21 aprile 2024
Aggiornato 21:00
Il leader della Lega cerca di ricucire

Salvini apre a Berlusconi: coalizione per creare un'alternativa a Renzi

Il segretario del Carroccio guarda alle politiche del 2018 e pensa a ricostruire il centrodestra, ma senza commettere gli errori del passato. Dentro Berlusconi, fuori i Fini e Alfano di turno.

ROMA – Matteo Salvini ci ripensa e apre (ancora) a Silvio Berlusconi. Il matrimonio tra i due sembrava ormai volgere al termine dopo i fatti di Roma, ma il leader leghista, invece, torna a chiedere velatamente il supporto di Forza Italia e lo fa nella chiacchierata domenicale di mezz'ora da Lucia Annunziata, su Rai Tre. 

Coalizione alternativa
Un attimo di esitazione a una domanda cruciale ed è chiaro che qualcosa è già cambiato. Salvini tende la mano a Berlusconi e cerca di ricucire con papà Silvio, mettendo una pietra sopra allo spiacevole incidente politico romano: «Lì ha sbagliato Berlusconi – dice il segretario della Lega lasciando a casa la rabbia dei giorni scorsi –, perché avrebbe dovuto appoggiare l'alleata che già c'era». Lucia Annunziata chiede al leader del Carroccio quando «spiccherà il volo». Quando, cioè, emulando i leader internazionali cui Salvini guarda – da Marine Le Pen a Donald Trump –, si lascerà definitivamente alle spalle il centrodestra moderato di Silvio Berlusconi per correre da solo. Aggirando la domanda, il segretario della Lega spiega: «Se c'è da andare da soli, andiamo da soli, non abbiamo paura». Poi, però, spiazzando chiunque abbia seguito il valzer schizofrenico del centrodestra degli ultimi tempi, precisa che il suo obiettivo è quello di «lavorare a una coalizione per una alternativa a Renzi più ampia possibile, senza ricommettere gli errori del passato dove c'erano i Fini, Casini, Follini, Alfano».

Un centrodestra unito ma nuovo
Niente parricidio, insomma. Certo, il leader della Lega non manca di precisare che una coalizione di centrodestra sarà possibile solo qualora tutti gli aderenti fossero sulle stesse posizioni. Cioè quelle della Lega Nord.«A me piacerebbe portare Berlusconi, Forza Italia e tutto il centrodestra su posizioni più europee – spiega Salvini –, meno succubi della Merkel, per tornare ad avere sovranità europee sulla moneta, sui confini, sull'agricoltura». Dunque Salvini prepara il terreno per le prossime elezioni politiche del 2018, guardando a un fronte unico, superando monadi e frammentazioni. Sì, ma «senza nostalgie del passato». È chiaro, dunque, che il segretario del Carroccio guardi ad un centrodestra rinnovato, sempre più tendente alla destra lepenista che a quella cui il padre del centrodestra italiano ci ha abituato nell'ultimo ventennio. Non c'è spazio per le mezze misure, per Salvini: niente moderati, sembra essere il messaggio subliminale lanciato da Salvini. Forza Italia sarà ben accetta nel progetto solo se saprà adeguarsi. Sì alla coalizione, quindi, ma senza che Silvio tiri fuori «vecchi arnesi del passato», i vari Fini e Alfano. L'obiettivo è uno soltanto: scalzare il «chiacchierone» fiorentino, mandare a casa il Pd e risollevare il Paese.

Il nuovo leader
Mostra i muscoli Salvini, quando, parlando di Silvio Berlusconi, sottolinea come ormai sia finito il suo tempo. Spazio al nuovo, spazio a Matteo. La metafora calcistica spiega bene, a detta del segretario leghista, la condizione del leader azzurro oggi: il Milan ha fatto «l'ennesima figuraccia», ma questo non mette in discussione trenta anni di presidenza di Silvio Berlusconi, dice Salvini. «Io porto sempre riconoscenza» all'ex Cav, continua il leader leghista, se però «perdi smalto, nella vita si va avanti», senza rimettere in discussione passato. «Io alcune sue scelte non le ho capite», ha detto Salvini parlando del Cavaliere e alludendo in modo cristallino al voltafaccia romano. Quel che è chiaro è che il centrodestra tornerà alla ribalta con le forze di tutti, ma con la firma di Matteo Salvini. In «Secondo Matteo» il segretario del Carroccio afferma che è giunto il tempo di prendersi onori e oneri di guidare l'opposizione al Pd di Matteo Renzi, si autoelegge leader del centrodestra e allo stesso tempo consente al «vecchietto» di scendere ancora in campo, da aiutante, però, non da forza trainante. Si gioca con le regole di Salvini: chi c'è c'è.