23 ottobre 2019
Aggiornato 05:00

La voragine in cui sprofonda il centrodestra a Roma

La voragine apertasi ieri nel quartiere di Centocelle a Roma, oltre ad essere sintomatica del degrado in cui versa la città, è anche simbolica della situazione del centrodestra nella Capitale. Che, drammaticamente diviso, si prepara al risultato più fosco

ROMA - La voragine apertasi ieri nel quartiere di Centocelle a Roma, oltre ad essere evidentemente sintomatica dello scandaloso stato in cui versa la nostra Capitale, è anche piuttosto simbolica della situazione in cui attualmente versa il centrodestra. Apparentemente, quella notizia sembra aver per qualche minuto ricompattato l'area più frammentata di tutte: perché tutti i candidati, dalla Meloni a Bertolaso, passando per Storace ed Alfio Marchini, hanno commentato ugualmente sdegnati e convinti della necessità che il prossimo sindaco combatta il degrado. Ma quell'accordo è soltanto di forma, e poco di sostanza: perché i candidati rimangono 4, e i sondaggi restano poco rassicuranti.

Centrodestra spaccato e perdente
Del resto, il quadro era già ampiamente prevedibile: né Giorgia Meloni, la leader di FdI appoggiata dalla Lega, né Guido Bertolaso, candidato di Fi, né tantomeno l’«indipendente» Alfio Marchini, sostenuto da Ncd e da Augello, hanno chance di raggiungere il ballottaggio. Paolo Romani, capogruppo azzurro al Senato, ha ammesso tristemente che a Roma «abbiamo perso un’occasione»: a suo avviso, è «obbligatorio per il centrodestra andare d’accordo» non solo «come proiezione futura», ma «anche alle amministrative». Sarà obbligatorio, ma di certo pare una prospettiva al momento poco raggiungibile.

Milano oasi felice
Eppure, laddove all'accordo si è giunti - e cioè a Milano - i primi risultati si vedono. Perché sono bastati 5 giorni di proteste da parte del centrodestra per far sì che il governo si convincesse a chiudere il «centro profughi» temporaneamente allestito all'Expo. Gli immigrati che alloggiavano nel Campo Base a 500 metri dall'area del 2015 saranno infatti trasferiti in altre strutture. Inutile dire che intorno alla questione si sono misurati i due candidati sindaco rivali Stefano Parisi e Beppe Sala. Il primo aveva subito definito una «scelta sbagliata» la decisione del prefetto di adibire parte delle strutture nei mesi scorsi riservate all'Expo fossero adibite in un centro di accoglienza. Sala, invece, aveva avvallato la possibilità di usare con quella destinazione il Campo Base, e giorni fa ha addirittura difeso la scelta del prefetto Marangoni. «Non mi piace una gara ad appuntarsi medaglie al merito su situazioni come queste - ha ribattuto dopo le dichiarazioni di Parisi -. Il prefetto aveva detto che si trattava di una sistemazione temporanea; così è stato. La buona notizia è quella che a queste persone pare sia stata trovata una soluzione più stabile. In ogni caso, vorrei che qualcuno spiegasse a Parisi che il post Expo non c'entra nulla con il campo base di Expo». Fatto sta che quel centro è stato smantellato, e una prima «vittoria» l'ha incassata Parisi e, con lui, tutto il centrodestra.

Sondaggi tempestosi
A Roma, invece, il fronte degli anti-renziani, drammaticamente diviso al suo interno, sembra destinato a un'amara sconfitta. «Giachetti e Raggi come potenziali candidati al ballottaggio sono la conseguenza di un atteggiamento folle e autodistruttivo», ha tuonato Francesco Storace. L'analisi, pur impietosa, non fa una piega: la situazione pare anche più drammatica del 2013, quando Ignazio Marino battè Gianni Alemanno, prendendo 19 consiglieri Pd, 5 della lista Marino, 4 di Sel e 1 del Centro democratico. Il centrodestra, allora, ne ottenne solo 11 su 48. E con una fuoriclasse come la pentastellata Virginia Raggi, oggi l'orizzonte pare ancora più nuvoloso. Per non dire tempestoso.