17 settembre 2019
Aggiornato 16:30

Meloni boccia Parisi: Per il leader del centrodestra servono le primarie

La presidente di FdI si dice convinta che per trovare un leader, il centrodestra abbia bisogno di una selezione. A fare da collante per la rinascita della coalizione potrebbe essere la campagna per il «no» al referendum costituzionale

ROMA – Giorgia Meloni si prepara al battesimo del comitato «No grazie», che si terrà il prossimo sabato ad Arezzo e intanto commenta gli ultimi movimenti in senso al centrodestra. A muovere le acque, stavolta, è l'ex candidato a sindaco di Milano Stefano Parisi, che annuncia la sua discesa in campo per ricostruire e «rigenerare» il centrodestra. Meloni non ci sta e afferma che è disposto a giocare solo con «chi è alternativo a Renzi».

Il no a Parisi
Per la leader di Fratelli d'Italia, l’idea di diventare leader dalle pagine di un giornale «non funziona». Si riferisce a Parisi che, proprio attraverso un'intervista rilasciata a La Stampa, ha proposto l'idea di un centrodestra allargato, sulla scia della coalizione che a Milano ha sfiorato la vittoria, che vada da Salvini a Passera, passando anche per Forza Italia. «Ogni contributo è benvenuto – spiega Meloni –, ma prima di tutto bisogna trovare i valori che ci legano e sulla base di questi individuare un sistema per scegliere il miglior portabandiera di una coalizione antirenziana».

La selezione del leader del centrodestra
È per le primarie, la leader di FdI. Una formula di selezione, per Meloni, è la soluzione migliore che si possa trovare per «cementare la coalizione». A giocare un ruolo importante in questo senso potrebbe essere proprio la campagna contro il referendum costituzionale del prossimo autunno. Per la Meloni bisogna avere il coraggio di entrare nel merito e per dire che questa riforma è un’occasione per il Paese, perché si sarebbe potuto introdurre l’elezione diretta del premier, l’abolizione del Senato o inserire, come Fratelli d'Italia chiede da tempo, un tetto alle tasse in Costituzione. Questo è il fulcro della giornata di Arezzo, alla quale la presidente di FdI ha invitato tutti coloro che «non giocano su due tavoli, dirigenti nazionali e, soprattutto, sindaci, presidenti di regione, amministratori locali».

FI vota «no» ma pericoloso chi vuole ancora Renzi
Su Forza Italia, Meloni non ha dubbi: gli azzurri sono tutti impegnati nella campagna per far fallire il referendum promosso dal Governo Renzi. A preoccupare la leader i FdI sono però quei soggetti che ritengono che il presidente del Consiglio dovrebbe rimanere in partita anche se vincesse il «No». Meloni non ha dubbi: se Renzi dovesse perdere, dovrà andare a casa, perché bisogna andare al voto. «Non c’è un altro governo, non ci sono larghe intese, non c’è unità nazionale. In democrazia ci sono le elezioni. Questo per me è il discrimine», afferma ancora.

Il ricatto di Renzi
L'assenza di una legge elettorale omogenea per Camera e Senato non può essere motivo per il premier per vincere il referendum. «Io ritengo che sia infame», dice ancora la leader di FdI, che ritiene l'atteggiamento di Renzi un «ricatto»: per essere un capo del Governo degno, Renzi dovrebbe essere in grado di risolvere a monte il problema, «per lasciare la gente libera di decidere secondo coscienza». Per Meloni, è necessario fare subito una legge elettorale con una clausola in cui viene spiegato che se non dovesse passare la legge costituzionale, entrerebbe in vigore questo sistema: «Sono sicura che tutti i partiti sarebbero pronti a dargli una mano’».