19 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
Forze d'élite in guerra contro l'Isis

Truppe speciali italiane in Libia e Iraq autorizzate direttamente da Renzi

Alcune truppe italiane sarebbero attive tra Sirte e la provincia di Al Abar. A confermarlo un documento del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali: gli italiani sono in Libia e Iraq insieme a Usa, Francia e Uk

ROMA – L'articolo 7 bis della legge n.198 dell'11 dicembre del 2015 di conversione del decreto di proroga delle missioni militari all’estero prevede che truppe dell'esercito italiano vengano inviate in zone di guerra per iniziativa personale del Capo del Governo senza che vi sia alcun voto in Parlamento. È proprio in virtù di questo articolo che alcune truppe italiane sarebbero attive tra Sirte e la provincia di Al Abar per contrastare i terroristi dello Stato Islamico.

L'Italia in guerra, ma nessuno lo sa
Accanto a quelle di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, le forze speciali italiane hanno messo piede in Libia, per sostenere l'esercito del governo di Al Serraj. A confermare la notizia – anticipata da Il Fatto Quotidiano alla fine di luglio – è un documento trasmesso dal Copasir e redatto dal Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali. Il Fatto Quotidiano, in un articolo dal titolo interessante «La guerra segreta dell'Italia: forze speciali in Libia e Iraq. Ma il Parlamento è all'oscuro di tutto», si parlava di operazioni militari segrete condotte dalle forze speciali e «decise dal Governo all'insaputa del Parlamento», truppe d'élite italiane che partecipano ai combattimenti contro lo Stato Islamico, ma senza che nessuno ne sappia nulla.

A Misurata per riconquistare la roccaforte Isis di Sirte
L'operazione, autorizzata dal premier lo scorso 10 febbraio, «con un decreto subito secretato», sappiamo in via del tutto «ufficiosa» - come si legge ancora su Il Fatto che si tratta di un piccolo distaccamento con base all'aeroporto militare di Misurata, che partecipa insieme alle forze speciali britanniche all’operazione «Banyoun Al Marsoos» (Struttura Solida) avviata lo scorso maggio dalle brigate di Misurata e dalle guardie petrolifere di Ibrahim Jadhran «per riconquistare la roccaforte Isis di Sirte». Nel documento arrivato al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si legge che si tratterebbe di operazioni effettuate «in applicazione della normativa approvata lo scorso novembre dal Parlamento». Normativa secondo la quale il Presidente del Consiglio è nella facoltà di autorizzare missioni all’estero di militari dei nostri corpi d’élite sottoposti alla catena di comando dei servizi segreti con tutte le garanzie connesse, compresa l'immunità.

Il premier e gli interventi in caso di situazioni di crisi
Come anticipato, la normativa in questione è quella dell'articolo 7 bis della legge n.198 dellì11 dicembre 2015 di conversione del decreto di proroga delle missioni militari all'estero, approvata alla Camera prima, il 19 novembre, e al Senato qualche giorno dopo, il 3 dicembre. La norma consente al presidente del Consiglio – con il parere del Copasir, comunque non vincolante – di attivare «forze speciali della Difesa con i conseguenti assetti di supporto della Difesa» per intervenire in caso di «situazioni di crisi o di emergenza all’estero che coinvolgano aspetti di sicurezza nazionale o per la protezione di cittadini italiani all’estero».

L'Italia combatte contro l'Isis anche in Iraq
Non solo Sirte. I militari italiani sono stanziati anche in Iraq, da dove, nella provincia di Al Anbar, combattono nell'operazione «Centuria». In territorio iracheno, si trova la Task Force 44, basata in un primo momento su un’aliquota del 9° Reggimento d’assalto «Col Moschin», poi affiancata dalle altre unità che rispondono al Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali, dagli incursori di Marina del Comsubin, quelli del 17° Stormo dell’Aeronautica e i Gis dei Carabinieri, supportati dai ricognitori del 185° Folgore e dai Ranger del 4° Alpini.