5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Chiesa Cattolica

Apprensioni e speranze in vista dell'enciclica «verde» del Papa

Cosa scriverà il Papa nella sua enciclica è difficile da prevedere. I suoi interventi sul clima, sull'ambiente, sull'ecologia (anche quella «umana»), sullo sfruttamento economico e il mondo delle cooperative, sull'alimentazione e l'Expo, sono molte. Ma nel mondo politico e accademico crescono le prese di posizione.

CITTÀ DEL VATICANO (askanews) - Ha iniziato un think tank conservatore di Chicago, Heartland Institute, che nei giorni scorsi, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si recava in Vaticano per incontrare Papa Francesco e aprire un convegno sul riscaldamento climatico alla pontificia accademia delle Scienze, ha organizzato incontri e tavole rotonde a Roma per sensibilizzare l'opinione pubblica e raggiungere Papa Francesco affermando che "non c'è alcuna crisi di riscaldamento globale".

"Sebbene il cuore di Papa Francesco sia sicuramente nel posto giusto", ha detto Joseph Bast, presidente del gruppo conservatore, in una nota, "farebbe un disservizio ai suoi fedeli ae al mondo ponendo la sua autorità morale dietro l'agenda non-scientifica delle Nazioni Unite sul clima".

L'Heartland Institute dà voce ad un'apprensione montante, prevalentemente nel mondo statunitense, per la prossima enciclica del Pontefice. Jorge Mario Bergoglio ha concluso la sua stesura, la lettera viene ora tradotta nelle varie lingue, ed uscirà - parola del cancelliere della accademia pontificia, mons. Marcelo Sanchez Sorondo - "alla fine di maggio o al principio di giugno".

Mentre l'Economist si domanda se l'uomo vestito di bianco possa diventare un leader mondiale verde ("Papa Francesco potrebbe diventare il principale attivista sul riscaldamento globale? E' di certo l'appassionata speranza - o in alcuni casi il più cupo timore - di molte persone coinvolte da vicino nelle deliberazioni sul futuro del pianeta"), la stampa d'oltre Atlantico (New York Times, Scientific American...) si interroga.

Il Public Religion Research Institute scrive che solo il 21% dei cattolici repubblicani ritiene che il cambiamento climatico sia conseguenza delle azioni umane (numeri che calano tra i Tea party), percentuale che sale al 69 tra i cattolici democratici. La testata specializzata InsideClimate News sostiene che i cattolici romani presenti tra i parlamentari del Congresso "è più probabile che ascoltino gli interessi dei combustibili fossili e i loro leader di partito che il Pontefice». Tra i "più prominenti negazionisti climatici", il senatore della Florida Marco Rubio, in odor di primarie repubblicane, l'ex candidato alla vicepresidenza Paul Ryan e lo speaker della Camera John Bohner, che ospiterà Francesco al Congresso il prossimo 24 settembre, poche settimane dopo la pubblicazione dell'enciclica.

Per l'economisa Jeffrey Sachs, membro molto attivo alla Pontificia accademia delle scienze, negli Stati Uniti ci sono tre gruppi di scettici sui cambiamenti climatici: se il 69% dei cattolici affermano che il fenomeno è indiscutibile, esso è messo in dubbio da "i conservatori del mercato libero, che sebrano temere gli interventi del governo più del cambiamento climatico", i fondamentalisti religiosi, che "negano il cambiamento climatico perché rigettano interamente la scienza", e - il gruppo "politicamente più potente" - i rappresentanti degli interesssi "del petrolio e del carbone", "che hanno contribuito con milioni di dollari alla campagna del 2014".

Il fronte opposto è variegato. Si va da Ban Ki-moon, che punta ad avere un risultato impegnativo per la diminuzione delle emissioni di carbonio alla conferenza Onu prevista a dicembre a Parigi, e si dice fiducioso che i leader religiosi, e in particolare Papa Francesco con la sua enciclica, diano un contributo significativo. A Naomi Klein, autrice-cult di "No logo" che ora, in libreria con il suo nuovo libro "Una rivoluzione ci salverà (Perché il capitalismo non è sostenibile)", elogia a sua volta Papa Francesco. Agli attivsti dell'anti-fracking, che hanno tirato fuori una t-shirt davanti ad un Bergoglio visibilmente perplesso per una photo-opportunity che ha fatto il giro del mondo, irritando non poco l'entourage di Bergoglio (il blog specializzato in informazione vaticana Il Sismografo ha bollato la foto come "rubata e abusiva").

Cosa scriverà il Papa nella sua enciclica è tuttavia difficile da prevedere. I suoi interventi sul clima, sull'ambiente, sull'ecologia (anche quella «umana»), sullo sfruttamento economico e il mondo delle cooperative, sull'alimentazione e l'Expo, sono molte. Così come è nota una battuta a lui cara: "Dio perdona sempre, l'uomo a volte, la natura mai». Altro, però, è un testo sitematico, lungamente ponderato, scritto dopo aver consultato numersoe persone e sensibilità. Se la Civiltà cattolica pubblica un articolo sul recente documento del pontificio consiglio Giustizia e pace "Terra e cibo", e se il workshop aperto da Ban Ki-moon in Vaticano fa appello a una "rivoluzione morale" per affrontare i cambiamenti climatici, rispettare l'ambiente e ridurre la "minaccia potenzialmente catastrofica" che grava sulle generazioni future, e in particolare sui tre miliardi di persone povere che ci sono nel mondo, Francesco, come è suo consueto, potrebbe sorpendere. Non macheranno frasi "taglienti ed esortative" tipiche del linguaggio di Bergoglio, ha spiegato il teologo argentino Victor Manuel Fernandez, ma "si tratterà di un testo molto più riflessivo" della prima esortazione apostolica, Evangelii Gaudium, "che aiuterà a comprendere la profondità del pensiero di Francesco".