14 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Lotta al terrorismo islamico

Boldrini: «Le bombe rafforzano il Califfato»

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ribadisce in una intervista alla Stampa il rifiuto della scelta militare contro l'ISIS: «Togliamo loro armi, denaro e web. Assad ha colpe enormi».

ROMA - «Ogni bomba sganciata su bersagli che possono anche non essere militari è un regalo a Daesh». La presidente della Camera, Laura Boldrini, ribadisce in una intervista alla Stampa il rifiuto della scelta militare. «Su una cosa non deve esserci fraintendimento - afferma - non possiamo permetterci di non reagire: dobbiamo combattere e sconfiggere Daesh». La questione, però, «è farlo con efficacia», senza permettere al Califfato di «ergersi a paladino dei sunniti che, bistrattati dagli occidentali, trovano in esso il solo difensore». Si tratta di tagliare finanze, armi, accesso a Internet. Agire, insomma, in modo innovativo: «Perché - ricorda l'ex portavoce dell'Unhcr - questa non è una guerra convenzionale».

Assad ha colpe enormi
«Dobbiamo impedire che arrivino loro - prosegue Boldrini - i finanziamenti, che vendano il greggio, che acquistino armi attraverso triangolazioni imbarazzanti. È necessario essere più attivi nel contrasto digitale di Daesh, che sul web recluta e addestra. Agendo nel quadro d'un negoziato aperto a tutti. Anche a Putin». Quanto al ruolo di Assad la terza carica dello Stato osserva: «I 300mila morti in Siria non sono solo vittime di Daesh. Assad bombardava i villaggi. Ha enormi colpe. Difficilmente chi è parte del problema può rimanere. Magari può essere parte di un inizio di lavoro. Ma lì finisce. Perché non c'è pace senza giustizia».

Intervento militare in Siria non è all'ordine del giorno
Un partecipazione italiana a un intervento in Siria, come Francia, Inghilterra e Germania «non mi pare sia all'ordine del giorno».
«La guerra al terrorismo - prosegue - si può fare in molti modi. Non possiamo permetterci di stare fermi, un'azione di contrasto va fatta, ma con i mezzi più appropriati. È indispensabile tagliare i finanziamenti a Daesh, non comprare il petrolio estratto nei territori sotto il suo controllo, non vendere armi in maniera diretta o attraverso triangolazioni, essere più presenti nel contrasto telematico perché il proselitismo e la radicalizzazione avanzano soprattutto attraverso i canali digitali, avere sistemi di intelligence che interagiscono, sistemi di polizia capaci di scambiarsi informazioni: tutti strumenti che ritengo molto più efficaci. Oggi in Siria ci sono diverse guerre, non ce n'è solo una. Fare una guerra senza una strategia politica è un azzardo che non possiamo permetterci».
«La strategia - conclude Boldrini - la si elabora a livello politico. Se attorno al tavolo di Vienna si raggiunge un accordo politico, la guerra finisce in un mese. Nel momento in cui chi è dietro alle guerre per procura - perché in alcuni casi di questo si tratta - decide di fermarsi, se si tagliano i finanziamenti, se non arrivano più armi, allora Daesh si sgonfia nel giro di pochissimo e perde anche la sua forza attrattiva».