4 aprile 2020
Aggiornato 04:30
«Tema sensibile a elettorato Pd»

Il governo apre il fronte del conflitto di interessi

Chiusa la partita sull'Italicum, Matteo Renzi apre un nuovo capitolo che si inscrive nella «fase affascinante» promessa dal premier subito dopo le riforme istituzionali. Ed è un tema sicuramente sensibile per larga parte dell'elettorato Pd: «Porteremo in Aula già nelle prossime settimane il conflitto di interessi».

ROMA (askanews) - Chiusa la partita sull'Italicum, Matteo Renzi apre un nuovo capitolo che si inscrive nella «fase affascinante» promessa dal premier subito dopo le riforme istituzionali. Ed è un tema sicuramente sensibile per larga parte dell'elettorato Pd: «Porteremo in Aula già nelle prossime settimane il conflitto di interessi», annuncia dalle colonne del Corriere il ministro Maria Elena Boschi. «Facciamo un intervento che il nostro elettorato attende da anni, e lo facciamo ricordando che chi ci ha preceduto (da Bersani a Letta, fino a D'Alema) non è mai riuscito a farlo», spiega un alto dirigente del Pd.

Distanze da Silvio Berlusconi
Mossa che nelle intenzioni renziane copre dunque due fronti: da un lato segnare la distanza con Silvio Berlusconi dopo il naufragio del Patto del Nazareno, dall'altro ricucire con quella fetta di elettori del Pd più attenti a tematiche 'di sinistra', anche questa volta attaccando quei «generali senza truppe» che per i renziani sono ormai i vecchi big del partito. «Non è un provvedimento che promuoviamo con spirito di vendetta - spiega un parlamentare di rango del Pd - ma di sicuro non c'è dietro il tentativo di riaprire un canale con Forza Italia. Il grave errore di Berlusconi non è stato quello di sfilarsi sulle riforme o sull'Italicum. L'errore che non doveva fare è stato quello di chiedere il voto segreto sull'Italicum per cercare di spaccare il Pd». E se dunque il rapporto con Fi è ormai questo, tanto vale accelerare su un provvedimento che - proprio con il voto congiunto di Pd e Fi - dall'Aula della Camera fu fatto tornare in Commissione per essere congelato.

A dicembre impegno rimandato per urgenza Italicum
Una decisione presa a dicembre del 2014, quando l'obiettivo di Renzi era far approvare il più rapidamente possibile l'Italicum dal Senato. In quell'occasione, il governo si attirò le critiche e le proteste delle altre opposizioni, e anche della stessa minoranza Pd, per un rinvio chiaramente disposto in nome e in ragione del patto con Berlusconi. Ma ormai l'Italicum è legge, e la partita al Senato sulle riforme costituzionali il premier sembra aver deciso volerla giocare con la minoranza Pd più dialogante: da qui il segnale sul conflitto di interessi. Che peraltro prende il posto del 'bonus povertà', annunciato per questa settimana ma riposto nel cassetto dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni che ha aperto una voragine nei conti pubblici.

Le reazioni all'annuncio della Boschi
L'annuncio della Boschi ha subito sortito il suo effetto: plaude la minoranza Pd, con i senatori Mucchetti e Fedeli (firmatari di una proposta in Senato); approva anche Sel, con il capogruppo Arturo Scotto; Scelta Civica promette il suo sostegno, dopo le tensioni legate all'Italicum; protestano solo Fi e Lega. Resta da vedere ora come il governo intenderà procedere: in Commissione alla Camera c'è un testo unificato che, spiegano dall'esecutivo, «mette insieme tecnicamente, non politicamente, tutte le proposte di legge presentate. Da lì si partirà». Ma fonti parlamentari già spiegano che arriveranno interventi se non altro di 'pulitura' del testo: "Vedremo se farlo con emendamenti del relatore o del governo".

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