27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Emergenza sbarchi

Osservatore vaticano all'Onu: priorità assoluta Ue sia salvare vite

Monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'Ufficio Onu di Ginevra, commenta l'emergenza migranti e sostiene che la distruzione dei barconi non sarebbe risolutiva. E' necessario che il Consiglio affronti il problema in maniera diversa, nuova: «ho paura che anche questa azione rischi di lasciare le cose come stanno».

CITTA' DEL VATICANO (askanews) - «Se il Consiglio non affronta il problema in maniera quasi radicalmente nuova, che vada al di là delle solite misure di controllo, ho paura che anche questa azione, che è importante e che dà un segnale di interesse, rischi di lasciare le cose come stanno. La priorità numero uno, che il Santo Padre ha sempre fatto presente, è quella di salvare vite umane». Lo afferma ai microfoni di Radio Vaticana mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'Ufficio Onu di Ginevra.

Distruggere barconi non è la soluzione
L'individuazione e la distruzione dei barconi in Libia, prima che finiscano in mano ai trafficanti, secondo l'arcivescovo, «potrebbe rallentare il movimento verso i Paesi europei. Però, se non si va alla radice del problema non troviamo una soluzione. L'emigrazione non è un fattore isolato, è legato a tutte le altre situazioni di relazioni politiche tra l'Europa e i Paesi di origine: il commercio, l'esportazione di armi, la mancanza di rispetto dei diritti umani, l'appoggio che viene dato politicamente a governi che costringono i loro cittadini, attraverso la repressione che esercitano, a fuggire per cercare una vita meno indegna».

Basta riluttanza dei Paesi Ue
Quanto all'accoglienza dei rifugiati, «mentre abbiamo Paesi che sono più generosi e accettano un numero rilevante di richiedenti asilo ne abbiamo altri, tra i 28 che formano l'Unione Europea, che sono molto riluttanti e che veramente ricevono un numero simbolico, insignificante di persone che hanno bisogno di trovare un nuovo Paese dove potersi sistemare. Poi, direi che bisogna vincere quell'atteggiamento di xenofobia, quella reazione negativa verso lo straniero che purtroppo trova risposte politiche in molti Paesi europei, in questi partiti che votano e raccolgono voti semplicemente argomentando contro gli immigrati».