27 febbraio 2020
Aggiornato 22:00
Lega Nord

Salvini: «Renzi a casa». E sull'euro attacca: «Un'enorme truffa convenuta solo alla Germania»

Intervento su due fronti, referendum costituzionale ed uscita dalla moneta unica, per Matteo Salvini, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì su La7

ROMA – Intervento su due fronti, referendum costituzionale ed uscita dall'euro, per Matteo Salvini, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì su La7. La puntata si è aperta con il conduttore che ha chiesto il parere del segretario della Lega Nord sulla consultazione popolare del prossimo 4 dicembre e lui ha risposto che non è poi questo gran tema per il «Paese normale».

«Con il referendum mandiamo a casa Renzi»
Il leader del Carroccio ha spiegato: «Quando vado in giro per l'Italia, entro nelle aziende, negli ospedali la gente mi chiede, quando si torna a vivere? Sì una domanda sul referendum me la fanno, ma poi mi chiedono quando torniamo a parlare di tasse, di lavoro, di pensioni...». Sul risultato della votazione, il leghista ha le idee chiare: «Lo mandiamo a casa», ma non solo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma anche «gli Alfano, i Verdini, il Monte Paschi di Siena, la Boschi...tutti». Salvini ha detto che quello del 4 dicembre non sarà solo un voto sulla Costituzione ma sarà soprattutto un voto politico, dove gli italiani si esprimeranno su quello che il «governo ha promesso e non ha mantenuto: tolgo Equitalia e invece gli ha cambiato nome, cancello la legge Fornero e mi invento una truffa, perché l'anticipo pensionistico è una truffa». Floris ha incalzato l'europarlamentare, domandandogli cosa succederà in caso di crisi di governo e Salvini ha ironizzato: «Forse finalmente dopo Monti, dopo Letta e dopo Renzi possiamo chiedere agli italiani di andare a votare?».

«A Berlusconi ho detto: se vuole l'alleanza deve dire fuori dall'euro»
Poi la discussione è passata sull'Europa, con il conduttore che ha ricordato le ultime stoccate del premier contro Bruxelles. Il leader della Lega ha ammesso che «da 15 giorni Renzi se la prende con l'Ue», ma ha anche sottolineato tutte le volte che l'esecutivo guidato dall'ex sindaco di Firenze ha votato leggi «perché ce lo chiede l'Europa» elencandone alcune come la direttiva sulle banche «che sta massacrando i risparmi degli italiani», la direttiva Bolkestein «che mette a rischio 300mila posti di lavoro in Italia», le sanzioni contro la Russia «che ci sono costate 5 miliardi di euro», i 6 miliardi «regalati alla Turchia, che poi si sono accorti che era una dittatura». Il numero uno del Carroccio ha insistito: «Allora o ci sei o ci fai. Io l'Europa la voglio cambiare. Io uscirei dall'euro domani mattina». Per argomentare il ritorno alla Lira, Salvini ha ricordato che l'anno in cui l'Italia è cresciuta di più è il 1996 e ha chiesto al pubblico: «Che moneta c'era quell'anno? Guadagnavate di più nel '96 o oggi? Risparmiavate di più nel '96 oppure ora?». Il conduttore ha provato a «smontare» il ragionamento di Salvini, che ha fatto evidente presa sul pubblico, rivolgendosi anche lui alla platea chiedendo: «Se vi offrissi delle lire nate ora, mi dareste tutti gli euro che avete nel portafogli?» e il leghista ha replicato: «Dipende da quanti soldi hanno in tasca», raccogliendo l'approvazione si di Floris che del pubblico. Il numero uno del Carroccio ha proseguito nel suo ragionamento anti-euro spiegando che i Paesi europei che crescono di più sono quelli che hanno una loro moneta, mentre l'euro «è stata un'enorme truffa che è convenuta solo ai tedeschi». In conclusione l'eurodeputato ha proposto un paragone con il regno Unito post-Brexit: «La sterlina si è svalutata? Sì, come un'eventuale lira perderebbe valore in caso di addio all'euro, mettiamo il 20 per cento in meno. Qual è il risultato negativo? Spiegatemelo. Se lei deve comprare casa in Germania le costa di più, vero. Una lira dal valore più giusto significa che le imprese italiane hanno il 20 per cento di valore in più per esportare le loro merci, gli stipendi vengono pagati in lire». In conclusione Salvini ha annunciato di aver posto l'uscita dall'euro come conditio sine qua non per formare una nuova alleanza con Forza Italia: «L'ho detto anche a Berlusconi, se vuole allearsi con noi deve dire fuori dall'euro».