6 aprile 2020
Aggiornato 11:30
A Milano il cerchio si chiude su Parisi?

Il Pd ha Sala. E ora tocca al Centrodestra

Polemiche sul voto cinese a parte, le primarie del centrosinistra hanno incoronato Beppe Sala come candidato a Palazzo Marino. E ora che il Pd gioca a carte scoperte, tocca al Centrodestra. Che potrebbe a breve schierare il proprio asso nella manica: Parisi

MILANO - La vittoria di Beppe Sala alle primarie del centrosinistra è giunta come da previsioni. E ora tocca al centrodestra. Lo ha detto Toti, ma lo sanno anche i tre leader che settimana scorsa si sono riuniti nel capoluogo lombardo per decidere il da farsi. E hanno stabilito, per Milano, di aspettare il risultato delle primarie rivali per ufficializzare il nome. Intanto, la vittoria di Sala ha fatto esultare Davide Boni, segretario della Lega milanese: perché a suo avviso la sconfitta della Balzani dimostra che, in realtà, «il grande sconfitto è Pisapia». Polemiche sul voto dei cinesi a parte (a cui peraltro Renzi e compagni si sono guardati bene dal rispondere al di là delle classiche frasi di circostanza), la verità è che la vittoria di Sala chiama il centrodestra a fare la propria mossa con ancora maggiore convinzione. Perché in fondo ha vinto il nemico più temibile.

Le conseguenze della vittoria di Sala sul centrodestra
Lo sa bene Silvio Berlusconi, che, a poche ore dall'affermarsi del risultato, ha commentato: «Sala ha vinto, ma noi l’uomo giusto ce l’abbiamo: si chiama Parisi»«Il centrodestra ripartirà da qui. Milano deve essere la start up di un nuovo progetto politico», avrebbe confidato l’ex Cavaliere ai suoi. Berlusconi, soprattutto, si è reso immediatamente conto di un aspetto niente affatto secondario: «Se vince Giuseppe Sala, che è il candidato del premier, allora anche le amministrative milanesi saranno un referendum su Renzi». E' oltretutto innegabile che l'attrazione esercitata da Sala sull'elettorato moderato potrebbe mettere in crisi il centrodestra. Ecco perché puntare su un profilo altrettanto «moderato», scartando invece candidati più «bellicosi» quale Sallusti e Santanché. 

Salvini punta su Parisi?
In quanto a Matteo Salvini, la vittoria di Sala non sembra averlo turbato. Secondo il Corriere, nell'sms di congratulazioni inviato al «regista» di Expo il leader della Lega avrebbe aggiunto la chiosa «Tanto vinciamo noi!». Ma dietro a quella scherzosa affermazione si nasconde una consapevolezza: il centrodestra non ha più alibi. E' ora di scendere in campo. Sarà Parisi, dunque? Il segretario federale della Lega ha già dichiarato negli scorsi giorni di apprezzare quel nome, che pare mettere tutti d'accordo. Addirittura Maroni preme per l'ex city manager di Letizia Moratti: «Lo conosco bene e ha dimostrato di sapere governare non come Beppe Sala che non ha nessuna esperienza amministrativa, sarebbe un ottimo candidato». Ma c'è chi non sembra scoppiare di entusiasmo: il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio ha affermato che «a noi Parisi non dispiace»: un endorsement che pare un po' tiepido, suscitando il dubbio che Salvini stia evitando di avanzare nomi a lui più vicini per evitare di bruciarseli. Inoltre, dal diretto interessato non è ancora giunta nessuna conferma: solo qualche apertura, ma anche in quel caso piuttosto timida. Tattica o indecisione?

Il nome ad ore?
Ad ogni modo, per oggi è fissato l'incontro risolutore tra i tre leader del centrodestra. L'annuncio potrebbe giungere ad ore, ma ancora non è chiaro se Parisi riuscirà a passare come candidato unitario. Non che il campo sia sgombro di altri nomi. Corrado Passera, ex ministro del governo Monti, è della partita con il suo movimento «Italia Unica». Vittorio Sgarbi, qualche giorno fa, ha ribadito la sua volontà a correre come sindaco di Milano per il centrodestra. E, infine, il giovane Niccolò Mardegan, ex Ncd, è in corsa con una lista civica «noi per Milano». Eppure, dopo che l'ipotesi primarie è stata accantonata per il veto del Cavaliere, il fondatore di Chili Tv (una sorta di Netflix all'italiana) pare essere il nome più accreditato e più «unitario». E, soprattutto, sembra essere l'unico con le carte in regola per battere Sala, che non a caso ha di recente ammesso di temere una sua candidatura.

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