17 giugno 2019
Aggiornato 08:30
la rivoluzione di bergoglio

Papa Francesco: «Il confessore non deve essere un "bastonatore". Piuttosto pulisca i pavimenti»

Il Santo Padre ha celebrato la Messa questa mattina a San Pietro con i Frati Minori Cappuccini

ROMA - «Vi parlo come fratello, e vorrei parlare a tutti i confessori, specialmente in quest'Anno della Misericordia: il confessionale è per perdonare. E se tu non puoi dare l'assoluzione: per favore, non 'bastonare'». Lo ha detto stamane papa Francesco nel corso della sua omelia che ha celebrato, alle 7.30 di questa mattina, all'Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, con i Frati Minori Cappuccini di tutto il mondo, convenuti in occasione della traslazione delle spoglie di San Pio da Pietrelcina e San Leopoldo Mandiæ.

Il confessore non deve bastonare
Francesco ha insistito molto sul senso misericordioso del sacramento della confessione troppo spesso interpretato, ha fatto intendere, come una reprimenda per chi apre il proprio cuore al sacerdote. «La persona che viene, viene a cercare conforto, perdono, pace nella sua anima; - ha infatti spiegato Bergoglio - che trovi un padre che lo abbracci e gli dica: 'Dio ti vuole bene'; e che lo faccia sentire! E mi spiace dirlo, ma quanta gente - credo che la maggioranza di noi l'abbia sentito - dice: 'Io non vado mai a confessarmi, perché una volta mi hanno fatto queste domande, mi hanno fatto questo...'. Per favore...».

Chi si confessa è già più vicino a Dio
Francesco si è rivolto poi ai tanti frati cappuccini presenti alla celebrazione sottolineando di rivolgersi, attraverso loro a tutti i sacerdoti. «Siate uomini di perdono, di riconciliazione, di pace. - ha detto - Ci sono tanti linguaggi nella vita: il linguaggio della parola, ma anche quello dei gesti. Se una persona si avvicina a me, al confessionale, è perché sente qualcosa che gli pesa, che vuole togliersi. Forse non sa come dirlo, ma il gesto è questo. - ha poi spiegato - Se questa persona si avvicina è perché vorrebbe cambiare, non fare più, cambiare, essere un'altra persona, e lo dice con il gesto di avvicinarsi.»

Non tutti i preti sanno confessare, allora facciano altro
«Non è necessario fare delle domande: 'Ma tu, tu??'. Se una persona viene, è perché nella sua anima vorrebbe non farlo più. Ma tante volte non possono, perché sono condizionati dalla loro psicologia, dalla loro vita, dalla loro situazione».Da qui l'invito al guardarsi bene dal "pelagianesimo", dal peccato di voler sempre accusare e condannare perchè, ha fatto notare, nella Bibbia è il diavolo il grande accusatore. «In voi lo dico a tutti, a tutti i sacerdoti che vanno a confessare. E se non se la sentono, - ha concluso - che siano umili e dicano: 'No, no, io celebro la Messa, pulisco il pavimento, faccio tutto, ma non confessare, perché non so farlo bene'». (Fonte Askanews)