27 giugno 2019
Aggiornato 06:00
Esclusiva DiariodelWeb.it

Il gioco d'azzardo secondo Renzi: lotta alle slot o aiuto alle lobby?

Il governo finisce al centro delle polemiche per la legge che dovrebbe regolamentare il settore. Ma che secondo il Movimento 5 stelle nasconde un aiutino alle potenti aziende, che ci guadagnano 90 miliardi di euro all'anno. Ne abbiamo chiesto conto all'autore, il senatore Franco Mirabelli

ROMA – Per almeno 500 mila persone in Italia il gioco d'azzardo non è più solo un gioco: è diventato una vera e propria malattia. È la cosiddetta ludopatia, un problema in continua crescita, che negli anni ha causato a centinaia di migliaia di famiglie la rovina finanziaria, guai legali, divorzi, licenziamenti e addirittura suicidi. Finalmente, pur con colpevole ritardo, questo dramma è approdato sul tavolo della politica. Ma è anche finito in pasto del solito tritacarne delle polemiche. L'opposizione ha accusato il governo di aver inserito nella manovra un bando da 500 milioni di euro per altre 22 mila sale da gioco; palazzo Chigi ha risposto che non si tratta di nuove licenze, bensì di concessioni già esistenti e in scadenza. Il Partito democratico ha presentato un disegno di legge per regolamentare il gioco d'azzardo; il Movimento 5 stelle ha risposto che il testo finirà invece per aiutare le lobby del settore, che frutta loro circa 90 miliardi di euro all'anno. Ma il governo Renzi, realmente, da che parte sta? Il DiariodelWeb.it ne ha chiesto conto al senatore Franco Mirabelli, autore del disegno di legge al centro delle polemiche.

Senatore Mirabelli, cosa vuole ottenere con il suo disegno di legge?
Riordinare complessivamente il sistema dei giochi. Servono regole certe e trasparenza, nell'interesse di tutti.

Che limiti vuole imporre?
Regolamentare le slot nei locali pubblici: riducendone sia il numero che l'impatto, garantendone un controllo tramite l'accesso remoto, e la possibilità di installarle solo in spazi dedicati. Poi Comuni e Regioni devono avere la possibilità di istituire piani regolatori specifici e gli strumenti per farli valere. Ho proposto anche una serie di norme contro il gioco illegale, che in questi ultimi anni è in crescita: dobbiamo verificare con maggior attenzione la provenienza dei capitali che lo vanno ad alimentare. Infine c'è il divieto alla pubblicità.

Un quotidiano ha svelato che il file del testo porta la firma di Italo Volpe, capo dell'ufficio amministrativo dei Monopoli di Stato.
Il disegno di legge lo abbiamo presentato perché il governo aveva lasciato scadere la delega senza varare un decreto. Quindi abbiamo utilizzato il lavoro preparatorio dell'ufficio legislativo del ministero dell'Economia. Se in quell'ufficio ci sono funzionari che hanno lavorato per i Monopoli, va bene così. Invito a discutere del merito e non della dietrologia.

Nel merito il Movimento 5 stelle la accusa di aiutare le lobby del settore.
Anche questa è dietrologia. Il movimento No Slot aveva chiesto alcune correzioni, dal divieto di pubblicità alla riduzione del numero di slot nei locali pubblici al ruolo attivo di Comuni e Regioni. E sono state tutte introdotte.

Quindi avete ascoltato le sollecitazioni delle associazioni specializzate?
Sì. Oggi, però, discutono di introdurre per primo il divieto di pubblicità. Io penso che sia importante, ma da solo non risolverebbe i problemi. Sarebbe solo una bandierina.

Però è comunque favorevole a vietare la pubblicità?
Nel mio disegno di legge c'è questo divieto. Io sono contro i proibizionismi, ma a favore della regolamentazione. Se il retropensiero è quello di vietare del tutto il gioco, lo si dica. Altrimenti non capisco dove starebbe l'aiuto alle lobby, in una legge che riduce di un terzo le slot nei locali pubblici.

In tutti i tipi di locali pubblici: sale giochi e bar?
Le Avp, le macchine diffuse nei bar, con le norme che proponiamo si ridurrebbero da 300 a 200 mila e potrebbero essere collocate solo in spazi dedicati, con l'obbligo di non far accedere i minori. In più dovrebbero essere collegate con un accesso remoto, come già accade per le Vlt. Se usciamo dalla contrapposizione ideologica, c'è modo di costruire una legge migliore.

Vi siete occupati anche della denuncia de Le Iene, che riguarda le slot rivolte ai bambini, in cui si vincono ticket al posto del denaro?
No, ma è un fenomeno nuovo che possiamo affrontare. In questi mesi abbiamo acquisito una serie di proposte e di idee che possono servire a tutelare maggiormente le persone. Per esempio creando dei sistemi come quelli già in uso sul web, che impediscano l'uso del contante, per rendere più difficile il riciclaggio e aiutare il giocatore a imitare la spesa.