19 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
flash mob in vista

Asili nido a Roma, Tronca vuole la privatizzazione. Ma la Capitale insorge

Da sinistra a destra, tutti contro il Commissario e il suo "Piano nidi" che terrorizza i genitori

ROMA - Dopo le polemiche sui festeggiamenti di Capodanno, che in un primo momento sembrava voler far saltare, arriva altro carbone sulla testa del Commissario capitolino Francesco Paolo Tronca, alla vigilia della festività della Befana. E' colpa della soluzione che avrebbe trovato alla crisi degli asili nido e delle scuole materne romane: annosa questione per i romani più piccoli, che da anni devono battersi a colpi di dichiarazioni dei redditi e ricorsi per guadagnare il proprio posto nella scuola pubblica. A sorpresa, tra i titoli della cronaca cittadina, arriva oggi il piano che sarebbe contenuto nel Documento unico di programmazione 2016-2018 in cui il Commissario avrebbe riportato che, per far fronte alla richiesta dei bambini in lista d'attesa, «sarebbero necessari ulteriori fondi, per un importo pari a 6 milioni e 500 mila 613 euro l'anno per la copertura delle spese di gestione». Dato che non c'è speranza di trovare queste risorse «si propone di avviare un progressivo passaggio alla gestione in concessione, che consentirebbe una minor spesa per ciascuna struttura stimata in 450 mila euro annui», assicura l'analisi commissariale. Stesso discorso per le materne: per esaurire le liste d'attesa servirebbero altre «90 sezioni nuove a tempo pieno, e ulteriori fondi per un importo pari a 12 milioni e 375 mila euro l'anno». Per questo l'idea è una «progressiva statalizzazione delle scuole dell'infanzia».

I mal di pancia nel Pd
Questo scenario fa sobbalzare sulla sedia anche gli ex consiglieri capitolini del Pd che per arrivare alla gestione commissariale hanno sacrificato volontariamente il proprio posto in Aula Giulio Cesare. Dopo essersi uniti al coro pro-Capodanno, oggi si aggiungono a quello anti-privatizzazione: «Vogliamo un incontro con Tronca», chiedono a mezzo stampa. «A Roma esiste già un sistema integrato pubblico-privato di gestione dei servizi educativi» . Utile, a loro avviso «vista la complessità del settore e la delicatezza delle persone a cui il servizio si rivolge, un confronto immediato con il subcommissario delegato in materia». Anche i sindacati confederali chiedono un incontro urgente al Commissario, preoccupati della tutela delle oltre 6mila educatrici e insegnanti capitoline.

L'insurrezione dei minisindaci e dei miniassessori
Insorgono i minisindaci e i miniassessori della Capitale: «Faremo le barricate» annuncia Andrea Catarci, presidente del Municipio VIII. «Il commissario Tronca non batte un colpo sui problemi specifici segnalati dai Municipi, territorio per territorio. Al contrario, dimenticandosi del carattere provvisorio e ademocratico della sua carica, rilancia la malsana idea di privatizzare gli asili nido». E la sua assessora alla scuola, Paola Angelucci, rincara la dose: «La proposta indecente del commissario Tronca sulla privatizzazione dei nidi romani e sulla gestione delle scuole per l'infanzia comunali da parte dello Stato, affossa completamente la lunga tradizione di accoglienza e di modelli educativi della nostra città che, negli anni, si è tentato più volte di far regredire».

Dalla giunta Rutelli a quella Marino (problema irrisolto)
La questione delle scuole materne e dell'infanzia, infatti, è da sempre uno dei nodi irrisolti dell'amministrazione capitolina: alla prima Giunta Rutelli fu rimproverato di aver stanziato ben 17 miliardi per le scuole materne private e più di otto miliardi per aprire asili nido privati e ampliare l'offerta educativa, mentre migliaia di piccoli ogni anno restavano saldamente esclusi dalle graduatorie per mancanza di posti e si era persa la memoria dei 27 nuovi asili nido pubblici presenti, invece, nel programma elettorale del Sindaco e mai realizzati. Dopo le due sindacature Veltroni Forza Italia invitò i cittadini romani a revocare la propria fiducia al Centrosinistra anche perché oltre 50mila bambini su un totale di 75mila, nella fascia d'età tra 0 e 3 anni, rimanevano ancora senza asilo nido. Di azzeramento delle liste d'attesa si parlava anche nel programma della Giunta Marino, ma la situazione resta evidentemente irrisolta.

Fassina e Santori contro Tronca
Stefano Fassina, candidato sindaco di Sinistra Italiana, chiede oggi al commissario Tronca «di fermarsi e chiediamo al Governo di dare indicazioni politiche chiare al Commissario di Roma affinché cambi radicalmente rotta». Da destra, il consigliere regionale Fabrizio Santori ribadisce che «i nostri servizi scolastici ed educativi devono essere garantiti, non svenduti. Oltretutto la privatizzazione delle scuole non è un provvedimento che deve adottare un commissario straordinario». Dal Campidoglio, però, non si annuncia alcun passo indietro. Tronca in una nota in serata precisa che tutte le scelte ipotizzate «sono coerenti con il percorso tracciato dalla precedente Amministrazione, nonché con il Piano di Rientro che aveva già prescritto un programma di ristrutturazione della spesa nel settore dei nidi».

Flash mob in vista per combattere la privatizzazione
Con la gestione diretta delle strutture si perdono soldi, si fa notare dal Campidoglio, anche se, si precisa, c'è la volontà «di garantire gli attuali livelli occupazionali e la piena efficacia del servizio pubblico» e che «qualsiasi percorso applicativo vedrà la necessaria condivisione di qualsiasi decisione strutturale che verrà assunta - come sempre - previo dovuto confronto con le parti». Agli incontri richiesti, però, non si dà al momento nessun riscontro, e comunque Sel convoca per le 12 di giovedì 7 gennaio un flash mob sotto al Palazzo senatorio per dire «no» a quella che chiamano «svendita» dei servizi per i più piccoli di Roma Capitale. (Fonte Askanews)