4 dicembre 2021
Aggiornato 02:30
Il premier spiega il ddl

Renzi: con Buona Scuola Italia tornerà a crescere

In un video apparso sul sito del governo, il premier Matteo Renzi, con gessetto e lavagna, tratteggia i nodi fondamentali del disegno di legge della Buona Scuola. Dopo aver sottolineato l'insoddisfazione per il disappunto dei sindacati, il premier ha passato in rassegna i punti focali della riforma: alternanza scuola-lavoro, la valutazione degli insegnanti, l'autonomia delle scuole.

ROMA - «L'Italia non sarà mai la superpotenza demografica, geografica, diplomatica, ma può essere la superpotenza culturale. E allora dobbiamo recuperare tutto ciò che è cultura, istruzione, formazione e tentare di scrivere insieme una pagina nuova. Ecco cos'è la buona scuola». Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tratteggia così la proposta del governo per rivoluzionare il sistema dell'Istruzione.

L'iter della buona scuola
La Commissione Cultura della Camera dei Deputati dà il via libera al disegno di legge sulla scuola, oggi in Aula. Intanto, la conferenza dei gruppi della Camera ha fissato la votazione finale per mercoledì prossimo, facendo così slittare il voto inizialmente pensato per martedì. Da Palazzo Chigi assicurano, inoltre, che non si sta affatto vagliando l'ipotesi di porre la fiducia sulla questione scuola, cancellando di netto, quindi, alcune ricostruzioni della stampa che volevano che il governo avrebbe fatto ricorso – ancora – a questo strumento.

Con gessetto e lavagna: cos'è la buona scuola
Un video compare sul sito del governo e il premier Matteo Renzi, armato di gessetto, spiega su una lavagna i nodi del ddl, controbattendo così al fronte dei contrari. Il premier esprime soddisfazione per la discussione sorta attorno al nodo caldo della scuola. «Sono contento che l'istruzione sia tornata al centro del dibattito pubblico», spiega Renzi. Non lo è altrettanto, invece, per il disappunto manifestato dai sindacati e da una fetta consistente dell'universo scolastico. I toni aspri della discussione e le 'minacce' sul boicottaggio dei test Invalsi e il blocco degli scrutini non vanno a genio al premier, che, però sembra incline ad aprire alla discussione e al confronto: «Io vi chiedo: discutiamone, parliamone, ma facciamolo sulle cose concrete, non sugli slogan ideologici».

L'alternanza scuola-lavoro
Renzi passa in rassegna, quindi, le questioni centrali della riforma dell'istruzione, soffermandosi in particolare sull'«alternanza scuola-lavoro», quindi sul tema occupazionale: «Noi abbiamo avuto un crollo totale degli occupati con un aumento dell'occupazione giovanale impressionante. Siamo un Paese in cui i giovani che non trovano lavoro sono oltre il 40%», dice Renzi, «Nella Buona scuola si prevede finalmente l'alternanza scuola-lavoro per ridurre finalmente quel 44% di disoccupazione giovanile».

Le materie umanistiche e le valutazioni degli insegnanti
Dopo aver accennato alla necessità di investire di più nelle materie umanistiche, il premier passa a parlare degli insegnanti. «Diamo più soldi agli insegnanti e non meno e non solo perché da lì dipende l'autorevolezza sociale ma perché è un fatto di giustizia», spiega Renzi, che non manca di sottolineare però l'importanza della valutazione dei docenti, «non può valere il principio che 'nessuno mi può giudicare'».

L'autonomia delle scuole
Un nodo cruciale, quello delle autonomie, viene affrontato con schiettezza dal premier, che risponde a chi accusa il ddl di portare alla «svendita della scuola ai privati»: «Autonomia significa levare, togliere, eliminare il potere alle circolari ministeriali che in stretto burocratese decidono il futuro dei ragazzi e chiedere alle scuole di aprirsi al territorio e alle realtà culturali». Sul tanto discusso preside sceriffo, il premier controbatte che «il preside ha delle responsabilità in più, ma non sarà mai lo sceriffo».

L'Italia torna a crescere dalla scuola
Importante per il governo Renzi è anche la continuità dell'azione educativa, che risulterebbe garantita dall'assunzione dei precari: basta con «un'azione educativa spezzettata tra supplenti, controsupplenti e dintorni», spiega il presidente del Consiglio. Dopo aver riportato in sintesi i punti della Buona Scuola (con asili nido e scuole materne per la prima volta regolati da una legge e il «diritto allo studio per i ragazzi che non ce la fanno»), Renzi chiude la «lezione» affermando che «se ridiamo importanza e centralità alla scuola forse l'Italia torna a crescere».