25 luglio 2021
Aggiornato 18:30
Salvini: chi sta con la Lega deve radere al suolo i campi rom

Giorgia Meloni sta con Bertolaso. Ma lui scivola sui rom

L'ultimo scivolone del candidato del centrodestra a Roma è stato l'aver definito i rom «vessati e penalizzati», frase che ha drizzato le antenne alla Lega. Ma se Giorgia Meloni continua a sostenerlo, pare che Bertolaso verrà ripudiato anche da 21 dirigenti di FdI

ROMA - Giorgia Meloni ha voluto fugare ogni dubbio. E lo ha fatto, forte e chiaro, con un tweet: «Fatevene una ragione, mentre voi parlate noi siamo già a lavoro per ricostruire Roma». Il soggetto sottinteso è il neocandidato al Campidoglio per il centrodestra, Guido Bertolaso, che sembra avere tutti gli occhi puntati addosso. Perché in effetti, il processo che ha portato alla scelta dell'ex capo della Protezione Civile è stato particolarmente irto di ostacoli, e qualcuno dice che, da destra, il nome di Bertolaso non sia particolarmente apprezzato. Così, la leader di Fratelli d'Italia ha prontamente smentito sui social network, ma forse non è riuscita a fugare del tutto il dubbio. 

Gli scivoloni di Bertolaso
Perché la campagna elettorale del candidato del centrodestra a Roma non si è aperta sotto i migliori auspici. Prima è stata la confessione di aver votato per Rutelli nel 2008; poi, l'essersi definito «un vecchio democristiano»; infine, la sua linea «morbida» sui rom, argomento, si sa, particolarmente caro a Matteo Salvini. A differenza del leader della Lega, infatti Bertolaso ha dichiarato che, se venisse eletto, userebbe «più diplomazia, più tatto, più cautela». «Io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata». Una frase che non è andata giù ai più tradizionalisti del Carroccio. «Se qualcuno pensa, Bertolaso compreso, di fare alleanze con noi e poi sulla sicurezza intraprendere politiche finto buoniste e tolleranti nei confronti di delinquenza, rom e immigrazione ha sbagliato proprio strada», ha tuonato Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato e coordinatore per Noi con Salvini per il Lazio e Roma. «Se non sai guidare una ruspa, occupati di tagliare i nastri alle inaugurazioni: noi saremo con i romani: a lavorare per ridare dignità alle periferie. E per i campi rom c’è e resta una sola parola: ruspa». E nemmeno Salvini è sembrato disposto a retrocedere: «Non può dire che siano vessati, chiunque voglia governare con la Lega deve radere al suolo e chiudere i campi rom».

Tensione
Insomma, la tensione c'è, ed è tangibile. E non è un caso che nel vertice di ieri tra Bertolaso e Giorgia Meloni si sia parlato anche delle strategie per adeguare la comunicazione del candidato alla base di riferimento, meno «democristiana» e più prettamente di destra. Giorgia, capolista di Fratelli d'Italia, ha promesso che farà campagna elettorale insieme a Bertolaso: insomma, ci metterà la faccia. Nella speranza che alla partenza un po' rocambolesca faccia seguito una strategia ben più efficace. Anche perché l'ex capo della Protezione Civile ha un punto debole in particolare: i due processi a suo carico, uno dei quali potrebbe vedere la fine a giugno. Era la Lega a nutrire più dubbi su questo punto, ma alla fine è stata persuasa dagli alleati: «Quelli che hanno letto le carte processuali», ha spiegato Salvini, «mi hanno detto che non c’è assolutamente niente. Io mi fido, Bertolaso è una bravissima persona, con dei processi in corso. E per questo», ha quindi ammesso «finiremo per essere attaccati».

La fronda di FdI
Ma i perplessi sono anche tra le file di Fratelli d'Italia. Libero parla di una fronda di 21 dirigenti, che denunciano «l’incredibile procedura con cui sono stati scelti i candidati sindaci del centrodestra in tutte le città e, in particolare, a Roma». Addirittura, pare che sarebbero pronti a sostenere Francesco Storace. Ma dal partito ridimensionano: «Si tratta di «sedicenti» dirigenti del nostro movimento che, dal giorno dell’assemblea dei soci della Fondazione An, si sono posti contro e fuori del partito», scegliendo di «dare vita» ad Azione nazionale con «la benedizione e il patrocinio di Alemanno e Fini», ha spiegato Marco Marsilio. E Giovanni Donzelli ha precisato che «Di questi 21 solo tre sono romani». Falso allarme, dunque? Forse. Rimane però il fatto che la campagna elettorale di Bertolaso non sia iniziata sotto i migliori auspici. Non c'è dubbio che l'ex sottosegretario dovrà imparare a soppesare le dichiarazioni e a mettersi in sintonia con l'elettorato. Missione tutt'altro che facile.