19 novembre 2019
Aggiornato 06:30
testimonianze shock

Mafia Capitale, Odevaine: «Sotto scorta c'erano anche i figli di Totti»

Ecco uno degli interrogatori depositati agli atti del processo

ROMA - «L'amministrazione Alemanno nel giro di qualche anno individuò nel sistema Buzzi il riferimento nel sociale nell'aggiudicazione dei lavori, complice il rapporto di conoscenza che vi era tra Alemanno, Buzzi, Mancini, Carminati e Pisu, nato in carcere tempo prima». Luca Odevaine, già componente del Tavolo per il coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti asilo, ed imputato nel processo 'Mafia Capitale' ha così confessato nell'interrogatorio del 15 ottobre scorso, reso nel carcere di Terni, due settimane prima di ottenere gli arresti domiciliari. E, di confessioni, ne ha rilasciate molte altre. Una di queste riguarda perfino la famiglia Totti.

Dall'amministrazione Veltroni a quella di Alemanno
Nel ricordare il passaggio dall'amministrazione Veltroni a quella di Gianni Alemanno, Odevaine, che era stato capo di gabinetto vicario del primo, spiega il motivo per cui conservò lo stesso incarico con l'avvento del secondo. «Diversamente da quello che normalmente accade in questi casi, il nuovo sindaco mi chiese di rimanere fino a luglio. Nella sostanza mi resi conto che egli non credeva di vincere e quindi non aveva una classe dirigente pronta al governo della città. Io accettai e in tale periodo egli mi presentò Riccardo Mancini e l'onorevole Pisu, indicandomeli come interlocutori per suo conto per tutte le questioni di mio interesse. L'ambiente non mi piacque particolarmente», dichiara Odevaine.
 

Quando il sistema Buzzi entra in Campidoglio
Odevaine prosegue: «Nella gestione del Comune, Mancini e Pisu mi dissero di voler inserire nei ruoli apicali e dirigenziali persone che, a prescrindere dalla loro competenza e dalla competenza di chi in precedenza rivestiva quei ruoli, fossero di loro fiducia. Mi dissero anche che la città era stata governata da lungo tempo dalla sinistra e che occorreva sostituire i referenti che la sinistra aveva nel sociale (cooperativa di sinistra) con referenti della destra». Ma, visto che «la destra non aveva soggeti economici di riferimento che avessero tali caratteristiche» ecco la scelta della maggioranza di Alemanno di premiare il sistema Buzzi.

Odevaine: Sono false le accuse contro Zingaretti
«Sono false le dichiarazioni di Salvatore Buzzi in relazione ad una tangente pagata a Nicola Zingaretti sul Palazzo della Provincia», aggiunge nell'interrogatorio Luca Odevaine. Rispondendo alle domande del pubblico ministero, Odevaine aggiunge che è falso quanto dichiarato dal cosiddetto ras delle cooperative sulla tangente destinata oltre all'attuale presidente del Lazio anche per «Peppe Cionci (braccio destro di Zingaretti ndr), Maurizio Venafro (ex capo di gabinetto del governatore ndr) e Antonio Calicchia». Riferendosi a Buzzi, l'ex vice capo di gabinetto del sindaco Veltroni afferma che «talvolta millanta rapporti che non ha». «Non è vero - conclude - che io gli abbia detto di parlare con la senatrice Finocchiaro per la gara di Mineo. So che al riguardo Buzzi andò a parlare con Gianni Letta, come da mia indicazione, fu lui stesso a dirmelo, così come mi disse di essere andato a parlare con la senatrice Finocchiaro. Così come parlò con Letta per il Cara di Castelnuovo di Porto che occorreva costruire. Letta lo mandò dal Prefetto Pecoraro».

La tangente per Bufalotta
Una tangente, invece, venne pagata per la costruzione di un complesso edilizio alla Bufalotta. Afferma Odevaine: «Riccardo Mancini mi disse che era stata pattuita una tangente, pagata da Caltagirone, in relazione all'affare edilizio della Bufalotta, nella direzione di Marroni, Smedile e Alemanno». Odevaine ha poi spiegato che nel periodo in cui, sotto Alemanno, rivestiva la carica di vicecapo di gabinetto vicario «Mancini mi disse che non ero particolarmente amato neppure dai miei referenti politici. In particolare mi disse che in occasione di un incontro tra il sindaco e il capogruppo dell'opposizione Marroni e il presidente della commissione urbanistica Smedile, entrambi appartenenti all'apposizione, era stata chiesta la mia testa». Poi Odevaine prosegue: «La ragione credo fosse da individuare nei contenuti di quell'incontro, che avevano ad oggetto delle delibere urbanistiche relative alla fiera di Roma e alla Bufalotta. Si trattava di un settore di interesse su cui nel periodo di Morcone commissario vi era stata una forte pressione di Smedile e Marroni, pressione cui il commissario ed io resistemmo, nel senso che facemmo passare le delibere che erano state già approvate in commissione, mentre bloccammo altre. Con Alemanno, i due ripresero la questione».

Ciascun consigliere riceveva 400 mila euro
Ma Luca Odevaine non si ferma qui, e continua a raccontare. «Umberto Marroni, nella sua qualità di capo dell'opposizione Pd all'epoca dell'amministrazione Alemanno, aveva chiuso con il sindaco un accordo in forza del quale ciascun consigliere comunale aveva a disposizione una somma, originariamente quantificata in 400 mila euro da destinare a iniziative di suo interesse». In riferimento a questa cifra Odevaine li definisce «i cosidetti emendamenti». Su questo punto l'ex vice gabinetto di Veltroni aggiunge che «con l'amministrazione Marino ha cambiato forma». E ancora: «Non so chi l'abbia chiuso sul versante comunale ma riferisce Silvio Di Francia, delegato del sindaco Marino per i diritti, che ogni anno vi erano alcuni bandi nella disponibilità di ciascun consigliere comunale pro quota, nei quali ciascuno dei consiglieri poteva indicare delle realtà di suo riferimento».

La vigilanza ai figli di Totti
Un'altra dichiarazione riguarda uno dei personaggi più importanti di Roma, il Capitano. I figli di Francesco Totti sarebbero stati «vigilati» dalla polizia municipale. «E' vero che dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli del calciatore Francesco Totti - ha detto Odevaine - ma lo facevano fuori dall'orario di lavoro e venivano pagati in nero, dallo stesso Totti».Insomma «l'esigenza era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti. Ne parlai con il colonnello Luongo dei carabinieri, il quale, tenuto conto della genesi e della natura della notizia, convenne con me che non era il caso di investire il comitato per la sicurezza, ma che si poteva trovare un modo per provvedere».Si conclude così - per ora - la testimonianza di Odevaine, ma c'é da scommettere che ne seguiranno delle altre. Non è che la punta dell'iceberg, perché il maxiprocesso su Mafia Capitale è appena cominciato. (Fonte Askanews)