22 gennaio 2021
Aggiornato 07:00
Noi li accogliamo, i francesi li respingono

Immigrazione, A Ventimiglia è casus belli tra Francia e Italia

Secondo i dati del Ministero dell’Interno di Francois Hollande, solo in questi primi mesi del 2015 la Francia ha registrato circa 8.000 migranti all’entrata dei suoi confini, ma di questi ben 6.000 sono stati respinti e rispediti in Italia. E non è la prima volta...

ROMA – Sale la tensione tra Francia e Italia. Al confine tra i due paesi le forze di polizia francesi hanno impedito ad alcune centinaia di migranti di superare la frontiera di Ventimiglia, costringendoli a dormire sugli scogli per cinque notti di fila. In Italia, invece, è stata allestita una tendopoli per accogliere circa 160 migranti nei pressi della stazione Tiburtina di Roma, ed altre centinaia sono in attesa di disposizioni alla stazione centrale di Milano. Ecco l’immagine più emblematica di questa Europa bicefala: da un lato la Francia, che – come gli altri paesi continentali – rifiuta le quote e gli immigrati, e dall’altro l’Italia, che – come la Grecia – rischia di affogare insieme a loro. E vien proprio da immaginarsela così, questa (ex) Unione Europea, come un Giano bifronte che guarda in direzioni opposte.

Ventimiglia ha un precedente. Era il 2011
Quanto accade in queste ore a Ventimiglia, infatti, non è il primo casus belli della storia dell’Unione Europea. Già nel 2011, durante la primavera araba, l’allora presidente Sarkozy respinse proprio a Ventimiglia migliaia di tunisini in fuga. Alla fine il governo francese dovette desistere e accogliere una parte dei migranti accalcati alle frontiere italo-francesi. Ma la situazione odierna è ben diversa da quella del lontano 2011: all’epoca la Francia aveva accolto 50.000 persone e l’Italia solo 20.000. Negli ultimi 18 mesi, invece, sulle coste italiane sono giunti circa 220.000 uomini. Un’emergenza vera e propria di cui tutta l’Europa dovrebbe farsi carico, ma che al momento grava solo sulle spalle dei cittadini italiani. L’accordo (1985) e la Convenzione di Schengen (1990), infatti, hanno creato uno spazio comune europeo che garantisce la libera circolazione tra i paesi firmatari.

Che cosa prevede l’accordo di Schengen?
Secondo il principio sottostante quest’accordo, ogni cittadino libero di circolare in uno dei paesi membri può recarsi senza alcun controllo (o controlli minimi) anche negli altri paesi che l’hanno sottoscritto. Esistono, però, delle zone grigie, che alimentano dibattiti e tensioni tra gli Stati: per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza nazionale, infatti, l’accordo Schengen può essere sospeso e uno Stato può decidere di effettuare controlli più severi alle sue frontiere. E’accaduto anche nel 2011, nel precedente di Ventimiglia, e accade oggi. Non solo: il governo francese si è appellato anche all’accordo di Chambery per legittimare il suo operato. Quest’ultimo è stato firmato nel 1997 da Romano Prodi e Jaques Chirac, e sancisce il diritto di rimpatriare immigranti illegali giunti da oltrefrontiera. Una freccia in più all’arco francese.

L’Ue o muta o è destinata a perire
Come riporta l'ISPI, secondo i dati del Ministero dell’Interno di Francois Hollande, solo in questi primi mesi del 2015 la Francia ha registrato circa 8.000 migranti all’entrata dei suoi confini, ma di questi ben 6.000 sono stati respinti e rispediti in Italia. Secondo le autorità francesi si trattava di migranti economici irregolari. Per l’Italia, d’altronde, questa non è una novità, perché solo nel 2014 sono stati respinti al valico del Brennero – dalla polizia austriaca – circa 10.000 persone, che sono state così costrette a far ritorno nel Belpaese. Noi li accogliamo. Gli altri paesi li respingono. Può funzionare un’Europa che poggia su queste basi? Giano Bifronte era il Dio romano, padre della natura, dell’umanità e di tutto l’Universo, custode di ogni cambiamento e protettore di tutto ciò che ha una fine e un nuovo inizio. Ma questa UE bicefala, che guarda in direzioni opposte, non ha alcuna chance di sopravvivenza. O muta o è destinata a morte certa.