24 agosto 2019
Aggiornato 18:00
Fascicolo a Roma il 5 aprile

Caso Regeni: «Dossier Egitto, i servizi lo seguivano»

Il giornale egiziano Al-Akhbar afferma che nel fascicolo in arrivo in Italia sarebbero contenute le risultanze di indagini dell'intelligence sugli incontri tra il ricercatore italiano e lavoratori e sindacalisti egiziani

ROMA – L'indiscrezione arriva da Al-Akhbar, uno dei maggiori quotidiani egiziani: Giulio Regeni era seguito dai servizi segreti. Sembrerebbe che nel fascicolo che dovrebbe arrivare a Roma la prossima settimana siano contenute le risultanze di indagini perpetrate dall'intelligence egiziana rispetto agli spostamenti di Giulio e ai suoi contatti con sindacalisti e lavoratori.

«Informazioni importanti»
Il giornale egiziano farebbe riferimento a «fonti della sicurezza». Il dossier, presto nelle mani del procuratore Giuseppe Pignatone, conterrebbe – sempre secondo le indiscrezioni del quotidiano – «molti documenti e informazioni importanti», «foto» ma non solo: «Tutte le indagini su Regeni dal suo arrivo al Cairo fino alla sua scomparsa», quindi «gli innumerevoli rapporti, i segreti dei suoi incontri con i lavoratori e i responsabili di alcuni sindacati sui quali conduceva ricerche e studi».

Verso la verità?
La questione si fa ancora più delicata perché il governo egiziano, sin dall'inizio, aveva con fermezza negato che potessero esserci i servizi segreti dietro la morte del giovane ricercatore italiano. L'arrivo del fascicolo a Roma, previsto per martedì 5 aprile, apre dunque uno spiraglio di luce rispetto a una verità che sembrava irraggiungibile. Se il governo egiziano confermasse l'indiscrezione di Al-Akhbar, si profilerebbe la possibilità concreta di far luce sulla morte del 28enne.

Gli effetti di Giulio in mano alla banda
Sempre secondo il quotidiano, nel fascicolo ci sarebbero «anche le deposizioni dettagliate dei suoi amici sugli spostamenti durante i suoi ultimi giorni al Cairo», insieme a quelle «dei vicini dell'appartamento in cui viveva». Ma non solo: in Italia arriverebbero anche gli effetti personali di Giulio. Oggetti trovati a casa della sorella del principale imputato della banda a Qalyubiya, cioè la banda di criminali comuni che – secondo l'ultima versione del governo egiziano – avrebbe assassinato il ricercatore. «Una borsa rossa con uno stemma della bandiera italiana» - scrive il giornale – al cui interno erano «un portamonete di pelle marrone, il passaporto, il tesserino dell'Università americana e quello dell'Università di Cambridge, un visto e due cellulari». Insieme a questi effetti, ci sarebbero anche «un portafogli di pelle da donna con la scritta in inglese 'Love' e una somma di 5.000 ghinee, 15 grammi di hashish, un orologio nero da donna e tre paia di occhiali da sole", oltre ai "comunicati ufficiali diffusi dal ministero dell'Interno sulla banda».

La squadra d'inchiesta
Su Al-Akhbar si legge ancora che «il ministero ha promesso di prodigare nuovi sforzi in coordinamento con il team italiano per individuare gli assassini coinvolti nell'omicidio di Regeni e presentari alla giustizia al più presto». Su La Repubblica, si scrive anche che una fonte della magistratura avrebbe dichiarato che il procuratore generale avrebbe deciso di formare una squadra d'inchiesta composto da membri dell'ufficio tecnico per mettere insieme tutti i filoni dell'indagine.