di affrontare.

Le questioni aperte
Come lo farà, per molti, è piuttosto scontato, a giudicare dai soprannomi ironici - uno su tutti «Genticlone» - che il neo-premier si è già guadagnato, e che alludono a una sostanziale continuità (per usare un eufemismo) con l'esecutivo del suo predecessore. Fatto sta che le questioni sul tavolo sono numerose e di evidente portata: emergenza terremoto - argomento che sta particolarmente e giustamente a cuore al capo dello Stato -, immigrazione, rapporti con l'Europa, Monte Paschi, banche, incognite sulla legge di bilancio e sulle riforme lasciate incompiute da Renzi.

Diverso da Renzi soprattutto su una cosa: il carattere
Lo sostiene anche Stefano Cingolani sul portale Formiche.net, affermando che, nonostante le tante allusioni più o meno ironiche delle opposizioni, quello di Gentiloni sarà tutto sommato un esecutivo diverso da quello di Renzi. Diverso, soprattutto, su una cosa: lo stile. Perché, se è innegabile che la più recente ascesa politica di Gentiloni lo abbia collocato saldamente nel solco del renzismo, è pur vero che a distinguere l'attuale capo dell'esecutivo dal suo predecessore c'è il carattere. Che, in politica, ha la sua importanza, se è vero che, come per stessa (stupita) ammissione dell'ex premier, a mandare a casa Renzi ha concorso anche l'«antipatia» che milioni di italiani nutrivano verso di lui.

Propensione al dialogo
Gentiloni, invece, non ha nulla di quell'ego ipertrofico e bulimico, di quell'arroganza, di quella spavalda sicurezza che hanno caratterizzato i mille giorni a Palazzo Chigi dell'ex sindaco di Firenze. Al contrario, l'innata propensione al dialogo che caratterizza l'ex titolare della Farnesina – dimostrata dal suo lungo cammino nel centrosinistra – gli sarà utile per confrontarsi con le diverse correnti del Pd, e con le altre forze politiche di opposizione, Forza Italia in primis. Con la quale, da ministro delle Comunicazioni, Gentiloni ha già avuto modo di interloquire.

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Le parole di Gentiloni dopo la nomina
Dopo il suo incontro con Mattarella, domenica Gentiloni ha detto che tra i suoi obiettivi c’è quello di «accompagnare e se possibile facilitare il lavoro delle forze parlamentari per definire, con necessaria sollecitudine, le nuove regole elettorali», e ha aggiunto a chi lo accusava di essere una mera «fotocopia» del suo predecessore, che dalle consultazioni del presidente della Repubblica è emersa «l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizione a condividere le responsabilità in un nuovo governo». Gentiloni ha detto quindi che si muoverà «nel quadro del governo e della maggioranza uscenti» per riprendere a governare.

Una complessa contingenza internazionale
Una sfida certamente non facile, e che pare già più varia e complessa di quanto non lascino presagire le parole dell'attuale premier. Anche perché la contingenza storica a livello internazionale, a maggior ragione dopo l'elezione di Donald Trump, impone all'Italia una presenza e una credibilità a livello globale. Saranno mesi certamente significativi a livello geopolitico, con un generale ridisegnarsi di nuovi equilibri strategici a seguito dell'entrata del tycoon alla Casa Bianca. Equilibri che potrebbero riguardare anche i rapporti con la Russia e le tanto discusse sanzioni. Tra l'altro, proprio il Belpaese dovrà ospitare, i prossimi 26 e 27 maggio, il G7 a Taormina, appuntamento a cui sarà verosimilmente rappresentato ancora una volta da Gentiloni.

Le incognite in casa Pd
E poi c'è la questione più «interna» di tutte: quella del Pd, che in gran parte pare apprezzare la figura dell'ex ministro degli Esteri. Perché, se anche la linea di Renzi al referendum costituzionale è uscita largamente sconfitta, è pur vero che gli elettori democratici schierati per il No sono una sparuta minoranza. E che, al momento, di «leader» di sinistra in grado di sfidare l'ambizioso Matteo alle primarie non se ne vedono. Tutto lascia pensare, insomma, che l'era Gentiloni sarà più densa del previsto.