il rapporto annuale

Scontro treni Puglia, Cantone: «Anche causato dalla corruzione»

Secondo il presidente dell'Anac i risultati della lotta alla corruzione non sono incoraggianti e le misure sono adeguate solo in 4 casi su 10. Ecco le cause e la presentazione del nuovo Piano nazionale anticorruzione

ROMA - La strategia nazionale di prevenzione della corruzione delineata dalla legge 190 del 2012 che ha istituito l'Anac si fonda soprattutto sul Piano nazionale anticorruzione ma sul fronte dei piani triennali di prevenzione della corruzione (disciplinati anch'essi dalla legge 190 che spettano non soltanto alle amministrazioni e agli enti pubblici ma anche agli enti di diritto privato sottoposti al controllo delle Autonomie territoriali e, quindi, alle società da queste partecipate) «i risultati non sono incoraggianti»: lo ha detto il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, illustrando al Senato la Relazione al Parlamento per l'anno 2015. E non ha dimenticato di parlare dell'incidente avvenuto in Puglia.

Cantone: L'incidente in Puglia è collegato alla corruzione del paese
Raffaele Cantone ha dichiarato, durante la presentazione in Senato della Relazione annuale 2015, che l'incidente ferroviario avvenuto in Puglia, in cui sono morte 23 persone, ha «purtroppo un oggettivo collegamento» con l'argomento della discussione di oggi. "L'incidente è probabilmente frutto di un errore umano e lo accerterà la magistratura - ha detto il presidente spiegando il perché del legame fra lo scontro e la corruzione - ma è certamente frutto e conseguenza di un problema atavico del nostro Paese che è la difficoltà di fare le infrastrutture", di mettere in campo infrastrutture adeguate malgrado gli sforzi e gli impegni messi in campo e «una delle ragioni oggettive della difficoltà di fare infrastruttrure è da individuare nella corruzione».

I risultati non sono incoraggianti
Cantone ha quindi aggiunto: «Il nostro pensiero commosso va sicuramente alle vittime, a quei volti sorridenti e perduti e a quelle lamiere accartocciate». Poi ha proseguito parlando dell'aggiornamento da parte dell'Autorità del Pna nel 2015 e del fatto che nel corso di quest'anno ha provveduto alla redazione del nuovo, attività precedute dall'esame dello stato di attuazione della normativa, effettuato in collaborazione con il Formez e l'Università di Roma Tor Vergata, attraverso l'analisi di oltre 1.900 Piani adottati per il triennio 2015-2017. E «i risultati, purtroppo, non sono incoraggianti e dimostrano come il primo Pna del 2013 sia rimasto sostanzialmente 'un pezzo di carta'», ha sottolineato Cantone.

Le misure sono adeguate solo in 4 casi su 10
Cantone ha spiegato: «Se da un lato, infatti, per oltre il 96% dei casi esaminati risulta adottato almeno un Piano» (tanto che nel 2015 le sanzioni amministrative previste per la sua mancata adozione sono state solo 10), «la qualità degli stessi appare modesta»: l'analisi del contesto esterno è assente per oltre l'84% dei casi, la mappatura dei processi delle aree a rischio obbligatorie è di scarsa qualità e analiticità in circa tre quarti dei casi, mentre le misure di trattamento del rischio sono adeguate solo in 4 casi su 10.

Le cause secondo Cantone
«Criticità che sono confermate anche dall'attività di vigilanza: nel corso del 2015» , ha reso noto il presidente Anac. Infatti sono stati aperti ben 929 procedimenti istruttori, alcuni relativi ad importanti amministrazioni come Roma Capitale e il Ministero dello sviluppo economico. Per Cantone «l'attuazione insoddisfacente del Pna è riconducibile a diversi fattori»: in primis, le difficoltà organizzative delle amministrazioni, complice la scarsità delle risorse finanziarie, ma anche un diffuso atteggiamento di mero adempimento formale, limitato ad evitare le responsabilità in caso di mancata adozione del Piano.

Il disinteresse degli organi di indirizzo politico
E «a ciò si aggiunge il problema, sempre più evidente, dell'isolamento del Responsabile della prevenzione della corruzione (Rpc) nella formazione e nell'attuazione del Piano», a fronte del sostanziale disinteresse degli organi di indirizzo politico, che «il più delle volte si limitano a ratificare il suo operato, approvando il Piano senza alcun approfondimento o supporto reale all'attività». E, anche per capire meglio i problemi che vivono in concreto i Responsabili della prevenzione della corruzione, l'Autorità ha organizzato, per il secondo anno consecutivo, una giornata nazionale di incontro, svoltasi lo scorso 24 maggio con l'adesione di 330 Rpc provenienti da tutta Italia.

Contratti pubblici e sanità sono ad alto rischio corruttivo
E le criticità rilevate «hanno consigliato, sia per l'Aggiornamento 2015 che per il nuovo Pna, di confrontarsi, attraverso appositi tavoli tecnici, con i soggetti istituzionali rappresentativi dei destinatari del Pna» e di puntare sulla semplificazione e sulla differenziazione dei contenuti in relazione alle diverse tipologie e dimensioni delle amministrazioni. Nell'Aggiornamento del Pna 2015 - ha sottolineato Cantone - «sono stati approfonditi alcuni settori ad alto rischio corruttivo per i quali le analisi avevano mostrato maggiori carenze, e cioè i contratti pubblici e la sanità».

Le aree a rischio specifico
Per i primi - ha ricordato - si sono proposti indicatori che, in sede di controllo interno, consentono di avere un quadro dinamico sull'andamento dei processi, ai fini della corretta mappatura degli stessi. E «per i secondi, con il costante contributo di Agenas, sono state suggerite misure per governare i rischi corruttivi nelle aree obbligatorie e individuate ulteriori aree a 'rischio specifico'», quali l'attività libero professionale, i rapporti contrattuali con i privati accreditati, il decesso in ambito intraospedaliero, la farmaceutica, i dispositivi medici, la sperimentazione e le sponsorizzazioni.

Per 10 anni non si è parlato di corruzione
Quindi, stando ai risultati, il primo piano nazionale anticorruzione, quello del 2013, era solo un 'pezzo di carta'? «Oggettivamente era complicato, il nuovo è molto più stringato, appena 28 pagine e con indicazioni molto più precise», ha spiegato il presidente dell'Anac. Ma «non si può tornare indietro - ha proseguito - la strada è quella tracciata, ma naturalmente la prevenzione non è visibile, non dà risultati tangibili dal punto di vista della individuazione dei reati». E ha concluso sottolineando che è comunque «incoraggiante che il fenomeno emerga. Personalmente dubito di calcoli e classifiche basati su dati che non hanno alcuna scientificità, ma l'aumento delle segnalazioni è sicuramente un segnale di cambiamento. Per almeno dieci anni la parola corruzione è scomparsa dal dizionario, questa rinnovata attenzione è comunque importante».