19 luglio 2019
Aggiornato 20:30
Le paure del partito democratico

Il Pd chiude con Marino, ma vuole rinviare il voto

Si sfilano i 'civici': Malag˛, Cantone e Sabella si chiamano fuori da ogni possibile candidatura e il Partito Democratico ha bisogno di tempo

ROMA - Luigi Zanda, uomo prudente e non avvezzo a uscite kamikaze, la spiega così: «Il governo ha il dovere di tutelare la sicurezza e la serenità della vita quotidiana dei romani e delle masse di fedeli che arriveranno a Roma». Invece, «tenere la campagna elettorale per mesi in contemporanea al pellegrinaggio di milioni di fedeli esporrebbe Roma a pericoli molto seri». Ergo, meglio rinviare il voto a dopo il Giubileo. Dopo il dilemma primarie sì primarie no, tutto interno al Pd, ecco un'altro dubbio che s'affaccia al Nazareno: votare a Roma nell'election day di primavera o far slittare tutto a dopo il Giubileo?

Anche Orfini attacca Marino
L'unica certezza, per ora, è la chiusura netta nei confronti di Ignazio Marino e della sua «verifica»: Matteo Orfini ha attaccato duramente il sindaco dimissionario, non lasciando alcuno spazio ai tentativi di prolungare la sua esperienza. Anche contro le migliaia di firme che continuano ad arrivare a sostegno di Marino. Ma ormai quel dado è tratto. Quello che resta da decidere è invece tutto il resto: il commissario che dovrà reggere la città nei prossimi mesi, il candidato (se diverso dal primo), lo strumento per sceglierlo. E ora anche quando andare al voto. Quattro partite incrociate, che dunque formano una trama molto complicata.

I candidati "civici" fanno dietrofront
A chiarire un po' il quadro, oggi si sono chiamati fuori praticamente tutti i candidati della società civile che erano stati ipotizzati in questi giorni: Raffaele Cantone vuole restare all'Anac, Giovanni Malagò vuole restare al Coni, e Alfonso Sabella vuole restare «un tecnico». Forse anche per questo oggi al Nazareno definivano «prematuro» il toto-candidati, fissando invece le priorità: garantire uno svolgimento efficiente del Giubileo, sapendo che da lì passa innanzitutto l'immagine di Roma e dell'Italia e poi anche ogni chance di «remontada» per il centrosinistra; e ricompattare il Pd romano. Partita quest'ultima forse ancora più difficile, viste le specificità del panorama Dem capitolino: tra il ruolo di Matteo Orfini e dei suoi Giovani Turchi, quello di Goffredo Bettini, il peso di Nicola Zingaretti alla Regione, e la sostanziale l'assenza di «renziani doc». Nelle prossime settimane dovrà comunque arrivare l'indicazione del commissario prefettizio. Poi tutti i dubbi di questi giorni dovranno essere sciolti: a cominciare da quello sulla data del voto. La sortita di Zanda di oggi ha dato il là ad una ridda di dichiarazioni delle opposizioni tutte sul tema «Il Pd ha paura del voto». Argomento non piacevole da subire ma certo, spiegano fonti parlamentari, «avere più tempo sicuramente aiuterebbe nella rimonta, nella individuazione della candidatura giusta e nella composizione delle varie anime del Pd romano». (Fonte Askanews)