18 giugno 2019
Aggiornato 07:00
Per il presidente la partita è ancora aperta

Nomine Rai, Campo Dall'Orto verso la poltrona di direttore generale

Nella rosa dei candidati per la carica di direttore generale della Rai, il petalo vincente sembra ormai essere quello del fondatore di Mtv Italia Campo Dall'Orto. Ma per il presidente, che deve essere "di garanzia", la partita è ancora da giocare

ROMA (askanews) - Il rapporto di causa effetto forse non si saprà mai, se Andrea Campo Dall'Orto sia stato scelto dopo i no di Scrosati e Soldi o se i no dei manager di Sky e di Discovery siano arrivati dopo che la decisione di nominare Dall'Orto era già stata presa. Fatto sta che nella rosa dei candidati per la carica di direttore generale della Rai il petalo vincente sembra ormai essere quello del fondatore di Mtv Italia. Un profilo che corrisponde a quanto dal Nazareno ripetono da giorni: «Un manager forte sul prodotto tv, sui contenuti, che sia anche autorevole nei confronti della Vigilanza sulle scelte editoriali». Insomma, traduce un commissario dem, «dopo l'esperienza Gubitosi che ha fatto un gran lavoro sul piano di riassetto manageriale, serve qualcuno che faccia analogo lavoro sul prodotto Rai».

Alla ricerca del presidente di garanzia
Se la partita dg sembra dunque aver trovato una sua conclusione, ancora tutta da giocare sembra essere quella del presidente. Al termine della riunione dei commissari Pd in Vigilanza, l'indicazione è ancora generica, ma qualcuno evoca il metodo che ha portato all'elezione di Sergio Mattarella al Quirinale: «Un presidente di garanzia non significa che il nome debba essere necessariamente espressione del centrodestra. Potrebbe anche essere culturalmente più vicino al centrosinistra, ma talmente autorevole da incontrare l'apprezzamento anche dell'opposizione, o almeno di una parte di essa». Del resto, ragionano i dem, «la Vigilanza ormai ha un assetto tripolare, con Pd, Fi e M5s che hanno gruppi consistenti, e poi una serie di voti singoli». Dunque, l'autorevolezza del presidente deve essere fuori discussione. Ma sui nomi, ancora niente, salvo qualche indicazione a mezzabocca: circola anche il nome di Walter Veltroni, oltre a quelli di Baratta e Fuortes; calano Paolo Mieli e Giovanni Minoli; tramonta l'ipotesi di un interno Rai, e quindi anche di Monica Maggioni. Ma un autorevole esponente del Nazareno taglia corto così: «Deve essere bravo, ed essere votato anche da Berlusconi. Ma per ora ci concentriamo sul cda e sulla condivisione in maggioranza, dopo parleremo con Fi».

Nomine difficili
E la partita del cda di scioglierà oggi, con un'altra riunione in cui si vaglieranno tutti i nomi e si deciderà come votare alla riunione della Vigilanza convocata per le 14. Al termine della riunione in Senato tra i commissari dem, i capigruppo di Camera e Senato e il ministro Boschi, sembra ricucito lo strappo con la minoranza Pd, e dunque tre consiglieri dovrebbero essere scelti dal Nazareno; magari uno spiccatamente orientato a sinistra per incontrare anche il voto di Sel; un quarto membro del cda dovrebbe essere espressione dei «cespugli» centristi, mettendo insieme i due voti di Ncd, quello di Scelta Civica, quello dei Popolari, e magari Pino Pisicchio; un quinto consigliere sarà appannaggio di Fi, un sesto di M5s (entrambi hanno i voti per essere autonomi) mentre il settimo potrebbe vedere la convergenza di verdiniani, Fdi, Lega più il voto «libero» di Maurizio Rossi. Ma non è detto che la maggioranza riesca ad attrarre anche i due verdiniani, puntando ad un difficile «cappotto» da cinque consiglieri. A questi vanno aggiunti il consigliere nominato dal Tesoro (e dunque di maggioranza), più il presidente.