16 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
Esempio da seguire la competizione bipolare emersa alle comunali

«Milano modello di democrazia europea». E' proprio così?

Secondo Civiltà Cattolica, il modello bipolare di competizione elettorale che si è realizzato a Milano in occasione del recente voto comunale accredita il capoluogo lombardo a essere un esempio di metropoli europea

MILANO - Il modello bipolare di competizione elettorale che si è realizzato a Milano in occasione del recente voto comunale - tra Stefano Parisi per il centrodestra e Giuseppe Sala per il centrosinistra, con la vittoria (non schiacciante) di quest'ultimo - accredita il capoluogo lombardo a essere un esempio di metropoli europea. Lo scrive Francesco Occhetta sul prossimo numero di Civiltà Cattolica (in uscita il 23 luglio), facendo una riflessione sulle elezioni amministrative dello scorso giugno, che hanno portato alle urne oltre 13 milioni di italiani.

Milano locomotiva d'Italia
Dopo aver sottolineato l'astensione 'atipica', la tripartizione politica del sistema italiano e l'ondata culturale europea, che evidenzia una crisi dei partiti tradizionali e l'emergere di movimenti alternativi al sistema, la rivista dei gesuiti mette l'accento sulle elezioni a Milano e sul ruolo di traino per la politica di casa nostra che queste potranno avere.

Il dato più promettente d'Italia
Di fronte a segnali non positivi arrivati dalle urne (su tutti, la sempre più montante disaffezione dei cittadini per il voto) Civiltà Cattolica ha sottolineato come «il dato più promettente» sia stato «la sfida di Milano, in cui si è assistito a un confronto bipolare, basato sulla qualità dei programmi e sulla selezione di una classe dirigente di qualità». Per Occhetta Milano «è l'esempio di come le elezioni si vincano con programmi di governo che persuadono l'elettorato moderato. Un esperimento - ha sottolineato - che accredita Milano a essere una città europea e un modello possibile di democrazia europea con due poli alternativi e antagonisti, in cui uno ha obbligato l'altro alla qualità della propria proposta».

Risolvere i problemi: l'obiettivo (complicato) dei sindaci
Per il bisettimanale dei gesuiti anche le amministrazioni comunali non potranno esimersi dal costruire, insieme alle politiche locali, anche quelle globali. Soprattutto i sindaci delle città più importanti saranno chiamati a risolvere i loro problemi, facendo diventare la città che amministrano sempre più europea e integrata, per garantire crescita economica e una corretta gestione delle aree dell'edilizia, sanità, traffico. In campagna elettorale, viene sottolineato, «si è discusso troppo poco della criminalità organizzata, della corruzione e dell'eccessiva burocratizzazione che condizionano la vita sociale di molte città. È per questo che il buon governo della città si costruisce al di là delle appartenenze politiche e attraverso la responsabilità dei cittadini».

Dopo il voto 'liquido'
Civiltà Cattolica non ha dubbi: governare le città è un mestiere duro. Il «voto liquido» che ha prevalso senza appartenenza politica e progettualità sarà pronto a cambiare presto opinione, se quello che è stato promesso non sarà mantenuto. Amministrare non significa solamente risolvere bene i problemi aperti, come il traffico, la sicurezza, i servizi sociali: «occorre avere un'idea politica di sviluppo di città. Per questo, un ceto politico all'altezza dei propri compiti dovrebbe con urgenza chiedersi cosa significa formare la classe dirigente di oggi e di domani».

(Fonte Askanews)