18 novembre 2019
Aggiornato 19:00

Festa della Repubblica, Meloni: Oggi avremmo voluto vedere sfilare i marò

Dalla parata per la Festa della Repubblica, Giorgia Meloni punta il dito ancora contro il premier Matteo Renzi per la decisione presa nei giorni scorsi di non far sfilare i due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

ROMA – Con un selfie sul suo profilo Facebook la candidata al Campidoglio Giorgia Meloni commenta la parata del 2 giugno, in occasione dei settant'anni della Repubblica italiana. Non perde occasione, Meloni, per ricordare l'appello che qualche giorno fa aveva fatto al premier affinché alla parata partecipassero anche i due fucilieri di Marina tornati dall'India: «Alle mie spalle il Battaglione San Marco, il reggimento della Marina Militare a cui appartengono i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone».

Italia fiera dei suoi uomini in divisa
«Oggi avremmo voluto vederli sfilare su via dei Fori Imperiali insieme al resto delle nostre Forze Armate. A loro dedichiamo questa giornata – dice ancora la candidata romana –. L'Italia è fiera e orgogliosa dei suoi uomini e delle sue donne in divisa che ogni giorno difendono la nostra libertà e la nostra sicurezza», afferma ancora la Meloni.

La polemica
Nei giorni scorsi si era acceso il dibattito sulla questione. Poche ore prima del ritorno in patria del fuciliere di Marina Salvatore Girone – in soggiorno obbligato nell'ambasciata italiana di Nuova Delhi da tre anni e tre mesi perché implicato nella vicenda della Enrica Lexie – Giorgia Meloni aveva chiesto che Latorre e Girone sfilassero alla parata della Festa delle Forze dell'Ordine: permettere ai due fucilieri di sfilare sarebbe stato un modo per ripagare i due «dell'assoluta assenza di attributi che i Governi hanno dimostrato nel difenderli in questi anni». Matteo Renzi aveva assecondato la proposta del leader di FdI, per poi fare dietro front e sottolineare che far partecipare i due marò alla parata sarebbe stato come «esibire delle bandierine». «Massimiliano e Salvatore - aggiungeva ancora il premier cercando così di mettere a tacere le polemiche - sono di nuovo in Italia. Hanno il diritto di stare con le loro famiglie. Noi continueremo a lavorare con buon senso e serietà, senza strumentalizzazioni più dannose che inutili».