21 settembre 2020
Aggiornato 16:30
Il sì dei romani a Bertolaso non convince il leader della Lega

Si gioca a Roma la partita di Salvini per la leadership del centrodestra

Il 97% dei consensi non bastano. Matteo Salvini non è affatto disposto ad arrendersi sulla candidatura di Bertolaso, e, a sorpresa, l'apertura di Giorgia Meloni gli ha offerto un assist insperato. Ma quella che si consuma a Roma è una battaglia che travalica la Capitale, e prelude ad obiettivi ben più ambiziosi.

ROMA - Sarebbe dovuto essere il weekend della svolta per il centrodestra nella Capitale, quello in cui si sarebbe finalmente decisa la direzione da imboccare. Invece, anche la mattina dopo a regnare è il caos. Perché Guido Bertolaso, candidato sindaco lanciato da Silvio Berlusconi e «odiato» da Matteo Salvini, ha ottenuto quasi il 97% dei «sì» dei romani, in occasione delle gazebarie che si dice abbiano portato al voto addirittura 47-48 mila persone. Un «plebiscito» a favore dell'ex capo della Protezione Civile, nonostante la Lega abbia deciso di sfilarsi all'ultimo. Un risultato che, però, non ha convinto non solo Salvini, ma, a sorpresa, nemmeno la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. La quale, nonostante abbia da sempre sostenuto il nome di Bertolaso, si è detta comunque disposta a scendere in campo «come gesto di amore e responsabilità».

Il gesto inatteso
Il «gesto» di Giorgia, neanche a dirlo, ha lasciato tutti di sasso. In primis lo stesso Bertolaso, che proprio sul sostegno della leader di Fratelli d'Italia ha sempre saputo di poter contare. Non che la Meloni abbia improvvisamente cambiato idea su di lui: «Guido Bertolaso può essere un buon candidato e un buon sindaco se riesce a unire le forze di centrodestra. Se riesce a farlo e a vincere le perplessità che ancora diverse persone hanno, Fratelli d'Italia sara' con lui come lealmente ha fatto dall'inizio». Eppure, Giorgia è sufficientemente lucida da capire che, qualora quell'unione non si concretizzasse, la situazione per il centrodestra si complicherebbe decisamente. Ecco perché ha aggiunto: «Se si presta a strumentalizzazioni che forse sono utili a tutelare un partito ma che sicuramente danneggiano i romani, allora saremo costretti a fare scelte diverse».

Salvini non molla, Bertolaso neanche
Un'apertura subito accolta con favore da Matteo Salvini, che su Bertolaso non ha affatto cambiato idea: «A Roma, come in qualsiasi altra città, una persona che pensa che gli zingari vadano aiutati e che invece di sgomberare i campi rom vuole risolvere il problema togliendo i cassonetti dalle strade non può essere sostenuto dalla Lega e da Noi con Salvini. Se invece Giorgia Meloni decidesse di candidarsi noi la sosterremo». E come la mettiamo con le gazebarie, che sembra siano state un plebiscito sull'ex capo della Protezione Civile? Come reagirebbero i romani, di fronte all'ennesimo «dietrofront» del centrodestra? Anche perché lo stesso Bertolaso non sembra disposto a cedere: "Possiamo anche andare avanti senza Salvini. Il ticket con la Meloni? Improponibile». Addirittura, chiede un anticipo delle amministrative: «Fossi ancora io il capo della Protezione civile, chiederei al governo di dichiarare lo stato di emergenza per la città di Roma. Lo abbiamo fatto per situazioni molto meno gravi e critiche. A Roma la situazione è critica, la città non può più aspettare. Il voto va anticipato, si decida la prima data possibile, tra fine aprile e l'inizio di maggio».

La strategia di Salvini
Intanto, il Giornale propone un'esegesi dell'impasse romano allargato al ben più appetitoso orizzonte nazionale: le mosse di Salvini farebbero parte della sua «strategia per scalare il centrodestra». In pratica, il problema non sarebbe tanto Roma in sè, ma il tentativo di «accelerare la successione di Silvio Berlusconi» da parte del leader della Lega, che mal sopporterebbe i colpi di mano del Cavaliere nel tentativo di non finire sepolto dalle nuove leve. Un azzardo che pure gli può costare caro: sia in termini di voti, visto che da Roma in giù la Lega non va certo per la maggiore, sia in termini di ripercussioni sulla tenuta dell'alleanza anti-Renzi, che comincia sonoramente a scricchiolare. D'altra parte, Salvini sa bene che se si mostrerà indeciso o, peggio, arreso nella Capitale, perderà inesorabilmente punti agli occhi del suo elettorato e in vista della battaglia più importante. Dubbi e incognite che agitano un centrodestra alla disperata ricerca di una direzione e di un'identità. E se scegliere un candidato per la Capitale risulta tanto complicato, figurarsi cosa può succedere quando in ballo ci sarà la leadership del centrodestra e la premiership della nazione.